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Meditazione dopo la Via Crucis
Via dell'Osservanza, 22 aprile 2011


Abbiamo percorso la Via Crucis assieme a Gesù. Non solo nel ricordo della sua passione, ma vedendo in Lui la nostra Via Crucis: nella passione di Cristo la nostra passione. Egli ha portato i nostri dolori. "Colui che vuole veramente venerare la passione del Signore, guardi Gesù crocefisso con gli occhi del cuore, in modo da riconoscere che la propria carne è la carne di Lui" [S. Leone M., Sermone 53, 3. 4].

Durante il nostro percorso avevamo sotto di noi, sotto i nostri sguardi la nostra città e la portiamo tutti nel nostro cuore.

E così abbiamo capito che la Via Crucis non è solo un avvenimento passato. Essa attraversa tutta la terra; percorre anche la nostra città.

È la Via Crucis delle sofferenze dell’umanità di oggi. In essa abbiamo visto la disperazione degli esuli che durante queste settimane sono stati costretti ad una emigrazione che è frutto d’ingiustizia. Abbiamo visto lo spaventoso oscurarsi di quelle evidenze originarie che hanno sempre guidato il tribolato peregrinare dell’uomo. Abbiamo visto il disgregarsi delle comunità poiché l’uomo vuole vivere la sua libertà non come un bene condiviso ma come la facoltà di tendere al suo benessere privato.

Ma abbiamo percorso anche la Via Crucis della consolazione: la consolazione di Maria che incontra il Figlio, di Veronica che non sopporta la deturpazione del più bello dei volti umani, delle donne che piangono sulla sofferenza del giusto, delle donne che hanno il coraggio di stare ai piedi della Croce. La consolazione nella Via Crucis appartiene alla donna, perché nella sua persona è seminata la forza dell’amore che dona la vita. Vicino alle stazioni della nostra Via Crucis di sofferenza, anche oggi ci sono le vergini consacrate – le nostre religiose – che educano i nostri bambini, consolano la solitudine degli anziani, sostengono la sofferenza degli ammalati e, soprattutto, nel silenzio della clausura invocano la pietà di Dio perché continui ad avere misericordia della nostra città.

Abbiamo così potuto vedere come il percorso della Via Crucis del Cristo sia sorgente di una nuova umanità. "Difatti tutto ciò che Egli ha operato e sopportato, l’ha fatto per la nostra salvezza affinché la forza che era nel Capo fosse anche nel corpo" [S. Leone Magno, Sermone 53, 4. 2].

Quale era la forza di Cristo nella sua passione? era la forza dell’amore, della misericordia più forte del male. Non lasciamoci impressionare, cari fratelli e sorelle, dalle apparenti vittorie del male. Questa sera è stata issata sul mondo, sulla nostra città, la Croce di Cristo, il segno della misericordia che salva. La sera del Venerdì Santo sembrava che ancora una volta, come da sempre accadeva nella storia, avesse vinto l’ingiustizia, ma proprio nella "sconfitta di Gesù" trionfava l’amore di Dio.

"Affinché la forza che era nel Capo fosse anche nel corpo", ci ha detto San Leone Magno, un papa che dovette, come pochi, affrontare la barbarie. Noi scendiamo da questo colle sapendo che nel Crocefisso troviamo la forza, la vera forza contro il male: la forza dell’amore e della misericordia. Così sia.