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Veglia pasquale
Cattedrale di San Pietro, 11 aprile 2009


1. Cari fratelli e sorelle, in questa che è "la madre di tutte le veglie", stiamo vivendo il mistero di tre notti.

"La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: sia la luce! E la luce fu". Questa è la prima notte, la notte in cui avvenne l’atto creativo di Dio. È la notte in cui Dio "ha dato origine all’universo, per effondere il suo amore su tutte le creature e allietarle con gli splendori della sua luce" [cfr. Prefazio delle Pregh. Euc. IV].

"La nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte". Questa è la seconda notte, la notte in cui avvenne l’atto redentivo di Dio a favore del suo popolo Israele. È la notte durante la quale il Signore prepara il passaggio del suo popolo dalla schiavitù alla libertà: notte in cui il popolo di Israele è generato.

"Non abbiate paura! Voi cercate Gesù il Nazareno, il Crocefisso. È risorto. Non è qui". Questa è la terza notte, come ha cantato il diacono, "in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vittorioso dal sepolcro". È la notte che sola ha meritato di conoscere il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dai morti.

Cari fedeli, stiamo celebrando i tre grandi eventi della salvezza, che nel loro intimo legame costituiscono l’intera storia della nostra redenzione: la creazione, il passaggio del Mar Rosso, la risurrezione di Cristo. Essi sono tre capitoli di una sola narrazione. I sei giorni della creazione si concludono col sabato, il riposo di Dio, perché colla sua risurrezione Cristo introduce l’uomo nella partecipazione alla vita divina; opera quell’ingresso dell’uomo nella città eterna di cui l’ingresso di Israele nella terra promessa era la prefigurazione.

Ma questa celebrazione è solo narrazione di una storia che, iniziata coll’atto creativo, si conclude colla risurrezione di Gesù? È solo memoria di eventi passati?

2. In realtà questa storia non ha un solo attore, Dio; essa ne ha anche un altro: l’uomo.

Di lui si parla fin dal principio: "Dio creò l’uomo a sua immagine: a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò". La storia che questa sera narriamo, è in realtà un dialogo che si istituisce fra Dio e l’uomo: l’uomo creato in relazione a Dio; posto dentro al dialogo col suo Creatore. Come immagine e somiglianza del suo Creatore, è chiamato alla verità e all’amore. Questa partecipazione significa quella vita di unione con Dio, che è la vita eterna.

Che cosa è accaduto? "Tu hai abbandonato la fonte della sapienza! Se tu avessi camminato nei sentieri di Dio, saresti vissuto sempre in pace", ci ha detto il profeta. L’uomo abbandona la "fonte della sapienza", quando ritiene di essere più sapiente di Dio, abbandonando i sentieri di Dio per seguire i propri.

Cari fratelli e sorelle, questa è anche la notte nella quale ciascuno di noi viene rigenerato, ed è come creato di nuovo; in cui accade in ciascuno di noi ciò che è accaduto ad Israele: siamo liberati dalla nostra schiavitù; in cui ciò che è accaduto nell’umanità crocefissa di Cristo al momento della risurrezione, accade anche in ciascuno di noi: l’ingresso nella gloria di Dio.

Le tre notti che abbiamo ricordato si concentrano per così dire nella nostra persona: ora siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio; ora siamo liberati dalla schiavitù del nostro peccato; ora siamo rigenerati alla vita divina. "O notte veramente gloriosa" ha cantato il diacono "che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo Creatore".

3. In che modo possono riaccadere in noi i prodigi delle tre notti di cui facciamo memoria? Ascoltiamo ora l’Apostolo: "Fratelli, ma non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? … perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova".

Cari catecumeni, mediante il battesimo voi rivivrete realmente quanto è accaduto in Cristo: sarete afferrati dalla potenza della sua morte redentrice, per essere introdotti – come Israele – nella terra santa, che è la Chiesa, il corpo di Cristo, vivendo da questa notte in poi la stessa vita di Dio.

Cari fedeli, i Padri della Chiesa insegnano unanimemente che il nostro essere stati "battezzati nella morte di Cristo" è un fatto che determina e plasma tutta la nostra vita. Rinnoverete per questo le promesse battesimali, e sarete aspersi di acqua in ricordo nel vostro battesimo.

Ecco, carissimi: che grande notte è questa! Dio è glorificato nelle sue tre più grandi opere. L’uomo è reintegrato nella sua dignità perduta. Che questo "gioioso inizio della celebrazione pasquale, ci ottenga la forza per giungere alla vita eterna".