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IV Domenica per Annum (C)
Cattedrale, 31 gennaio 2010


1. Cari fratelli e sorelle, la pagina evangelica appena proclamata dal diacono è di straordinaria importanza per la nostra fede. Come avete sentito, essa narra la reazione dei compaesani di Gesù, gli abitanti di Nazareth, di fronte alla presentazione che fa di Se stesso come di Colui nel quale tutte le profezie si compiono. Dunque, come di Colui che era l’atteso e la speranza di Israele.

Quale fu dunque la reazione? Lo sconcerto, risultato di due attitudini indicate dall’evangelista nel modo seguente: "gli rendevano testimonianza"; "erano meravigliati". La prima era la presa d’atto di un fatto – la predicazione di Gesù – assolutamente nuovo. La seconda, perché non potevano spiegarsi come uno di loro – "non è il figlio di Giuseppe?" – potesse pronunciare "parole di grazia".

Cari fedeli, il Vangelo narra un fatto che sia pure nel variare delle circostanze storiche si ripeterà costantemente in questi duemila anni. Lo potremo narrare come lo "scandalo di Gesù". Scandalo significa l’impossibilità della ragione umana – della ragione filosofica, della ragione storica – di far rientrare pienamente Gesù dentro le possibilità umane, di collocare semplicemente fra i fatti storici il suo esserci.

Parlando del fatto di Cristo, un Padre della Chiesa, S. Ilario, scrive che "la ragione, colle sue categorie usuali, incapace come è di capire i disegni divini, ritiene che appartenga alla realtà solo ciò che rientra nei limiti della sua comprensione o di ciò che essa può produrre coi propri mezzi" [De Trinitate I, 12; SCh 443, pag. 229]. Ilario descrive perfettamente lo scandalo della ragione umana di fronte a Cristo, provato per la prima volta dai cittadini di Nazareth.

Come si comporta di conseguenza l’uomo che fa un tale uso della sua ragione? O riduce Gesù a qualche categoria religiosa già nota: uno dei tanti profeti o taumaturghi. Oppure cerca di eliminarlo dalla realtà umana: "lo condussero fin sul ciglio del monte …, per gettarlo giù".

Ma lo "scandalo" ha un’altra possibilità di risoluzione: la fede. Essa vede in colui che fu considerato "figlio di Giuseppe", il figlio di Dio e Dio stesso. Questa risoluzione dello "scandalo Gesù" è ben descritta all’inizio della prima lettera di Giovanni: "Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi … ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita" [1,1].

Questo, carissimi, è il centro della nostra fede: l’uomo Gesù è Dio, e Dio è questo uomo Gesù, poiché "la Vita si è fatta visibile … la Vita eterna, che era presso il Padre".

Mentre, alla fine, chi non risolve nella fede lo "scandalo Gesù", finisce in un’attitudine di sdegno: "tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno… lo cacciarono fuori della città", ben diversa è l’esperienza che vive chi crede.

La descrivo ancora colle parole di S. Ilario: "lo spirito accoglie con gioia questo divino mistero, camminando verso Dio mediante la carne, chiamato ad una nuova nascita mediante la fede… conoscendo la cura che ha di se stesso il suo Creatore e Padre, certo che non lo ridurrà mai al niente colui che l’ha creato dal nulla" [ibid. pag. 227].

2. Cari fedeli, oggi celebriamo la giornata del nostro Seminario. Quanta cura, quanto affetto deve avere la nostra Chiesa per il suo Seminario!

È in esso che si preparano coloro che vi annunceranno la presenza di Dio in mezzo a noi: "perché la vostra gioia sia perfetta" [1Gv 1,4 Vulg.]. Coloro che vi accompagneranno a Cristo, perché credendo in Lui, Verbo fatto carne, abbiate la vita eterna.

Pregate per il Seminario; sostenetelo in misura delle vostre possibilità, anche economicamente.

Il segno che il Padre di ogni grazia continua a benedire la nostra Chiesa, ed il suo Seminario, è il fatto che fra poco quattro giovani riceveranno il Lettorato. È un nuova tappa verso il sacerdozio. Sia su di loro la potenza dello Spirito perché attraverso la lettura delle Scritture, che fra poco ufficialmente riceveranno, "il loro cuore arda" nella compagnia di Gesù, che spezza loro il pane eucaristico.

Così accada, fratelli e sorelle: il Signore ci visiti, bussi alla porta di tanti giovani e li inviti a seguirlo nel servizio pastorale alla nostra Chiesa.