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Ordinazione di sette Diaconi Permanenti
Cattedrale di S. Pietro, 20 febbraio 2011


1. La scorsa domenica Gesù ci ha avvertito che "se la [nostra] giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entreremo nel regno dei cieli".

Oggi il Signore ci offre una significativa esemplificazione del perfezionamento della Legge divina data al popolo di Israele. Propone due esempi in forma di antitesi: "avete inteso che … ma io vi dico". Tutti e due riguardano il rapporto con gli altri, col nostro prossimo.

Non è difficile cogliere subito una prima linea del superamento della legge antica da parte della legge nuova. Possiamo parlare di una rigorizzazione. Gesù chiede ai suoi discepoli di non rispondere all’ingiustizia, alla violenza, sia pure entro i limiti della c.d. legge del taglione, ma di porre fine alla spirale della violenza e dell’ingiustizia. Gesù chiede ai suoi discepoli di non restringere l’idea del "prossimo" entro i confini della propria appartenenza etnica o religiosa, ma di superare perfino la divaricazione fra amico – nemico, benefattore – persecutore. Ogni uomo è tuo prossimo, sempre.

Se però ci limitassimo a comprendere in questo modo ciò che Gesù ci dice – rende più rigorosa la legge di Dio -, non ne coglieremmo il significato più profondo.

Non vi saranno sfuggiti due particolari nella pagina evangelica. Gesù giustifica il suo "ma io vi dico che …" fondandolo sul nostro rapporto col Padre. "Perché siate figli del Padre vostro celeste", dice; e alla fine aggiunge: "siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste". C’è qualcosa di molto profondo in tutto questo.

È il rapporto con Dio che genera il giusto comportamento dell’uomo. È a questo livello che scopriamo che il "superamento" di Gesù non è "negazione" della Legge mosaica: ne riprende anzi il dinamismo originario. Mosè ha ricevuto la Legge nel suo "faccia a faccia" con Dio. Ora i figli della Nuova Alleanza vivono un "a faccia a faccia" di "figli col Padre", e ne sono generati ad una vita nuova.

Le antitesi pertanto di Gesù si potrebbero riassumere nella seguente affermazione: "solo a partire da Dio si può comprendere l’uomo e solo se egli vive in relazione con Dio, la sua vita diventa giusta. Dio però non è un lontano sconosciuto. Egli ci mostra il suo volto in Gesù" [Benedetto XVI], nel suo agire. È Gesù quindi che realizza pienamente la Parola che oggi ci viene detta.

L’apostolo Pietro scrivendo ai cristiani perseguitati, poneva davanti ai loro occhi l’esempio di Gesù: "oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia" [1 Pt 2, 23]. È esattamente il comportamento che Gesù oggi ci propone.

Ma forse, alla fine, ascoltando questa pagina evangelica, restiamo con un dubbio che venne espresso da un grande pensatore politico nel modo seguente: il discorso della montagna, la legge di Gesù, non deve, non può diventare codice giuridico delle società umane. Resta dunque mera utopia.

L’osservazione ci aiuta a capire un’altra dimensione della pagina evangelica. La rivelazione evangelica ha liberato le leggi umane dalla loro immediata sacralità. Le leggi dello Stato sono fatte in nome di una sovranità che non è sacra. Esse dunque sono affidate alla nostra ragione e alla nostra libertà. Ma se l’una e l’altra sono radicate nella luce e nella forza di un giusto rapporto con Dio, imparano a discernere il giusto e il bene. Altrimenti è facile che alla forza del diritto si sostituisca il diritto della forza. La sorgente ed il fondamento ultimo di una buona convivenza sociale è la comunione di mente e di volontà con Dio donataci da Gesù. A partire da essa, gli uomini sono resi più capaci di elaborare quegli ordinamenti giuridici, di produrre quelle norme che sono più corrispondenti alla dignità dell’uomo.

2. Cari fratelli che fra poco diventerete diaconi permanenti, la pagina evangelica getta una luce particolare sul vostro futuro ministero. Da almeno due punti di vista, uno più superficiale e uno più profondo.

Non c’è dubbio che l’approfondimento in termini normativi che Gesù compie della legge mosaica, è guida del vostro servizio diaconale. La sua natura sacramentale lo configura come servizio di carità. Le due antitesi esemplificative del discorso della montagna vi richiamano ad una prassi di carità assai esigente.

Ma non è questo l’insegnamento più profondo che Gesù oggi dona a voi diaconi permanenti.

Come già ho detto, non si capisce la pagina evangelica se non alla luce del nuovo rapporto che Gesù ci ha donato di vivere con Dio: "perché siate figli del Padre vostro celeste". Il sacramento che fra poco riceverete vi farà dono di una speciale configurazione al "Figlio prediletto del Padre", a Gesù che nel suo agire ha rivelato l’agire del Padre.

È questo il dono che ora vi sarà fatto: essere sacramento visibile della carità del Padre "che fa piovere sul campo del giusto e dell’ingiusto". Fate sempre uso di questo "potere sacramentale", perché ogni uomo vedendo voi, sia attratto dalla bellezza di una carità senza esclusioni. Così sia.