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PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA
Pieve Capanne, 10 febbraio 2008


La Chiesa, miei cari fratelli e sorelle, dà inizio al nostro cammino quaresimale verso la Pasqua celebrando il mistero delle tentazioni di Gesù nel deserto.

Gli avvenimenti della vita di Gesù sono fonte di salvezza ed esplicano la loro efficacia redentiva mediante la celebrazione liturgica, diventando in questo modo esempi a cui conformare la nostra vita. Gesù pertanto – come avete sentito – affrontò il diavolo, affinché anche noi in seguito combattessimo; Egli vinse perché anche noi in Lui e come Lui vincessimo. Il Signore dunque ci guidi ad una profonda comprensione del mistero delle sue tentazioni.

1. La prima via che dobbiamo a questo scopo percorrere è un attento confronto fra la prima lettura, che narra in modo esemplare il primo peccato e la prima tentazione, ed il santo Vangelo, che narra la tentazione di Gesù e la sua vittoria.

Da questo confronto emerge chiaramente in che cosa consista la tentazione, in che modo il Satana cerchi di introdurre nel nostro cuore la seduzione del peccato.

Abbiamo ascoltato il dialogo fra Eva ed il serpente. Le parole-chiave sono le seguenti: "Non morirete affatto! … diventerete come Dio, conoscendo il bene ed il male". La tentazione consiste nell’introdurre nel cuore e nella mente dell’uomo il sospetto che Dio sia suo nemico e nemico della sua felicità; che sia meglio seguire, per l’uomo, la propria sapienza anziché quella divina; che pertanto la Legge di Dio non è giusta, ma è un precetto arbitrario per costringere la libertà dell’uomo e limitarne l’esercizio. In breve: l’uomo è tentato quando comincia a pensare che senza Dio si vive decisamente meglio.

È lo stesso tentativo che il Satana fa con Gesù nel deserto. Le tre seduzioni vanno tutte nella stessa direzione: convincere Gesù che per lui era meglio progettare la sua vita e la sua missione secondo modelli mondani – prestigio e potere – piuttosto che secondo la Parola del Padre.

Miei cari fratelli e sorelle, queste due pagine che la Chiesa ci chiede oggi di meditare ci svelano il cuore del dramma dell’uomo. La vera radice di tutte le nostre disgrazie e tragedie è il tentativo dell’uomo di essere più sapiente del Signore, di sapere meglio del Signore quale sia il nostro vero bene.

Riprendiamo il testo evangelico. In che modo Gesù vince questo folle tentativo? Come avete sentito, in un modo molto semplice: opponendo alla seduzione satanica la citazione della S. Scrittura. Il fatto è ricco di profondi significati.

Se noi vogliamo che un ambiente resti illuminato, dobbiamo continuare a tenere la luce accesa; se non vogliamo camminare al buio, dobbiamo rimanere nella luce. L’apostolo Giovanni scrive: "Chi rimane in Lui non pecca; chiunque pecca non lo ha visto né l’ha conosciuto … chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché un germe divino dimora in lui, e non può peccare perché è nato da Dio" [1Gv 3,6.9]. Potremmo spiegare nel modo seguente. Chi resta illuminato dalla Parola del Signore, non può peccare. Se uno cade nel peccato è perché la fiducia nella sapienza divina, la certezza della bontà della sua legge è venuta meno. Quando pecchiamo, accade perché abbiamo cominciato a preferire alla Parola di Dio – che, finalmente, è Gesù – altre parole.

La quaresima è il tempo sacro che ci è dato perché possiamo divenire partecipi della vittoria di Gesù contro il male, e convertirci dalle nostre tenebre alla sua luce; dalla nostra stoltezza alla sua sapienza.

2. Miei cari fratelli e sorelle, l’inizio della quaresima coincide per voi con la Visita pastorale.

Quando il Vescovo visita le sue comunità, lo fa in primo luogo per dirvi che il nostro unico Salvatore è Gesù; che Gesù è presente ed agisce nella sua Chiesa: concretamente nella vostra comunità parrocchiale. In essa infatti avete la possibilità di accostarvi alle fonti della salvezza, poiché potete ascoltare la Parola di Dio e ricevere i santi sacramenti. Ritorneremo su tutto questo nell’assemblea che faremo subito dopo la Messa.

Mi preme ora richiamare solo una verità che ci è stata detta oggi dal Signore. Tutte le nostre disgrazie dipendono dal fatto che non la pensiamo come il Signore, che i nostri criteri di valutazione non sono quelli di Gesù. Dove impariamo a pensare come il Signore? Come possiamo assimilare i suoi criteri di valutazione? Come convertirci dalle nostre tenebre alla sua luce? Partecipando profondamente alla vita della Chiesa nella vostra comunità parrocchiale.

Il Signore vi conceda di compiere un vero cammino quaresimale, perché possiate sperimentare la beatitudine di chi cammina nelle vie del Signore e non segue il consiglio degli empi.