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Esequie di don Benito Stefani
Cazzano, 29 novembre 2012


1. Raccomandiamo alla misericordia di Dio l’anima del nostro fratello il sacerdote
d. Benito. Il Signore ha voluto chiamarlo a sé in modo improvviso, secondo quanto Egli ci disse nel Vangelo che sarebbe venuto come un ladro di notte, senza preavviso. E’ questo il primo insegnamento che d. Benito colla sua morte ci ha donato: stiamo sempre vigilanti e pronti, perché quando meno ce l’aspettiamo, il Signore può venire.

Ma nella pagina evangelica appena proclamata Gesù ci invita a guardare la realtà – la realtà della nostra vita e della nostra morte – più in profondità.

Guardando con superficialità le cose, d. Benito è passato dalla vita alla morte alcuni giorni or sono. Ma riascoltate quanto ci dice Gesù: "chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita". Quale cambiamento di prospettiva!

Il vero "passaggio" per d. Benito non si è compiuto ora, ma più profondamente è accaduto quando ha ascoltato la parola di Gesù e ha creduto. La fede infatti lo ha fatto passare dalla morte alla vita. Lo ha rigenerato "per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce" [1 Pt 1, 3-4].

Come è possibile tutto questo? E’ possibile perché la fede è ascolto ed assenso ad una Parola, ma soprattutto mediante questo ascolto ed assenso incontro una persona: Gesù. Mediante la fede Gesù – ci insegna S. Paolo – viene ad abitare nel nostro cuore. E "come…il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso", e quindi "chiunque vede il Figlio e crede in lui [ha] la vita eterna" [Gv 6,40].

Comprendiamo pertanto le parole di S. Paolo ascoltate nella prima lettura: noi "sappiamo che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora, non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli". La dimora terrena di d. Benito, la sua tenda, cioè il suo corpo, è stata "smontata" molto celermente; ma ha ricevuto una dimora eterna.

 

2. La vicenda umana, impastata di morte e vita nel significato profondo che la fede ci rivela, acquista un profilo particolare, originale, quando è vissuta da un sacerdote. La fede in Gesù per il sacerdote è obbedienza alla chiamata di cooperare con Lui nel grande mistero della Redenzione. Il consenso a questa chiamata è stato sigillato per
d. Benito il 25 aprile 1967 quando in Cattedrale il Card. Lercaro di v.m. lo ordinò sacerdote.

L’inizio del suo servizio sacerdotale fu a S. Giovanni in Persiceto, poi a
S. Gioacchino a Bologna ed in seguito a Renazzo, dove al servizio di cappellano aggiunse l’insegnamento della religione nella locale scuola media.

E’ nel 1993 che assume come parroco la cura pastorale di questa comunità di Cazzano e di Soverzano, cui nel 1995 si aggiunse la cura della parrocchia di Armarolo.

E’ soprattutto a voi, dunque, cari fedeli di Cazzano, Soverzano ed Armarolo, che d. Benito ha offerto il suo servizio sacerdotale. E’ stato un servizio sacerdotale fedele, attento alle varie necessità, realizzazione di quella figura di parroco – cara alla tradizione presbiterale della nostra Chiesa – che molto semplicemente, nella quotidiana fedeltà al proprio ministero, sta con grande amore colla sua gente, per servirla in nome del Signore.

"Sia abitando nel corpo" ci ha detto l’Apostolo "sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi". Così ha fatto d. Benito, servendo quel popolo che la Chiesa gli aveva affidato. Così dobbiamo fare tutti noi. "Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene sia in male".

Il Signore voglia concedere a d. Benito la ricompensa delle opere che ha compiuto, in bene. Così sia.