home
biogr.
english
español
français
Deutsch
한 국 어
1976/95
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017


QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA
Parrocchia Gesù Buon Pastore
Bologna, 6 marzo 2005


1. "Gli disse Gesù, Tu credi nel Figlio dell’uomo? … Ed egli disse: io credo, Signore. E gli si prostrò dinanzi".

Lungo il nostro cammino quaresimale verso la Pasqua, la pagina evangelica proposta dalla Chiesa alla nostra meditazione narra ancora una volta la storia di un incontro.

Domenica scorsa l’incontro di Gesù con una donna che andava ad attingere acqua; oggi l’incontro di Gesù con un uomo cieco dalla nascita. L’incontro di Gesù con la samaritana era tutto narrato attorno al grande tema della sete: sete fisica che divenne per Gesù segno per introdurre la donna all’incontro con Lui che dona un’acqua, bevendo la quale l’uomo non ha più sete. L’incontro di Gesù coll’uomo è tutto narrato attorno al grande tema della luce: luce fisica che diventa per Gesù segno per introdurre il cieco all’incontro con Lui luce del mondo.

Ma la pagina di oggi ha una drammaticità che la pagina di domenica scorsa non aveva. Mentre i concittadini della donna samaritana credono alla sua parola, i concittadini del cieco nato rifiutano Cristo luce, diventando ciechi.

Come vedete, carissimi fratelli e sorelle, è una pagina quella di oggi piena di "misteri": fatti storici ma carichi di un significato perenne.

Al centro del racconto evangelico si colloca l’incontro di Gesù col cieco. È un incontro che avviene a due livelli: è guarito dalla sua cecità fisica; è guarito dalla tenebra dell’incredulità e condotto alla luce della fede.

Carissimi fratelli e sorelle, vorrei richiamare la vostra attenzione proprio su questi accostamenti: luce-fede; tenebre-incredulità. Essi veicolano un significato di decisiva importanza: mediante la fede in Cristo l’uomo riceve in dono la verità. La fede non è una emozione; non è un sentimentalismo; non è decisione di pensare in un modo o nell’altro prescindendo dal fatto se ciò che pensiamo è vero o falso. La nostra fede non termina neppure alla formule mediante le quali noi la professiamo: essa termina alla realtà che mediante le formule noi esprimiamo. La cecità umana è guarita da Cristo perché mediante la fede noi siamo immersi nella verità: diventiamo partecipi della sua stessa "visione della realtà".

Il principale nemico della nostra fede è l’indifferentismo o relativismo religioso. Esso consiste nel ritenere che tutte le religioni si equivalgono; che in ordine al culto che noi dobbiamo a Dio è indifferente ciò che noi pensiamo di Lui; che in ordine alla nostra appartenenza alla Chiesa non hanno rilevanza le nostre idee in fatto di religione, ma riteniamo forse più rilevanti le nostre idee politiche. Quale è stata la vera guarigione del cieco? La sua fede. Egli ha riconosciuto in Gesù il suo Signore e gli si è prostrato davanti.

Chi sono dunque i veri ciechi? Riascoltiamo il Vangelo: "Gesù allora disse: io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi". Se posto di fronte all’annuncio evangelico l’uomo rifiuta di acconsentirvi, egli in quel momento diventa cieco. Rifiuta la luce di Dio ritenendo che la sua sia più luminosa: eleva la sua ragione a misura di tutte le cose. Ciò che non riesce a misurare colla propria ragione, non esiste. È questo il peccato di incredulità: non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere. È la posizione rappresentata nel racconto evangelico dai giudei.

2. Carissimi fedeli, la vostra comunità parrocchiale inizia oggi le Missioni, in preparazione della terza decennale eucaristica. In trent’anni queste sono le quarte. È un scelta molto sapiente, e la pagina evangelica di oggi ne sottolinea la necessità estrema.

Le Missioni sono l’annuncio di Cristo luce del mondo, verità che libera l’uomo. Esse aiutano l’uomo a far accadere nella propria persona quel cambiamento di cui parla l’Apostolo: "un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore".

È il bisogno più grande del cuore umano: diventare luce nel Signore. Nel salmo abbiamo cantato: "se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me". Molte sono le valli oscure attraverso le quali l’uomo deve camminare. Se è luce nel Signore, può farlo senza temere alcun male, poiché la sicurezza di essere nella verità che salva, lo sostiene.

Carissimi missionari: andate, annunciate, portate la luce di Cristo perché, se anche dovesse camminare in una valle oscura l’uomo non tema alcun male.