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XXXIII DOMENICA PER ANNUM (B)
Giornata del ringraziamento
16 novembre 2003

1. La parola di Dio oggi è sconcertante: essa parla di un "tempo di angoscia" che tutte le nazioni dovranno attraversare, e di grande "tribolazione". È dunque alieno dalla fede cristiana ogni pensiero idolatrico nei confronti dell’idea di progresso, proprio di chi pensa che la storia dell’umanità vada necessariamente verso un futuro di pace e di benessere. Idea alla quale sono anche stati sacrificati milioni di innocenti.

Ma contrariamente a quanto avremmo potuto aspettarci, la parola di Dio apre ad una grande speranza: "in quel tempo [cioè: nel tempo dell’angoscia] sarà salvato il tuo popolo". È dunque una sofferenza che può paragonarsi, come ha fatto Gesù, a quella del parto: una sofferenza nella quale ed attraverso la quale nasce la vita. In che modo? Attraverso la presenza e la potenza di Cristo: "vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria". Egli porrà definitivamente la storia nell’ambito del suo regno, dal quale nessuno potrà escludersi, poiché "Egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo".

Carissimi, è quindi un grande messaggio di speranza che ci viene comunicato oggi dalla parola di Dio: le gravi contraddizioni della storia umana saranno sciolte dal giudizio di Cristo. Tutta la storia è posta sotto il suo giudizio.

2. Nella luce di questa certezza oggi celebriamo la Giornata del ringraziamento.

Carissimi coltivatori diretti, la vostra fedeltà a questa bellissima tradizione dice quanto siate convinti che i frutti della terra e del vostro lavoro sono prima di tutto dono di Dio. Il fatto che fra poco una vostra rappresentanza porti all’altare questi frutti, dice quanto siate consapevoli che i doni di Dio vadano condivisi con chi ha meno: ciò che voi portate all’altare infatti verrà dato ai poveri.

Ma assai opportunamente la vostra Giornata vuole essere occasione propizia per prendere coraggio e guardare con più serenità al futuro delle vostre famiglie. È infatti indubbio che l’agricoltura attraversi un momento di difficoltà.

Lasciando a chi ha l’autorità e la competenza di farlo l’approccio politico ed economico ai vostri problemi, a me come Vescovo compete di attirare la vostra attenzione sulle ragioni umane del vostro lavoro, sui valori perenni custoditi dal mondo agricolo, in particolare il vostro spiccato senso della famiglia.

A voi, carissimi coltivatori diretti, è affidato il compito ineludibile dall’umanità perché sempre necessario, di far fruttificare la terra. Sembra che nelle scienze economiche attuali si dia scarsa importanza al lavoro agricolo. Tuttavia il semplice buon senso ci fa capire l’importanza primaria del vostro impegno. Esso infatti tutela due valori fondamentali per l’uomo: la salute alimentare e la salvaguardia del territorio. Chi non sa che quando questi valori sono bistrattati, le conseguenze negative riguardano anche le future generazioni?

Quanto al primo valore, la salute alimentare, è chiesta a ciascuno di noi un grande senso di responsabilità nel doveroso uso di tutti i mezzi che oggi la scienza mette a nostra disposizione. La terra è di Dio e quindi è secondo la sua legge che deve essere coltivata, non sfruttata. Le moderne biotecnologie devono essere valutate non solamente con criteri di profitto economico, ma secondo un rigoroso controllo scientifico ed etico.

Quanto al secondo valore, la salvaguardia del territorio, è da dire subito che in esso la "questione agricola" diventa veramente la "questione umana". Come è pensabile infatti un uomo senza il suo ambiente naturale? A voi è affidato la custodia di un valore originario: il valore di una terra abitabile.

Carissimi coltivatori diretti, voi sapete quanto la Chiesa vi stimi e vi ami. Vi sono vicino colla preghiera perché chi ci governa sappia sempre difendere e promuovere i vostri inalienabili diritti.