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S. Messa del Ringraziamento
Comacchio - Ferrara
31 dicembre 2001

1. "Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio nato da donna". E’ singolare il contrasto che questa sera offrono le città dei paesi occidentali: da una parte uomini e donne che prendono coscienza del passare del tempo del trascorrere degli anni ringraziando Dio Signore del tempo, dall’altra uomini e donne che si immergono nella confusione di una notte vissuta per dimenticare lo scorrere del tempo. Questo contrasto fa emergere una domanda di fondo che abita nel cuore di ogni uomo: lo scorrere del tempo è benedizione di Dio o è la maledizione che ci impedisce di vivere in pienezza? Che senso ha, cioè, il fatto che la nostra vita sia come distesa nel tempo?

L’insegnamento dell’apostolo Paolo, che abbiamo appena ascoltato, è la risposta a queste domande. È la soluzione dell’enigma del tempo. Il tempo, lo scorrere degli anni è il luogo in cui si realizza un disegno divino sull’uomo: il teatro in cui due sono gli attori, Dio e l’uomo.

Quale è il disegno divino? Scrivendo ai cristiani di Efeso, e ai cristiani di ogni tempo, ancora l’apostolo Paolo dice: "In Lui [=in Cristo] ci ha scelti prima della creazione del mondo … predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo … secondo quanto nella sua benevolenza aveva in Lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza del tempo" [Ef 1,4a.5.9b.10a]. Dio concepisce un progetto sull’uomo nell’eternità, prima della creazione del mondo: introdurlo nella partecipazione della sua stessa vita divina come figlio nel Figlio unigenito. Questo progetto trova la sua realizzazione progressivamente nel tempo, dentro alla storia umana, fino al punto, fino all’istante in cui esso viene realizzato. Quando? "quando venne la pienezza del tempo …". Fra tutti gli istanti, ne esiste uno che è assolutamente unico, perché in esso l’Eternità è venuta nel tempo ed il tempo è entrato nell’Eternità: è l’istante in cui il Verbo venne concepito da Maria nella nostra natura umana. E’ l’istante in vista del quale tutto il tempo precedente era orientato e a partire dal quale tutto il tempo seguente prendeva senso: vero spartiacque di tutta la storia che conosce solo due periodi "ante Christum natum" e "post Christum natum". Negare l’eterno del temporale e il temporale dell’eterno è ormai evadere dalla realtà.

Questo è il disegno eterno di Dio e realizzato nel tempo: l’incarnazione del Verbo perché fosse possibile la divinizzazione dell’uomo.

E l’altro attore del dramma che viene rappresentato dentro al tempo, l’uomo, come si deve muovere? qual è la sua parte? E’ detto nella pagina evangelica.

2. "In quel tempo, i pastori andarono senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia". All’uomo è stata donata una Presenza: egli deve andare "senza indugio" a cercarla, a trovarla, ad incontrarla. Il tempo della nostra vita è ormai tempo della ricerca, della scoperta, dell’incontro con il Verbo di Dio fattosi uomo: col "bambino che giaceva nella mangiatoia". L’incontro con Lui è l’avvenimento che dà senso alla nostra vita e la plasma completamente poiché quell’incontro insinua criteri di giudizio, purifica dall’errore i nostri punti di vista, sostiene nelle sofferenze, nutre la speranza, rendendoci aperti a tutta la pienezza della vita. Il nostro cammino nel tempo, il cammino del tempo è quindi verso quella pienezza in cui Dio sarà "tutto in tutti".

Ed infatti, che fecero i pastori dopo che "trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giacevano in una mangiatoia"? Dice il Vangelo: "I pastori poi se ne tornarono glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto". Essi cioè ritornarono alla loro vita di sempre, i cui fattori non erano cambiati: la puzza in cui vivevano assieme alle pecore rimase tale; il disprezzo delle loro persone da parte della società in cui vivevano perdurava come prima; i loro figli e le loro mogli continuavano a vivere nella precarietà di una vita povera. Che cosa allora era cambiato? Erano cambiati loro stessi, ed era quindi cambiato l’orizzonte ultimo della oro esistenza. Esso non era più il loro gregge; non era più la fatica tragica della vita precaria del povero: l’orizzonte ormai era Lui, quel Bambino che li aveva riconciliati col loro Destino perché era un Destino di Eternità, di Vita eterna. E la loro vita divenne per la prima volta ciò che in verità è: gloria di Dio per Cristo.

Incontrando Cristo accade a ciascuno di noi ciò che è accaduto ai pastori. La vera minaccia viene dunque all’uomo dal laicismo che nega l’Eterno nel tempo, e dal clericalismo che nega il tempo nell’Eterno.

E’ la profonda verità della preghiera della Chiesa: fatta da chi abita nel tempo, ma si sa fatto per l’eternità "con la forza del sacramento che abbiamo ricevuto guidaci, Signore, alla vita eterna".