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Festa di San Giuseppe lavoratore
Zola Predosa, 1 maggio 2010


1. "Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza … Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò". Cari fratelli e sorelle, queste parole divinamente ispirate, sono la base di ogni vero umanesimo. Esse affermano l’inviolabile dignità di ogni persona umana, collocandone il fondamento nella singolare relazione che essa ha con Dio medesimo. È in ragione di questa relazione che "l’uomo … non sbaglia a riconoscersi superiore alle cose temporali e a considerarsi più di una semplice particella della natura o un elemento anonimo della città umana" [Conc. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes 14,2; EV 1/1364].

Questa singolare dignità della persona umana fonda anche il carattere trascendente ed inviolabile delle norme morali naturali. Esse svolgono una duplice funzione. Guidano, ispirano e governano l’esercizio della libertà, orientandolo alla realizzazione vera della persona, da una parte. E dall’altra, esse vigilano perché nella convivenza sociale nessuna persona prevarichi sull’altra, ma il rapporto sia sempre nella giustizia. Non qualsiasi realizzazione della propria umanità anche se libera è vera e buona; non qualsiasi rapporto sociale è giusto.

La pagina biblica che stiamo meditando e la festa che stiamo celebrando ci invitano a meditare una particolare dimensione della nostra dignità.

La Sacra Scrittura ci ha detto: "Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente". La dignità dell’uomo si manifesta, secondo la parola di Dio, nel lavoro mediante il quale "domina la terra e la soggioga".

Non si può dunque separare il lavoro dalla persona che lavora, considerandolo alla stregua degli altri fattori di produzione. Nel lavoro è sempre presente la persona, e la "questione lavoro" in ogni suo aspetto è in fondo sempre e comunque uno dei modi in cui si pone la "questione uomo". Avere dimenticato questa connessione ha portato, e può continuare a portare se l’oblio continua, gravi conseguenze.

La parola di Dio, dunque, indica tre pilastri su cui fondare un’economia che metta al centro l’inviolabile dignità del lavoro: l’essere l’uomo "ad immagine e somiglianza di Dio", il trascendente valore delle norme morali, l’inseparabilità del lavoro dalla persona che lavora.

Essi non sono affatto scontati, anche se sono i fattori fondamentali di una vera "civiltà del lavoro". Certamente essi devono esprimersi anche negli ordinamenti giuridici, ed essere tutelati dai medesimi. Tuttavia questa difesa sarebbe molto debole, se quei tre pilastri non generassero una corrispondente coscienza morale.

Quando nell’affrontare i problemi posti dall’attuale situazione, si prescinde da essi, le soluzioni eventualmente elaborate rischierebbero di essere funzionali a decisioni eticamente sbagliate, cioè contro la persona.

In questa prospettiva, come già in altra occasione ebbi a dire [cfr. Omelia tenuta in S. Petronio il 31 dicembre 2009], è necessario riconoscere, affermare e difendere da parte di tutti, quale priorità assoluta, l’accesso al lavoro ed il suo mantenimento per tutti. Delocalizzare la produzione alla ricerca di aree dove più basso è il costo del lavoro anche se non raramente meno tutelato, non può essere il criterio supremo, quando esso crea disoccupazione. Non dimentichiamo che a breve o medio termine i costi economici sono anche costi umani, e viceversa.

Proprio in questi tempi, ci si è resi conto di come queste affermazioni non siano mere affermazioni di principio. Ci si è resi conto di quanto sia grande la necessità di intervenire perché il lavoro abbia nell’economia e nella politica il posto che gli compete.

Se in questa festa del lavoro mi fosse lecito esprimere un voto, direi: si costituisca veramente nella nostra città una forte alleanza, un vero e proprio patto sociale, a favore del lavoro dignitoso, contro ogni violazione della dignità del lavoro.

È a voi, organizzazioni sindacali, da sempre incoraggiate e sostenute dalla Chiesa, che soprattutto compete la cura e la vigilanza perché il lavoro sia tutelato e rispettato nella sua dignità.

2. La pagina evangelica è su tutto questo particolarmente illuminante. In essa è Gesù stesso, il Figlio di Dio fattosi uomo, ad offrire la più alta dimostrazione della dignità del lavoro.

Egli, come avete sentito, non ha disdegnato la qualifica di carpentiere, e non ha voluto dispensarsi dalla normale condizione di ogni uomo. Quella condizione così bene espressa da S. Paolo: "chi non lavora, non mangi".

È da questa misteriosa decisione divina che nella coscienza dell’umanità il lavoro è stato elevato a dignità sublime. Che questa elevazione sia sempre custodita e difesa nella nostra città!