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VEGLIA DI PENTECOSTE
Cattedrale 17 maggio 1997

- Carissimi, quale grande esperienza stiamo vivendo! Stiamo vegliando: la veglia. E che cosa vuol dire “veglio”? vuol dire che mi sforzo di non vivere come se fossi addormentato, senza neppure rendermi conto che sto vivendo: senza, diciamo la grande parola, la coscienza di vivere. Vegliare significa vivere consapevolmente. Ma non solo questo. Uno può diventare consapevole di qualcosa, “vegliare” su qualcosa che non dipende da lui. Proviamo in questo momento a mettere le nostre dita sul nostro polso: noi sentiamo battere il nostro cuore, diventiamo consapevoli del movimento del nostro cuore. Ma esso non dipende da noi. Ecco: abbiamo scoperto la dimensione più profonda della veglia. Che cosa vuol dire: “veglio”? Vuol dire: voglio che la mia vita dipenda da me, voglio che essa sia la realizzazione di un progetto e non lasciata all’incrociarsi di varie casualità. In una parola: vegliare vuol dire essere persone libere.

- “Voi siete stati chiamati alla libertà”: voi, carissimi giovani, siete stati chiamati alla libertà! Quando? Nel momento del vostro battesimo fondamentalmente; in ogni momento in cui voi incontrare Cristo nei santi sacramenti; questa sera, durante questa veglia. Siete chiamati, cioè Cristo vi fa il dono di essere veramente liberi. In che modo? Nel modo seguente: “alitò su di loro e disse: ricevete lo Spirito Santo”. Quando Gesù dice “ricevete lo Spirito Santo”, è come se vi dicesse: “ricevete da me questa straordinaria libertà, quella libertà vera che lo ha portato nel mondo e che ho introdotto nella storia umana. Io stesso, Figlio di Dio mi sono fatto uno di voi, sono morto e risorto per voi per farvi dono della libertà alitando dentro di voi il mio stesso Santo Spirito”. Ma perché, qualcuno potrebbe chiedersi, devo ricevere da Cristo il suo stesso Spirito per diventare veramente, interamente libero?

- Ascoltare ancora S. Paolo: “purché questa libertà non divenga un pretesto”. Ma come, esiste una libertà che in realtà non è tale, ma è solo un pretesto? Non una libertà vera, ma qualcosa che si maschera da libertà? Carissimi giovani, sono sicuro che voi sentite un queste parole di S. Paolo, in queste domande un problema centrale della nostra giovinezza: cosa vuol dire essere liberi? Quando sono libero? Ed ora sentite come l’Apostolo continua il suo discorso: “siate a servizio gli uni degli altri”. La Parola di Dio non finisce mai di stupirci! Ma come, tu dici, essere liberi significa essere servi degli altri? ma la servitù non è il contrario della libertà?
La libertà a cui in questa veglia sei chiamato è, nel suo significato più vero, libertà di amare, libertà dell’amore: la vera e genuina libertà si attua nel dono di se stesso all’altro. La vera libertà è di coloro che si pongono a disposizione altrui, lasciando che altri dispongano di loro, perché si appartengono gli uni agli altri. Siete capaci di essere liberi in questo modo? è questo il dono che Cristo questa sera vuole farvi, infondendo in voi il suo Santo Spirito. Ma sappiate che dovrete andare controcorrente. “Vi sono diversi concetti di libertà. Tuttavia nel concetto di libertà dell’uomo ‘naturale’ si è concordi nell’affermare che libertà esiste là ove l’uomo disponga in ogni senso di sé, degli altri, delle circostanze esterne. Non tenere in pugno se stessi e il proprio mondo significa non essere liberi. La libertà del cristiano invece non si vede attuata là ove egli è padrone di se stesso e del suo mondo, ma ove, dimentico di sé e abbandonando se stesso, egli è a disposizione di Dio e degli altri uomini. Sono prigioniero e schiavo se sono vincolato a me stesso. In ciò è anche la morte, in cui si compie e si svela la presunta libertà di un’esistenza autonoma” (Heinrich Schlier, Lettera ai Galati, ed. Paideia, Brescia 1966, pag. 252).
Sì, miei carissimi giovani amici, Cristo questa sera vuole liberarvi dal vostro egoismo. Rendervi capaci di vivere nella dimensione del dono. E’ una dimensione più grande e più perfetta della stessa dimensione della legge morale, poiché “tutta la legge trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso”.

- Ma voi avete voluto vegliare questa sera sui frutti che produce questa libertà donatavi da Cristo collo Spirito Santo. Quali sono? Li avete bene richiamati. Quali sono i frutti di una falsa libertà? “fornicazione...”.
Carissimi ragazzi! Ancora una volta vi dico: la nostra Chiesa guarda a voi, anzi guarda se stessa in voi, in ciascuno di voi. Vi chiede di costruire la civiltà della libertà, dell’amore e di demolire la civiltà della schiavitù di un permissivismo relativista che vi sta devastando dal di dentro.
E la civiltà dell’amore è quella nella quale fruttificano amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. La civiltà della schiavitù è invece quella nella quale fruttificano la fornicazione, l’impurità, il libertinaggio, l’idolatria, le inimicizie, le divisioni, le orge cose del genere.

Vegliate: vegliate sulla vostra libertà perché sia capacità di dono; vegliate sul vostro cuore perché custodisca intatta la vostra capacità di amare; vegliate sulla nostra città perché rifiorisca in essa la gioia, la pace ed il gusto di essere pienamente liberi.