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Festa di S. Stefano
Cattedrale di S. Pietro, 26 dicembre 2008


1. Cari diaconi, la memoria del vostro santo patrono è fonte di insegnamenti sempre attuali: Stefano è veramente un santo particolarmente significativo per il nostro tempo.

Molte sono le ragioni per cui la Chiesa venera Stefano. Ma la più importante è di essere il protomartire. Egli ebbe per primo la grazia di testimoniare Cristo col dono della sua vita, e di dare così inizio alla "candida schiera dei martiri". Stefano cioè per primo ha mostrato colla forza della sua testimonianza che è una necessità intrinseca alla fede cristiana di scontrarsi col principe di questo mondo e coi suoi ministri e profeti.

Il martirio accompagna la Chiesa non perché essa non sappia dialogare col mondo o non voglia farlo; non perché l’umanità non ha ancora raggiunto la piena maturità della tolleranza. Stefano è colui che per primo rivela la vera natura della fede cristiana.

La fede non è un affare privato; e quindi la sua confessione davanti agli uomini fa parte della sua sostanza. Il fatto che essa respinga completamente da sé ogni forma di imposizione violenta non significa affatto che essa debba cedere al "politicamente corretto" per non offendere – come appunto il "politicamente corretto" insegna – chi la pensa diversamente. Stefano su questo dona una testimonianza inequivocabile: è il primo "politicamente scorretto".

Ma quale è precisamente il punto su cui la confessione pubblica della fede fatta da Stefano, suscita la reazione violenta causa del suo martirio? "Gesù che stava alla destra" della gloria di Dio.

Cari diaconi, il primo dono che la Chiesa vi ha fatto al momento dell’ordinazione è stato il libro dei santi Vangeli: "il Vangelo" ci diceva Marco alcune domeniche or sono "di Gesù Cristo, Figlio di Dio" [Mc 1,1].

È la professione della vera fede cristologica che il mondo rifiuta. Un Dio che si fa uomo è troppo ingombrante. Un Dio che si fa uomo non può non essere l’unico salvatore dell’uomo. È meglio allora ridurre il cristianesimo ad una dottrina, sulla quale – come su ogni dottrina – si può discutere, e che può essere facilmente accettata o rifiutata secondo i propri gusti.

Stefano è il testimone di Cristo! Cari diaconi, non a caso la Chiesa lo celebra il giorno dopo il Natale.

La fede cristiana è attaccata oggi in questo suo nucleo essenziale. Oh non pensate che nel nostro Occidente sia attaccata con armi o cose del genere. È attaccata nel cuore dei nostri bambini, quando si impedisce loro, in nome di una falsa tolleranza, di celebrare il Natale. È attaccato nell’intelligenza dei nostri giovani, quando viene loro istillato il dogma del relativismo, che pareggia tutte le realtà rendendo l’esercizio della libertà una fatica inutile. È attaccata nello spirito dei nostri fedeli che esercitano nella semplicità del Vangelo il duro mestiere di vivere, quando non si trasmette loro la pura dottrina della Chiesa. Cari diaconi, nella misura delle vostre responsabilità, il Vangelo che vi è stato consegnato, vi obbliga anche alla difesa della fede.

2. "Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra".

Cari diaconi, queste parole ci introducono nel mistero più profondo della persona del vostro patrono. Il martirio "non è mai un disegno dell’uomo, perché il vero martire è colui che è diventato lo strumento di Dio, che ha perduto la sua volontà nella volontà di Dio, e che non desidera più niente per se stesso, neppure la gloria di essere martire" [T.S. Eliot, Assassinio nella Cattedrale – Intermezzo; in Opere, Bompiani, Milano 2001, pag. 1367].

Stefano è presentato come un uomo contemplativo; come un discepolo completamente preso dalla visione del disegno di Dio; come un discepolo estasiato dalla gloria del suo Signore Gesù.

La nostra Chiesa, cari diaconi, vi è molto riconoscente. Conosco anche di persona la vostra generosità, la vostra dedizione al popolo di Dio nei più umili servizi. Non perdete mai la vostra radicazione nella contemplazione del mistero di Dio, del suo progetto sull’uomo. Sia vostra gioia l’essere quotidianamente illuminati dalla parola di Dio: letta, meditata, pregata. Solo così acquisterete gradualmente il modo di pensare che era proprio di Cristo. Come Stefano, che in vita ed in morte fu una perfetta immagine del suo Signore.