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Tre Giorni del Clero
Seminario di Bologna, 16 settembre 2014


La pagina evangelica ci offre due piani interpretativi, se la leggiamo alla scuola dei Padri.

 

1. In primo luogo ci svela il mistero della commozione di Gesù – di Dio in lui – di fronte alle miserie umane: "il Signore ne ebbe compassione". La parola del testo originale "σπλιχνιξομαι” dice una commozione viscerale che scuote dall’intimo tutto l’essere.

Questo "scuotimento" di Dio di fronte alla miseria umana si rivela soprattutto quando incontra l’uomo dentro al dolore più grande ed invincibile: la morte di una persona cara. E’ in questa commozione di Gesù che noi vediamo che egli è toccato intimamente dal destino umano.

Nella meditazione ho parlato degli "esistenziali di chi annuncia il Vangelo". Il primo è detto nelle parole appena ascoltate: "vedendola il Signore ne ebbe compassione". Il Signore ci doni la capacità di "vedere", e di "avere compassione".

 

2. Ma i Padri della Chiesa ci donano una lettura di questa pagina ancor più profonda [cfr. per es. Ambrogio, Esposizione sul Vangelo di Luca\1 BA 11, pag. 429].

Chi è la madre che piange perché viene portato alla tomba il figlio "giovinetto"? E’ la Chiesa che sente il dolore della morte delle genti: della morte di noi tutti.

Che cosa interrompe il corteo che porta l’uomo alla corruzione del sepolcro? La voce di Gesù che comanda alla morte di restituire l’uomo alla vita. E’ la parola del Vangelo: "dico a te, alzati". All’annuncio del Vangelo risorgono i cadaveri destinati alla putrefazione.

Dunque due sono le cause che cambiano la vita dell’uomo: l’annuncio del Vangelo, le lacrime della Santa Madre Chiesa. Scrive
S. Ambrogio: "pianga per te la madre Chiesa, che come una madre vedova, interviene in favore di ciascuno di noi, come se fossimo suoi figli unici".

Il S. Padre Francesco nell’EG raccomanda la preghiera di intercessione. Risuoni in essa – nella nostra preghiera di intercessione – il pianto della Chiesa, perché nessuna persona sia portata al sepolcro.