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Veglia di Pentecoste

Cattedrale di S. Pietro, 26 maggio 2007

Carissimi amici di ogni associazione e movimento ecclesiale, nell’imminenza ormai delle molteplici celebrazioni che caratterizzeranno il Congresso Eucaristico, era giusto che il nostro annuale incontro avvenisse davanti all’Eucarestia solennemente esposta.

Ma non si tratta solo di una coincidenza casuale. Esiste infatti un rapporto molto profondo fra il mistero eucaristico e la realtà delle associazioni e dei movimenti nella Chiesa, rapporto sul quale vorrei brevemente attirare la vostra attenzione.

1. L’Eucarestia è il permanere del dono che Cristo fa di se stesso alla sua Sposa, la Chiesa. L’Apostolo ci dice: "Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola" [Ef 5,25-26]. L’Apostolo narra un avvenimento in cui la Chiesa è coinvolta perché destinataria di un dono, e che accade ogni volta che celebriamo l’Eucarestia.

Uno dei segni principali dell’amore di Cristo per la sua Chiesa, siete voi: sono le associazioni e i movimenti. Il frutto dell’autodonazione eucaristicamente sempre presente di Cristo alla Chiesa è il dono dello Spirito Santo: voi siete l’opera dello Spirito Santo. Siete infatti nati non da una volontà organizzativa della sacra Gerarchia, ma siete stati originati dall’incontro con Cristo dei vostri fondatori e quindi, ultimamente, dallo Spirito Santo.

Nell’avvenimento delle vostre fondazioni, della vostra origine, c’è qualcosa di molto grande, che mi è gradito dirvi ispirandomi alla prima lettura che abbiamo fatto.

Normalmente ogni associazione ed ogni movimento ecclesiale viene causato nella Chiesa dallo Spirito Santo quando per varie ragioni la proposta cristiana comincia, a causa di noi che la facciamo, a diventare qualcosa di faticoso, di opprimente, di noioso, di non attraente. Lo Spirito dice al fondatore: "profetizza su queste ossa e annunzia loro: ossa inaridite udite la parola del Signore". È da questo impulso profetico depositato nei vostri fondatori che voi siete nati.

Custodite sempre questa nativa freschezza; dite la bellezza della proposta cristiana; non ripiegatevi mai su voi stessi; nella vostra esperienza di fede risplenda sempre quel fascino di Cristo cui il cuore umano difficilmente resiste. Il cristianesimo non è la "dedizione ad una causa" ma la "commozione per una Persona".

2. La parola di Ezechiele ascoltata davanti all’Eucarestia solennemente esposta ci introduce ad una comprensione più profonda della narrazione dell’evento della Pentecoste, ascoltata nell’ultima lettura. La pagina degli Atti si illumina ulteriormente nel confronto colla narrazione della costruzione della torre di Babele.

Tutta la Chiesa è inviata in missione. Ma la dimensione missionaria appare con particolare evidenza nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali. Voi esistete perché la vittoria di Cristo risorto rigeneri l’umanità di ogni uomo devastata dal peccato; perché ricostruisca l’unità nell’umanità disgregata, perché ridia senso al tribolato itinerario dell’esistenza.

Considerando attentamente la condizione spirituale dell’uomo in Occidente, la pagina della torre di Babele ne diventa la chiave interpretativa più penetrante. Il disegno dell’uomo di costruire la città "per farsi un nome", a gloria dell’uomo "come se Dio non ci fosse", è giunto al capolinea: quello descritto esattamente dalla pagina biblica. Un mondo di estranei gli uni agli altri, che parlano e parlano senza dirsi più niente. Come aveva già detto un grande poeta del secolo scorso, T.S. Eliot.

"O generazione sciagurata di uomini illuminati,
traditi nei grovigli delle vostre ingenuità,
venduti dai proventi delle vostre invenzioni:
vi ho dato mani che voi distogliete dall’adorazione,
vi ho dato la parola e per voi è chiacchiera continua,
vi ho dato la mia Legge e voi stipulate contratti …
Molto leggete, ma non la Parola di Dio,
molto costruire, ma non la Casa di Dio".

[La Roccia, ed. BVS, Milano 2004, pag. 75]

È lo Spirito Santo che vi manda. E lo fa oggi colle parole del S. Padre Benedetto XVI: "Portate la luce di Cristo in tutti gli ambienti sociali e culturali in cui vivete. Lo slancio missionario è verifica della radicalità di un’esperienza di fedeltà sempre rinnovata al proprio carisma, che porta oltre qualsiasi ripiego stanco ed egoistico su di sé. Illuminate l’oscurità di un mondo frastornato dai messaggi contraddittori delle ideologie! Non c’è bellezza che valga se non c’è una verità da riconoscere e da seguire, se l’amore scade a sentimento passeggero, se la felicità diventa miraggio inafferrabile, se la libertà degenera in istintività. Quanto male è capace di produrre nella vita dell’uomo e delle nazioni la smania del potere, del possesso, del piacere! Portate in questo mondo turbato la testimonianza della libertà con cui Cristo ci ha liberati (cfr Gal 5,1). La straordinaria fusione tra l’amore di Dio e l’amore del prossimo rende bella la vita e fa rifiorire il deserto in cui spesso ci ritroviamo a vivere. Dove la carità si manifesta come passione per la vita e per il destino degli altri, irradiandosi negli affetti e nel lavoro e diventando forza di costruzione di un ordine sociale più giusto, lì si costruisce la civiltà capace di fronteggiare l’avanzata della barbarie. Diventate costruttori di un mondo migliore secondo l’ordo amoris in cui si manifesta la bellezza della vita umana".

3. Un’ultima riflessione: non ultima di importanza. Le associazioni e i movimenti sono doni fatti alla Chiesa. Essi quindi portano dentro di sé l’intima esigenza ad inserirsi organicamente dentro la Chiesa così da costituirne effettivamente elementi di edificazione attorno al centro visibile dell’unità: il Papa, ed il Vescovo nella sua Chiesa particolare.

Evitando sue scogli: l’uniformità che spegnerebbe l’incomparabile originalità di ogni carisma; l’affermazione di se stessi che disgrega il corpo ecclesiale. La vita di ogni vivente, anche della Chiesa, sussiste in questa tensione polare, che non è né deve essere conflitto o separazione: la tensione fra identità e novità; fra custodia e movimento.

La tensione può essere mantenuta perché nella Chiesa non c’è contrapposizione fra carisma ed istituzione, dal momento che le istituzioni ecclesiali essenziali sono carismatiche e i carismi sentono il bisogno di istituzionalizzarsi se vogliono avere coerenza e continuità.

Miei cari amici, mi piace concludere con un testo di Giovanni Paolo II. "In mezzo ai problemi, alle delusioni e alle speranze, alle diserzioni e ai ritorni di questi tempi, la Chiesa rimane fedele al mistero della sua nascita. Se è un fatto storico che la Chiesa è uscita dal Cenacolo il giorno di Pentecoste, in un certo senso si può dire che non lo ha mai abbandonato" [Enc. Dominum et vivificatem 66,1].

Che le associazioni ed i movimenti ecclesiali aiutino ogni giorno questa santa Chiesa di Bologna a rimanere sempre nel Cenacolo, a portarlo sempre nel cuore! Nel Cenacolo si celebra l’Eucarestia e quindi si riceve sempre lo Spirito Santo, che le impedisce di divenire un campo di ossa aride.