home
biogr.
english
español
français
한 국 어
1976/95
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017


ETICA DELLA SESSUALITÀ
Relazione al convegno del Servizio di Accoglienza alla Vita
Ferrara 1 febbraio 1998


1. Secondo Agostino, l’interminabile ed incommensurabile questionare umano può essere ricondotto ed ordinato attorno a tre fondamentali domande: se esiste (ciò di cui mi sto interrogando), an sit (domanda sull’essere); che cosa è (ciò di cui mi sto interrogando), quid sit (domanda sulla verità); che valore ha (ciò di cui mi sto interrogando), quale sit (domanda sulla bontà).
 Fin dall’inizio della nostra riflessione sulla sessualità umana, è importante formulare la domanda giusta sopra di essa: interrogarla nel modo appropriato. Ora quando ci interroghiamo sulla sessualità umana dal punto di vista etico, la nostra non è in primo luogo domanda su quali regole devono governare l’esercizio della sessualità umana. La domanda etica non è “quali regole…? “ma è: “quale è il valore, la bontà, il prezzo proprio della sessualità umana, o meglio dell’esercizio della sessualità umana?”. La domanda etica è la terza domanda agostiniana. E’ assai importante questa riflessione preliminare. L’identificazione del problema etico col problema delle regole è infatti un “dogma” della modernità che deve essere rifiutato , altrimenti la riflessione etica finisce sempre col percorrere sentieri che si interrompono.
 Una prima conseguenza di questa visione è l’importanza centrale che assume in essa il discorso sulla virtù e, per contrario, sul vizio. Posto cioè al centro della riflessione etica l’idea del BENE, deriva che concretamente il problema etico centrale è: come posso agire bene (=fare bene)? «posso», cioè: avere la capacità, la forza di agire in modo tale da realizzare nelle mie azioni il bene (della sessualità). Questa capacità è la virtù. Il virtuoso è colui che sa vivere la sua sessualità realizzandone in pieno il valore, il bene. Pertanto, se la prima domanda etica sulla sessualità è la seguente: “quale è il bene proprio, il valore, il prezzo della sessualità umana?”; la seconda domanda etica sulla sessualità è la seguente: “quale è la virtù che rende capace la persona umana di realizzare pienamente il bene proprio della sessualità?”
 Una seconda conseguenza di questa visione è l’importanza fondamentale che assume in essa il discorso sull’educazione della persona. Se incentro il discorso etico sulla regola l’ingresso nel “mondo dell’etica” avviene attraverso l’informazione: far conoscere come “funzione” la sessualità così da assicurarne un funzionamento non dannoso. Brutalmente: l’educazione sessuale consiste nell’insegnare come fare l’amore senza avere bambini e prendersi l’AIDS. Se incentro il discorso etico sul bene e quindi sulla virtù, l’ingresso nel “mondo dell’etica” avviene attraverso l’educazione: introdurre la persona umana nella realtà della sessualità umana dandone l’interpretazione del significato intero.
 Ecco, abbiamo individuato le domande etiche fondamentali. Sono due: quale è il bene proprio della sessualità? Quale virtù è in grado di realizzarlo?

2. Il bene della sessualità umana ha una duplice dimensione. Non si tratta di due beni separati, ma strettamente connessi.
 La sessualità umana è in primo luogo capacità di esprimere e realizzare l’unità, nel dono, fra l’uomo e la donna. Si ha qui qualcosa di unico, di misterioso: una dualità che non è contra-posizione, ma reciprocità orientata alla unità. Più semplicemente. L’uomo e la donna sono due modi di essere della stessa umanità, sono due realizzazioni diverse della natura umana. Non insisteremo mai abbastanza su questa dualità dovuta alla diversità. Ogni tentativo di abolirla, è un grave impoverimento di tutto l’universo dell’essere. L’universo senza la donna o l’universo senza l’uomo sarebbe sostanzialmente più povero. Ma c’è qualcosa di singolare in questa dualità. Essa è una dualità reciproca. Cioè: l’uno è per l’altro. “Due realtà diverse ma inseparabili l’una dall’altra, di cui l’una è la pienezza dell’altra, entrambe ordinate a una unità definitiva inafferrabile (cfr. H.U. von Balthasar, Teodrammatica, vol. 2, ed. Jaca Book, Milano 1982, pag. 345).
 La prima originaria bontà della sessualità umana consiste nel fatto che in essa e mediante essa l’uomo e la donna possono realizzare quell’unità cui sono orientati. Lo specifico valore positivo alla cui attuazione la sessualità umana deve mirare, se vuole realizzare quello che è il suo significato più profondo, è il valore intrinseco all’amore fatto di donazione e di unione.
 L’appartenenza reciproca non può essere né pensata né vissuta in termini di appropriazione, sia pure reciprocamente acconsentita. Nel momento in cui tu “possiedi” una persona, tu hai già perduto la persona. Le cose solamente possono essere possedute: le persone respingono il possesso. E’ un appartenenza reciproca che si costituisce nel dono fatto di se stessa ed accolto dall’altra. Ma qui ci troviamo di fronte ad un mistero ancora più profondo. Non posso donare ciò che non mi appartiene: io non appartengo a me stesso. Appartengo a Dio che mi ha creato; a Cristo che mi ha redento col suo Sangue. Nella realtà più profonda, l’uomo acconsente ad essere donato alla donna e questa accoglie il dono che le è fatto. E reciprocamente. S. Paolo: “Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?…e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo” (1Cor 6,15-20).
 Dentro a questa prima, fondamentale dimensione della sessualità umana si inscrive la seconda: la sua capacità di generare nuove persone umane. E’ necessario oggi ricuperare profondamente la preziosità propriamente etica di questa dimensione. Non si tratta semplicemente di un evento biologicamente descrivibile: la specie esige la riproduzione di sempre nuovi individui per perpetuarsi. Trattasi della generazione di una persona creata immediatamente da Dio. Si ha qui una vera e propria “cooperazione” fra l’attività generativa umana e l’attività creativa divina, le quali hanno un solo e medesimo termine, la nuova persona umana voluta per se stessa e non in vista d’altro dal Creatore. Non è solo un dato di fatto puro e semplice dal quale per ragioni proporzionatamente gravi poter prescindere ricorrendo alla procreazione artificiale. L’atto d’amore coniugale che sopra abbiamo descritto è l’unico “luogo” degno di porre le condizioni del concepimento di una nuova persona umana. E’ solo nel contesto di questo amore che una persona può essere attesa come un dono, mai come qualcosa cui si ha diritto. Entra nell’universo dell’essere nel modo giusto: come un dono che deve essere accolto.
 Ecco nella sua intima essenza la bontà intera della sessualità umana: capacità di esprimere-realizzare l’amore che comunica la vita.

3. Chi è la persona umana capace di realizzare questa specifica bontà propria della sessualità umana? E’ una realizzazione complessa, nel significato letterale del termine: una realizzazione complessa perché implica la messa in atto di dinamismi che sono strutturalmente diversi (dotati di intenzionalità diverse) e anche nell’attuale condizione di peccato in opposizione fra loro.
 Quali dinamismi compongono la sessualità umana? Un dinamismo, cioè una tensione psico-fisica ed un dinamismo, una tensione spirituale. La sessualità umana, più concretamente la mascolinità/femminilità sono una dimensione sia psico-fisica della persona sia spirituale. Ora c’è una profonda diversità fra i due. La prima dimensione è dominata dalla logica del desiderio e quindi vede nell’altro/a ciò di cui ha bisogno per soddisfare (compiere) se stesso. La seconda dimensione è dominata dalla logica del dono, e quindi vede nell’altro/a la dignità dell’essere personale meritevole di essere amato. Per brevità, chiamiamo dimensione erotica la prima o eros; chiamiamo dimensione amorevole la seconda. Non è sessualità umana interamente realizzata una sessualità puramente erotica: l’erotismo non esaurisce l’intera ricchezza della sessualità. Non è sessualità umana interamente realizzata una sessualità puramente spirituale. La sintesi di eros ed amore è la realizzazione perfetta della sessualità.
 Ciò che rende possibile questa sintesi è la virtù della castità. Essa consiste precisamente nell’integrazione della dimensione psico-fisica della sessualità dentro all’amore inter-personale; essa rende docile l’eros all’amore.

 A questo punto si apre tutto l’ampio discorso sul come è possibile giungere al possesso di questa capacità di realizzare l’intera ricchezza della sessualità umana, cioè come si diventa casti. E’ la terza fondamentale domanda, quella dell’educazione della persona alla castità. Un augurio: che questa riflessione possa far percepire la bellezza dell’amore che dona la vita e la bellezza della persona umana che, in virtù dello Spirito Santo, è capace di un tale amore.