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V DOMENICA PER ANNUM (B)
Giornata mondiale dell’ammalato 9 febbraio 2003

1. "Notti di dolore mi sono state assegnate… si allungano le ombre e sono stanco di rigirarmi fino all’alba". Carissimi fratelli e sorelle infermi, sono sicuro che ciascuno di voi si ritrova in queste parole in Giobbe, pensando lui pure alle notti insonni passate a rigirarsi nel letto fino all’alba. Ed oggi avete voluto porre alla presenza del Signore la vostra sofferenza; quasi viene rappresentata davanti ai nostri occhi la scena del Vangelo: "venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portarono tutti i malati". Ed abbiamo voi e noi fatta propria la certezza espressa dal Salmo: "il Signore risana i cuori affranti/ e fascia le loro ferite; / egli conta il numero delle stelle/ e chiama ciascuna per nome". Come a dire: se il Signore "chiama per nome ciascuna stella", quanto più chiama per nome – conosce e si prende cura – ciascuno di noi, valendo ai suoi occhi ciascuna persona umana infinitamente più di tutto l’universo creato.

La pagina del Vangelo mostra narrando precisamente la guarigione di un ammalato, come il Dio fattosi uomo per essere vicino all’uomo, si prende cura dell’uomo. La narrazione è assai essenziale, come avete sentito: "Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli". Si accostò: è qui suggerito tutto l’indescrivibile movimento di Dio verso l’uomo. Dio si è accostato all’uomo. Questo divino avvicinamento offre al tentativo religioso di ogni uomo la possibilità di realizzarsi compiutamente. Se prima dei giorni di Gesù il Cristo l’uomo doveva assumersi la fatica, nobile ma destinata al fallimento, di cercare il significato ultimo del suo vivere e del suo soffrire, ora è soprattutto questione di accogliere un Fatto già accaduto: Dio si è accostato all’uomo. La sollevò prendendola per mano: questo è l’insondabile mistero della vicinanza di Dio all’uomo. Egli prende per mano l’uomo; un uomo che è caduto e, preso per mano dal suo Signore, può sollevarsi perché è Lui ad alzarlo. Quando è accaduto tutto questo? Quando Egli, Dio fattosi uomo, è sceso dove noi giacevamo: "nelle tenebre e nell’ambra della morte", morendo anche Lui come ciascuno di noi muore ogni giorno. Morendo ci ha preso per mano e risorgendo ci ha sollevati: ci ha donato la vita. La febbre la lasciò ed essa si mise a servirli: ecco in che cosa concretamente consiste la salvezza cristiana. Accostandosi all’uomo, sollevandolo prendendolo per mano, Dio fattosi uomo libera l’uomo dalla sua "febbre" più devastante: l’incapacità di servire gli altri, l’incapacità di amare. Quanto più questo incontro fra Dio e l’uomo è vero e libero, tanto più incide nella nostra persona, fino al punto di trasformare persona e vita in un dono di sé.

2. Carissimi fratelli e sorelle, quanto è narrato nella pagina evangelica può accadere anche oggi? Può diventare la narrazione della vostra esperienza? Vorrei che prestaste ancora per qualche momento attenzione profonda alla pagina evangelica.

Notate un comportamento di Gesù, che forse gli stessi apostoli ritennero singolare. Benché cercato, Egli di ritira nella solitudine a pregare; benché da tutti voluto, Egli se ne va ritenendo che la sua missione era predicare il Vangelo. Qui sta nascosto il significato più profondo della pagina evangelica: le guarigioni degli infermi sono il segno della salvezza che Dio vuole donare ad ogni uomo. Gesù non ha guarito tutti gli ammalati che ha incontrato, ma a tutti, malati e non, ha donato il Vangelo: "per questo infatti sono venuto", Egli dice.

Che cosa significa tutto questo? Carissimi infermi, ciò che fa veramente soffrire un uomo/una donna quando sono ammalati non è tanto la sofferenza fisica. E’ il dubbio, che nel disperato diventa certezza, che il suo soffrire non abbia senso: sia una sofferenza insensata ed inutile. Cristo, accostandosi oggi ad ogni infermo, lo solleva prendendolo per mano, perché nel suo cuore non resti senza risposta la domanda sul senso della propria sofferenza, anche se continua a rimanere nel suo corpo la sofferenza stessa.

"Il Signore risana i cuori affranti/ e fascia le loro ferite": è la "ferita del cuore" che viene risanata, perché è il cuore che viene liberato dall’insidia della disperazione. "Il Signore sostiene gli umili".