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Via Crucis
14 aprile 2006


 

Introduzione

Carissimi fratelli e sorelle, iniziamo la Via Crucis. È un itinerario che ricorda il cammino di Cristo verso la sua morte e sepoltura; è la strada che ci porterà sul monte dell’Osservanza alla visione dell’amore di Dio verso l’uomo, come splende nel dono che Cristo fa di se stesso.

Saremo aiutati durante il nostro cammino dalle parole di un amico di Cristo. Immagineremo di essere con l’apostolo Pietro e di guardare con lui ciò che sta accadendo, stazione dopo stazione. Le parole che ascolteremo, dopo la lettura biblica sono parole che noi immagineremo dette da Pietro. Lui ha cercato varie volte di convincere Cristo a fuggire dalla passione. Che fatica anche noi facciamo a capire il mistero della croce: di Cristo e nostra. È un amico, dunque Pietro: ci sarà di aiuto.


Pensieri dopo la Via Crucis

1. Abbiamo percorso il cammino della croce: via crucis. Esso è l’itinerario di ciascuno di noi verso la visione dell’amore: è la via che dobbiamo percorrere se vogliamo conoscere la verità circa l’amore.

È questa l’unica scienza di cui l’uomo ha un così grande bisogno da non poterne far senza. Egli infatti rimane a se stesso un enigma insolubile fino a quando non conosce, non esperimenta, non incontra l’amore. Dio si è fatto uomo per donarci questa conoscenza, per farci sperimentare il vero amore, per farci incontrare con l’amore in carne ed ossa. E l’amore in carne ed ossa è Gesù Cristo, e questi Crocefisso. La via Crucis è la via per giungere alla scientia Crucis, cioè alla scientia Amoris.

2. Abbiamo scelto di percorrere, questa sera, il cammino della Croce assieme a Pietro: abbiamo ascoltato lui che ci guidava stazione dopo stazione. Nostro fratello Pietro!

Nostro fratello, quando ha cercato di convincere Gesù a non mettersi sulla via crucis; a percorrerne un’altra. Nostro fratello! Noi pensiamo che la sofferenza non sia adeguata a niente; che essa non abbia assolutamente alcun senso: "Dio te ne scampi", disse a Gesù nostro fratello Pietro. Ma più tardi egli scriverà ai suoi fedeli parole di consolazione: "ma nella misura in cui partecipate alla sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare [1Pt 4,13]".

Nostro fratello Pietro, quando ha tradito per paura. Quante volte abbiamo tradito più o meno gravemente Cristo cui siamo legati dall’alleanza battesimale! Per opportunismo, per un falso concetto di tolleranza e rispetto verso l’altro. Pietro ha vissuto quella notte un’esperienza terribile: tradendo l’amore, ha tradito se stesso. L’uomo, ciascuno di noi, quando rompe quel legame colla verità manifestatagli dalla sua coscienza, moralmente uccide se stesso. E questo suicidio è peggiore di quello fisico: per vivere, tradire le ragioni per cui vale la pena di vivere.

Nostro fratello Pietro, quando in tutta sincerità ha potuto dire tre volte al Signore: "tu lo sai, io ti amo". Fratelli e sorelle, non il peccato come tale ci impedisce l’incontro con l’amore, ma la presunzione di chi pensa di non aver bisogno del redentore. È l’incredulità, è il voler vivere senza Dio, che spezza il legame colla Vita e coll’Amore. Nostro fratello Pietro, quando, dopo il tradimento, pianse amaramente e si sentì solo bisognoso di perdono. Sì, fratelli e sorelle, perché l’amore che questa sera abbiamo scoperto ha il volto della misericordia.

3. Carissimi fratelli e sorelle, in Cristo crocefisso vediamo tutto il male del mondo: quel male che non raramente può sembrarci essere l’ultima parola sul mondo, la forza che alla fine vince.

L’atto redentivo che Cristo ha computo sulla croce "costituisce il limite divino posto al male … [in esso] il male viene radicalmente vinto col bene, l’odio con l’amore, la morte con la risurrezione" [Giovanni Paolo II]. Pietro perdonato ha sentito in sé questa vittoria.

Nostro fratello Pietro, chiedi al Redentore questo dono anche per ciascuno di noi: di poter dire in verità nonostante tutti i nostri tradimenti, "Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo".