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Settimana Mariana 2002
S. Messa per gli ammalati e anziani
Cattedrale: 5 ottobre 2002

1. "Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre preghiere". L’apostolo Paolo vi dice una parola di consolazione, carissimi fratelli e sorelle infermi ed anziani: "non angustiatevi per nulla". E ve ne dona subito la ragione: "in ogni necessità esponete a Dio le vostre preghiere". L’angustia umana introduce in un rapporto più profondo con Dio; per l’uomo la malattia ha questa fondamentale rilevanza spirituale, di trasferire tutto il nostro essere nel mistero di Dio, il mistero della nostra povertà nel mistero della Vita. Il risultato di questo "trasferimento" è indicato dall’apostolo colle seguenti parole: "e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodisca i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù".

Carissimi fratelli e sorelle, quale è la forza che spinge l’uomo ad esporre a Dio nella preghiera le proprie angustie fisiche e spirituali? L’apostolo Pietro scrivendo ai cristiani li esorta anch’egli a gettare in Dio "ogni vostra preoccupazione, perché Egli ha cura di voi" [1Pt 5,7]. La nostra consolazione è la certezza che Dio ha cura di noi. Come può Egli "prendersi cura" di ciascuno di noi?

Il segno della cura che egli ha dell’uomo è stato che ha mandato il suo Figlio unigenito a condividere ogni nostra sofferenza: la cura di Dio per l’uomo è Gesù Cristo. E pertanto la parola di Dio ci esorta a mantenere ferma la professione della nostra fede, poiché "non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi escluso il peccato" [Eb 4,15].

Quando infatti un nostro amico si avvicina alla nostra sofferenz,a siamo sempre tentati di pensare che non può capire il soffrire se non chi lo prova; e comunque la consolazione umana non è capace di cambiare la nostra condizione di malattia. Ciò non è vero della consolazione che Dio dona a chi nelle proprie necessità espone a Lui le proprie preghiere. Il Signore ha vissuto le nostre stesse sofferenze umane: non è quindi uno che non sia capace di capirci. Ma soprattutto, Egli ci dona la forza di dare un senso anche alla malattia. E pertanto la parola di Dio conclude esortandoci nel modo seguente: "accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno" [Eb 4,16].

2. Carissimi fratelli e sorelle, vi ho appena detto che Dio in Cristo dona a chi soffre la forza di dare un senso alla propria malattia. Quale è questo senso?

L’apostolo Paolo scrivendo ai cristiani Colossi dice di sé e di ogni cristiano: "completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa" [Col 1,24b]. Dentro al mondo sta accadendo e compiendosi la grande opera della redenzione di Cristo, che giungerà a perfezione solo alla fine del mondo.

E’ attraverso anche la vostra sofferenza che il Padre conduce alla sua perfezione ultima la Chiesa. Ciascuno di voi può dunque dire: "supplisco nel mio corpo ciò che manca alle tribolazioni di Cristo per la sua Chiesa". In ogni ammalato è Cristo stesso che soffre, e la sofferenza del battezzato è elevata alla dignità di essere sofferenza che redime il mondo.

Termino collo stesso augurio di S. Paolo: "la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodisca i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo". Solo se il vostro cuore, se i vostri pensieri sono custoditi, rimangono in Cristo, saranno sempre liberi dalla disperazione, dallo scoraggiamento, dal risentimento. Così sia.