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Veglia di Pentecoste
Cattedrale, 26 maggio 2012

1/ Rom 8, 5 – 2/ Adv. Haer. 3, 17, 1-3

1. La parola che il Signore ci ha detto attraverso l’apostolo Paolo, ci offre una chiave di lettura della storia e della vicenda umana che va molto più in profondità delle analisi cui siamo abituati.

La lettura dell’Apostolo inizia dalle singole persone umane. Potremmo dire: dalla biografia di ciascuno.

Ciascuno di noi può trovarsi in una delle due condizioni connotate da S. Paolo nel modo seguente: "essere nella carne" - "essere nello Spirito" [cfr. v. 9]. Fate bene attenzione. Non pensate subito a due modi di agire; si parla di due modi di essere, che sono certamente anche sorgente di due modi di vivere e quindi di comportarsi, ma che sono prima e soprattutto costitutivi della "natura" della persona.

L’"essere nella carne" denota la condizione di chi, essendo intimamente, nel pensiero e nel cuore, estraneo e contrario al progetto di Dio, costruisce un’esistenza che non può piacere a Dio [cfr. v. 8]. L’esito, alla fine, è la morte come orizzonte ultimo e definitivo della vita.

L’"essere nello Spirito" denota la condizione di chi appartiene a Cristo, nel pensiero e nel cuore, e vive in Lui, con Lui, e come Lui.

La carne e lo Spirito sono dunque "come due principi definitori, e insieme come due criteri operativi, che stanno a fondamento di due opposte identità personali ed esistenziali" [R. Penna, Lettera ai Romani II, EDB, 2006, 149]: due modi di essere, due modi di operare, due modi di vivere.

La persona umana non è un individuo isolato, ma vive costruendo relazioni con gli altri: crea una società. Essa poi vive, si colloca in un rapporto costante colla realtà dando origine alla cultura; la cultura infatti è il modo propriamente umano di collocarsi nella realtà.

Ritroviamo i due modi di essere e di operare di cui parla l’Apostolo, nella dimensione interiore e soggettiva della persona, ma anche e di conseguenza nella sua dimensione oggettiva. Sia l’"essere nello Spirito" sia l’"essere nella carne" si concretizzano come contenuto della civiltà e della cultura. Anche nella cultura si incrociano e si scontrano, fino alla fine dei tempi.

Esiste una società, una cultura "secondo la carne", ed esiste una società, una cultura "secondo lo Spirito". Esse si mescolano fra loro, si combattono anche in vari modi. È questo il modo proprio del credente di leggere e di interpretare la storia.

Con quali caratteristiche oggi si presenta la società, la cultura "secondo la carne"? La risposta a questa domanda richiederebbe lungo tempo. Mi limito dunque ad alcuni tratti essenziali.

Il primo e il più grave è il tentativo di costruire un sociale umano come se Dio non esistesse, sostenendo che il rapporto dell’uomo con Dio deve essere confinato nella sfera del privato. Il confino di Dio è andato occupando – né poteva essere diversamente – uno spazio sempre più limitato; il "privato" abitato dal rapporto con Dio è andato sempre più restringendosi, così che l’humanum è andato via via perdendo il suo senso religioso. La conseguenza è stata una reinterpretazione, una ricostruzione interpretativa dell’humanum medesimo prodotte solamente dalla libertà dell’uomo. Ma da una libertà priva di ogni riferimento alla verità.

È la negazione pura e semplice del mistero dell’Incarnazione: di un Dio cioè che si interessa troppo delle vicende umane.

2. S. Ireneo ci ha appena detto che il dono dello Spirito ci rinnova facendoci passare dall’antichità alla novità di Cristo. "Al culmine del mistero pasquale, il Figlio di Dio, fatto uomo e crocefisso per i peccati del mondo, si è presentato in mezzo ai suoi apostoli dopo la risurrezione, ha alitato su di loro e ha detto: Ricevete lo Spirito Santo. Questo soffio continua sempre. Ed ecco, "lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza"" [Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Dominum et vivificantem 57, 3]. L’Apostolo ci ha detto: "Voi … non siete nella carne ma nello Spirito, dal momento che lo Spirito abita in voi".

È questa presenza la radice, il fondamento e la forza della vostra missione: "avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni … fino agli estremi confini della terra" [At 1, 8], ha detto Gesù ai suoi discepoli. Voi portate dentro al mondo "costruito secondo la carne" la nuova creazione ricostruita "secondo lo Spirito".

A tale scopo è particolarmente importante che abbiate una consapevolezza forte che la presenza in voi dello Spirito, la vostra appartenenza a Cristo nella Chiesa, ha una modalità propria ed inconfondibile: la modalità secolare [cfr. Cost. Dogm. Lumen gentium 31; EV 1, 363]. Dobbiamo temere molto una Chiesa clericale. Che cosa significa "modalità secolare"?

Significa che siete chiamati a ordinare, dal di dentro, le realtà di questo mondo "secondo lo Spirito", secondo cioè il progetto di Dio in Cristo.

Il vostro essere nel mondo non è solo un dato di fatto: è un dono, una vocazione, una missione.

3. Vorrei allora sottolineare brevemente, e così concludere, alcuni orientamenti fondamentali per non compromettere la vostra missione.

- La proposta cristiana non è utile alla costruzione di un mondo veramente umano, ma è indispensabile. Essa cioè non è auspicabile semplicemente perché può diffondere dei valori, senza dei quali i rapporti sociali diventano difficili da vivere. Essa è necessaria perché l’uomo, l’humanum nella sua interezza deve essere rigenerato non semplicemente nei suoi comportamenti, ma nel suo essere medesimo.

- La proposta cristiana non si propone dunque perché è socialmente utile, o perché risponde ai desideri dell’uomo o altro. Si propone perché è vera. Essa pertanto non si impone egemonicamente: il suo metodo non è l’egemonia. Essa si propone alla persona che desidera sapere la verità circa il suo bene. Paolo dice che "annunziando apertamente la verità, ci presentiamo davanti ad ogni coscienza" [2Cor 4, 2]. La proposta cristiana è letteralmente dia-logica: instaura un vero confronto con ogni uomo. Non nel senso di un dialogo vacuo inteso solo come scambio salottiero di opinioni.

- La proposta cristiana richiede in chi la propone dentro al mondo, cioè in voi, una fede istruita. Essa non è una forma vuota, un’attitudine che può ricevere qualsiasi contenuto, secondo i gusti del singolo. È il Magistero della Chiesa che trasmette autenticamente ed autorevolmente il deposito della divina Rivelazione. È solo questo divino deposito che ci istruisce circa la verità di Dio e dell’uomo; e che lo Spirito di Cristo interiorizza in ciascuno di voi, divenendo principio della nuova creazione.

La Chiesa in questo giorno santo non vive solo il ricordo di un fatto passato. L’evento della Pentecoste accade nell’oggi della fede e della celebrazione liturgica. Restiamo sempre nel Cenacolo con Maria; la forza dello Spirito scenderà su di noi, e saremo testimoni di Cristo fino ai confini della terra.