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III DOMENICA DI QUARESIMA (A)
Chiesa di S. Carlo, 3 marzo 2002

1. "Ecco … tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà". L’apostolo Paolo, meditando su questa pagina dell’Esodo, scrive: "tutti bevvero la stessa bevanda spirituale; bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava e quella roccia era il Cristo" [1Cor 10,4]. Da questo dunque noi deduciamo che è Mosè a mostrarci la pietra, che è il Cristo, e a condurci ad essa affinché ne beviamo e ristoriamo la nostra sete [cfr. Origene, Omelie sull’Esodo XI, 2; CN ed., Roma 1981, pag. 197]. Perché "la salvezza viene dai Giudei". Il popolo giudaico "deve comunicare la salute agli altri popoli, il che in concreto significa che da lui deve uscire il redentore del mondo. Proprio perché ha legato la salvezza del mondo ad Israele, Dio con la sua progressiva rivelazione ha conservato e sviluppato in questo popolo la retta conoscenza di lui; perché questo popolo continua ad essere il custode e depositario della rivelazione di Dio" [A. Wikenhauser, cit. da S.A. Pannimolle; Lettura pastorale del Vangelo di Giovanni, vol. I, EDB 1988, pag. 395-396].

Ma in che cosa consiste la salvezza venuta dai Giudei? E’ questa suprema domanda che occupa tutta la pagina evangelica. E la risposta viene donata dalla parola di Dio attraverso la metafora della sete e dell’acqua che spegne la sete. Metafora fra le più eloquenti per significare l’intima costituzione della persona umana: un immenso bisogno di verità, di bene, di bellezza; in una parola: di beatitudine eterna. Le parole della samaritana: "dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua", hanno una portata umana ben oltre al loro significato immediato. Esprimono l’invocazione dell’incontro con una realtà che corrisponda pienamente alla misura del desiderio umano. Chi non nutre nel suo cuore quest’invocazione, radicata nella speranza che quella realtà esista e possa essere incontrata, ha rinunciato ad essere semplicemente "uomo": ha abdicato alla sua umanità, ha rinunciato alla misura intera della sua dignità.

Nella pagina odierna del Vangelo ci è detto che questa Realtà corrispondente al nostro desiderio esiste, ed è possibile incontrarla. Gesù infatti dice: "Se tu conoscessi il dono di Dio… egli ti avrebbe dato acqua viva". Cioè: "se tu conoscessi il dono di Dio, che è colui che ti dice: dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesta". Gesù, la sua persona è Colui che può corrispondere pienamente ["non avrà più sete"] al desiderio del cuore dell’uomo. L’acqua che viene offerta alla sete dell’uomo, l’unica acqua bevendo la quale l’uomo non ha più sete, è la rivelazione del mistero di Gesù. Il dono di Dio, il dono dell’acqua viva è la progressiva scoperta del mistero di Cristo, la conoscenza sempre più profonda della sua persona.

"L’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna". L’esistenza che accoglie Cristo e la sua rivelazione viene radicalmente trasformata: da vita mortale a vita eterna. Partecipa della stessa Vita del Verbo.

2. Carissimi fratelli e sorelle, la pagina evangelica si inserisce nel nostro cammino verso la pasqua, il nostro cammino quaresimale.

La condizione di lotta, di prova e di tentazione in cui si è trovato il primo Adamo, soccombendo, ed in cui si è trovato il secondo Adamo-Cristo, vincendo, ci ha accompagnato nella prima tappa del nostro itinerario quaresimale. Domenica scorsa, contemplando Cristo trasfigurato nella sua umanità, abbiamo compreso quale è il destino finale a cui siamo incamminati: riflettere come in uno specchio la gloria del Signore, venendo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito [cfr. 2Cor 3,18]. Iniziamo la terza tappa, istruiti dalla parola evangelica sulla modalità con cui l’azione dello Spirito Santo ci trasforma in Cristo: facendolo bere l’acqua di Cristo, facendoci assimilare sempre più la rivelazione di Cristo..

Sia in noi questa luce che trasformi i nostri corpi mortali nella gloria del Signore risorto.