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CATECHESI AI GIOVANI
(I)
Cattedrale 21 ottobre 2000

Carissimi giovani,

iniziamo questa sera il nostro cammino di preghiera e di catechesi: l’una e l’altra per vivere e capire sempre più profondamente che "Cristo è l’unica speranza". Veramente in queste serate la nostra stupenda Cattedrale deve diventare il "laboratorio della fede".

I vostri amici della Consulta hanno pensato un cammino, potremmo dire una "marcia di avvicinamento" a Cristo nostra unica speranza attraverso dei simboli e delle figure. Questa sera sarà il simbolo, la figura della TENDA a guidarci, avendo nel cuore la stesse domande che aveva Tommaso quando i suoi amici gli dissero di aver incontrato il Signore risorto.

1. [Gesù è la Tenda di Dio]. Avete sentito la pagina evangelica: "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi". Ma la espressione originale dice: "pose la sua tenda, si attendò fra noi". Cioè: Gesù è Dio presente in mezzo a noi, in ragione del fatto che Egli, Dio, è stato concepito come noi nella nostra natura umana da una donna e da lei partorito; ha trascorso come noi le varie tappe della vita umana: infanzia, adolescenza, giovinezza, maturità; ha vissuto tutte le esperienze proprie della nostra vita: quelle gioiose e quelle tristi. Quando voi dite: "il Verbo si fece carne e pose la sua tenda [venne ad abitare] in mezzo a noi", è a tutto questo che dovete pensare.

Ma forse potremmo chiederci: perché si dice "pose la sua tenda", e non, per esempio, "costruì la sua casa"? "La tenda può essere il simbolo dell’avventuroso rapporto tra Dio e l’umanità. Stabile e fragile insieme. Percepibile e no, oggi qui e domani là, misterioso sempre". [G. Cingolani, Gesù Cristo: la tenda di Dio, ed. tendopoli S. Gabriele 1997, pag. 132]. Il simbolo della tenda come figura della presenza di Cristo in mezzo a noi ci aiuta a percepire, a capire meglio alcune caratteristiche proprie del nostro rapporto con Cristo.

Prima però di individuarle, devo fare una riflessione fondamentale, sulla quale vi chiedo una grandissima attenzione. Il rapporto fra "persona e persona" è essenzialmente diverso dal rapporto fra "persona e cosa". Provate a riflettervi attentamente. Nei confronti delle cose, voi potete esercitare un dominio: possederle per usarle. E’ possibile un rapporto fra persone che sia possesso per usarle? Nei confronti delle cose, voi non avete bisogno di "avere il loro consenso per poterne entrare in possesso/ per usarle. E’ possibile un rapporto fra persone imposto colla forza all’altro? Nei confronti delle cose, voi potete soddisfare il vostro desiderio di conoscerle mettendo in atto un adeguato procedimento: pensate alla modalità scientifica di conoscere le cose. E’ possibile conoscere veramente, profondamente una persona se questa non si lascia conoscere? Potrei ancora continuare, ma penso che le cose più importanti le ho dette. In sintesi potrei dire così: il rapporto fra le persone avviene [è un avvenimento che accade!] non in una sorta di braccio di ferro in cui l’uno cerca di imporlo all’altro, ma nel dono reciprocamente fatto ed accettato. La modalità dell’incontro è la libertà. E pertanto l’incontro fra le persone è l’avvenimento più consistente e più fragile, al contempo. Tenete bene in mente questa riflessione.

Vi dicevo che il simbolo delle tenda come figura della presenza di Cristo in mezzo a noi ci aiuta a percepire, a capire meglio alcune caratteristiche proprie del nostro incontro con Cristo. Quali sono? Ora siamo in grado di individuarle.

(a) Il nostro rapporto con Cristo è un "incontro personale" con Lui. Quest’affermazione dice non un elemento, una parte della nostra fede cristiana: la dice interamente. Per noi Gesù Cristo, il poterlo incontrare oggi come Persona vivente non è un elemento della religione: è l’essenziale. Per voi giovani che state ancora costruendo l’edificio della vostra vita cristiana, capire questo, avere sempre presente questo, è questione di vita o di morte per la vostra fede. Forse anche a voi è capitato di sentire: "io credo in Dio, ma non vado in chiesa", oppure "l’importante è vivere onestamente". Dite a queste persone: "questo che dici non ha nulla a che fare col cristianesimo". Esso non è un vago credere in Dio; esso non si riduce al rispetto della legge morale. E’ la festa di un incontro: l’incontro colla persona di Gesù; è la gioia di una presenza: la presenza della persona di Gesù nella propria vita.

(b) Essendo un incontro personale con Gesù, ha tutte le caratteristiche di ogni vero incontro personale. Questa sera mi limito a indicarvene due: la reciprocità; la libertà.

La reciprocità: il rapporto con una cosa – come vi dissi – non è "reciproco". Va solo in una direzione. Il vero rapporto fra le persone è reciproco. Ha un nome: AMICIZIA. Gesù ha detto: "non vi chiamo più servi, ma amici". Che cosa straordinaria è questa: diventare amici del Verbo incarnato!

La libertà: è l’unica modalità vera del rapporto fra le persone. Il contrario della libertà è la schiavitù: la schiavitù o delle proprie passioni o della legge morale. La libertà è la scelta di seguire Cristo: è la capacità di dire con Pietro: "Tu hai parole di vita eterna".

2. [Le domande di Tommaso]. Provate a riflettere su tutto questo, con serietà e calma. Sorge nel vostro cuore un grande desiderio: dove abiti, Maestro? Dove è la tua tenda perché possa anch’io venirvi? Desiderio di incontrarlo. Ma anche cominciano le difficoltà, a volte perfino i dubbi. Tommaso non ha detto: "è impossibile che sia accaduto ciò che voi mi dite", ma "se non vedo …". Egli ha bisogno di una presenza: del dono di una presenza. Essa c’è: è necessario che tu apra bene gli occhi della tua mente e del tuo cuore.

Questi incontri vogliono aiutarvi a questa apertura completa: senza pregiudizi.