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VEGLIA DI PREGHIERA
31 dicembre 2000

Questa veglia di preghiera è carica di suggestione e di significato: essa ci immette nel terzo millennio dell’era cristiana. La parola di Dio ci illumina profondamente, ci svela la verità di questo momento e ci istruisce circa il modo con cui dobbiamo vivere questo tempo.

1. La certezza sulla quale deve fondarsi e nella quale deve radicarsi il nostro pellegrinaggio terreno, è enunciata da S.Paolo: "noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio , che sono stati chiamati secondo il suo disegno". Nel tempo Dio, il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, realizza un disegno. Nel tempo niente avviene per caso. La Storia non è come una sorta di tela di Penelope che l’uomo fa e disfa, non sapendo se il suo desiderato giungerà. Nella Storia Dio costruisce un disegno: creare un’umanità ad immagine del Figlio, primogenito di molti fratelli, "ricapitolare" tutto in Cristo [cfr. Ef 1, 10]. Noi siamo qui questa sera perché siamo certi di questo. Le parole profetiche non sono per noi utopia, ma promessa sicura poiché la fedeltà del Signore dura in eterno: la Storia è lo splendore della gloria di Cristo. La fedeltà di Dio ne è garanzia piena.

Ma la costruzione del Regno di Dio dentro la Storia avviene in un modo sconcertante: la pagina paolina [Rom 8,17-30] lo descrive. Essa deve quindi essere da noi profondamente assimilata: da noi che viviamo dentro alle contraddizioni della Storia e dentro al dramma della vita. Un dramma sempre a rischio di trasformarsi o in tragedia o in commedia.

La Storia umana e la creazione tutta è attraversata da tre "gemiti": il gemito della creazione ["tutta la creazione geme e soffre"]; il gemito dei credenti ["anche noi… gemiamo interiormente"]; il gemito dello Spirito Santo ["lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili"]. Lasciando per ora in disparte l’ultimo, dobbiamo notare subito che il gemito della creazione e dell’uomo non è il pianto ed il rantolo della morte, ma il pianto delle doglie del parto. Dentro a questo gemito ed attraverso questo gemito si sta costruendo la nuova umanità. Non è che la vita cominci ad essere partorita dopo i dolori del parto; è durante ed attraverso i dolori del parto che la vita appare, viene alla luce. Se infatti rileggiamo con attenzione la pagina paolina noi costatiamo che identico è l’oggetto della speranza dei credenti e la ragione del loro gemito, in intima connessione con l’intera creazione. È il loro un gemito che spera ed una speranza che geme. Per i credenti l’oggetto della speranza è la "redenzione del corpo". Questa ovviamente non significa liberazione dal corpo, ma liberazione da questo corpo "condannato senza scampo", da questo "corpo di morte"[7,24]. Positivamente, piena ed integra redenzione della nostra persona.

La redenzione del corpo non potrà non coinvolgere l’intera creazione. Essa partecipa della stessa condizione dei credenti: la redenzione del corpo di questi non può essere separata dalla liberazione del cosmo dalla corruzione. Il cosmo e l’uomo hanno sempre lo stesso destino. Nel passato: il peccato dell’uomo ha trascinato nella rovina. ["caducità" e "corruzione"] anche il cosmo; nel presente: la speranza dell’uomo coinvolge anche la natura; nel futuro: il cosmo sarà liberato perché possa entrare anch’esso nella libertà dei figli di Dio, come viene descritto dal profeta nella prima lettura.

Questo doloroso "parto" della gloria di Cristo, che avviene attraverso il gemito dei credenti è sostenuto dai "gemiti dello Spirito Santo". Dentro alle difficoltà della storia noi non sappiamo che cosa e come fare: non sappiamo quali scelte liberino la creazione dalla schiavitù e dalla corruzione, e ci introducono nella libertà dei figli di Dio. E’ lo Spirito che illumina i credenti e dona loro la forza. Ma non solo: è lo stesso Spirito che "geme" in un modo umanamente inesprimibile.

La rivelazione non ci lascia del tutto all’oscuro sui contenuti di questo gemito dello Spirito. L’Apocalisse ci rivela il contenuto essenziale di questa preghiera: "Lo Spirito e la Sposa dicono al Signore Gesù: vieni" [22,17]. La Chiesa nella sua preghiera, nella quale è lo stesso Spirito a pregare; nella sua azione, nella quale è lo stesso Spirito a guidarla [cfr. Rom 8,14], tende verso alla venuta del Signore. E’ sostenuta dalla speranza, la speranza del Regno di Dio. "Nella prospettiva del terzo Millennio dopo Cristo, mentre "lo Spirito e la Sposa dicono al Signore Gesù: vieni", questa loro preghiera è carica, come sempre, di una portata escatologica, destinata a dare pienezza di significato anche alla celebrazione del grande Giubileo. E’ una preghiera rivolta in direzione dei destini salvifici, verso i quali lo Spirito Santo apre i cuori con la sua azione attraverso tutta la storia dell’uomo sulla terra" [Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Dominum et vivificantem 66, 4; EE8/ ].

2. Dentro a questa Storia, così "equipaggiati", dobbiamo chiederci quali sfide dobbiamo soprattutto affrontare ora che siamo entrati nel terzo millenio. Esse mi sembra che siano soprattutto le seguenti.

La sfida del nichilismo: essa consiste nella negazione di un originario rapporto della nostra ragione colla realtà. Negazione che comporta una considerazione della realtà medesima alla stregua di un’illusione o di un gioco, le cui regole sono frutto di pura convenzione.

La sfida del cinismo morale: negata ogni consistenza alla realtà, scompare il senso della "divaricazione" fra bene/male, e con ciò il gusto della scelta libera. Ogni scelta ha lo stesso significato, e pertanto nessuna scelta ha significato. L’etica, intesa come passione per la custodia dell’umano, è estinta.

La sfida dell’individualismo sociale: è il risultato delle due posizioni precedenti. La convivenza è coesistenza di egoismi opposti. Questa definizione del sociale umano è ritenuta valida per ogni società umana: dal matrimonio alla convivenza fra i popoli. È la sfida alla carità cristiana.

È possibile raccogliere questa triplice sfida sotto una sola "cifra"? Forse sì. È la "cifra" della libertà, misura della dignità e della grandezza dell’uomo: è la questione del significato ultimo del nostro essere liberi, sia nella nostra dimensione individuale, sia nella nostra dimensione sociale.

Ci sono poi dei luoghi in cui "il fare i conti" con queste tre sfide diventa inevitabile. Questi luoghi sono la famiglia, l’educazione della persona, l’impegno politico.

Carissimi, entriamo nel terzo millennio. Il tracciato da percorrere dentro esso non è diverso da quello di Cristo. La sicura prospettiva futura del regno di Dio è in stretto rapporto col nostro presente crocifisso e crocifiggente. L’eredità è assicurata, "se è vero, come è vero, che soffriamo con Lui per essere con Lui glorificati" L’ingresso del Regno nella storia coincide colla nostra condivisione del destino di Cristo crocifisso: la speranza cristiana "è pianta che attecchisce sulla via crucis" [G.Barbaglio, La teologia di Paolo. Abbozzi in forma epistolare, EDB ed. Bologna 1999, pag.656].

Dunque: procedamus in pace – in nomine Christi.