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Veglia di Pentecoste 
Cattedrale, 23 maggio 2015


Il processo che ha come imputato Gesù continua anche oggi. Dal tempo della testimonianza resa dagli Apostoli alla Sua venuta nella gloria non ha mai cessato di tenere le sue sedute. 

Il processo a Gesù si fa particolarmente evidente nel processo ai suoi martiri, non raramente condannati come Lui alla morte.

Processo a Gesù – processo ai suoi martiri: Gesù lo aveva previsto, e per questo fa a noi suoi discepoli il dono dello Spirito, che «convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio». Lo Spirito Santo, attraverso la testimonianza dei martiri, dimostrerà al mondo - «convincerà il mondo» - che l’incredulità nella parola di Gesù è il vero peccato; che Cristo è il Principio e la Fine, costituito Signore di tutto e di tutti.

Nel libro dell’Apocalisse si dice che il principe di questo mondo è precipitato, perché i martiri «lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio, poiché hanno disprezzato la vita fino a morire» [cfr. Ap 12, 10-12].

I martiri partecipano alla vittoria di Cristo sul Satana che seduce tutta la terra. La vittoria di Cristo, già accaduta sulla Croce, continua nel tempo e si rende presente oggi attraverso i martiri. Se il Satana continua ad essere sconfitto fino ad oggi lo si deve ai martiri che anche oggi “disprezzano la loro vita fino a morire”.

Essi usano due armi: il sangue dell’Agnello e la parola della loro testimonianza. Lo Spirito Santo testimonia nella coscienza dei martiri di ieri e di oggi che la Croce di Gesù, il suo Mistero pasquale, è stato il momento decisivo dello scontro: il martire è radicato in questa certezza. Partecipando all’evento pasquale compiuto da Gesù, il martire ha solo lo strumento della “parola della sua testimonianza”.

La vittoria di Cristo che penetra anche nelle nostra storia quotidiana attraverso i martiri di oggi, ha un prezzo. La vittoria di Cristo si prolunga perché si prolunga il sacrificio della vita dei martiri. La testimonianza diventa parola totale, piena, vissuta fino all’estremo dell’amore [cfr. Gv 12, 25]. Anche oggi risplende il paradosso della vittoria cristiana, ottenuta mediante e nella morte. E’ ben diversa dalla vittoria delle forze di questo  mondo: vittoria apparente e fragile, mentre la vittoria dei martiri è definitiva.

Cari fratelli e sorelle, la testimonianza che Gesù rese alla verità nel processo davanti a Pilato, mediante il dono dello Spirito Santo continua anche oggi a risuonare nella Chiesa e nel mondo, attraverso i martiri. Nella Chiesa, perché essa custodisca il comandamento di Dio; tenga saldi nella sua coscienza il nome e la fede in Gesù; non si distacchi mai dalla Parola udita fin dal principio. Nel mondo, perché lo Spirito lo convinca quanto al peccato di non credere, e alla ingiustizia che non riconosce l’opera di Dio in Gesù.

Ma non possiamo, specialmente in certi momenti, non chiederci con coloro che sono immolati: «fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e verace, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue?» [Ap 6, 10].

Fino a quando? Fra la vittoria dell’Agnello immolato e dei martiri e il giorno in cui il Sovrano farà giustizia, c’è la storia, nella quale il Satana continua a sedurre la terra ed ingannare i deboli. Ma i martiri ci indicano la via per non essere sedotti dal Satana: tenere ferma nella nostra coscienza la testimonianza di Gesù; custodire nella nostra memoria la testimonianza dei martiri di oggi, che ci hanno fatto riascoltare la testimonianza resa a Pilato da Gesù.

II

«Ti sei seduto a una grande tavola; sta bene attento a ciò che ti è messo davanti, perché bisogna che anche tu prepari altrettanto» [cfr. Pro 23, 1].

Cari amici, avete ascoltato il commento profondo di S. Agostino a questo testo biblico. Ognuno di noi si siede ad una grande tavola, la tavola dell’Eucarestia. Ognuno di noi nella fede stia bene attento a ciò che gli è messo davanti come cibo: il Corpo di Cristo offerto in sacrificio ed il suo Sangue effuso per la remissione dei peccati. La fede ci fa vedere che cosa accade quando ci sediamo alla grande tavola eucaristica: il dono che Cristo fa di sé stesso perché il mondo sia salvato, perché il potere di Satana di sedurlo sia sconfitto.

Bisogna che anche ciascuno di noi prepari lo stesso cibo nel mondo presente. Che anche ciascuno di noi faccia risuonare nella propria vita la testimonianza alla Verità che Gesù ha dato: che ciascuno di noi sia martire.

Al riguardo la parola di Gesù non lascia dubbi: «se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi…Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» [Gv 15, 7]. Questa Parola ci dice che il martirio è la definizione della normalità della vita cristiana: ogni cristiano è per definizione martire. Ciò non significa che ogni cristiano deve subire il martirio cruento, come abbiamo visto accadere in queste settimane ai nostri fratelli nella fede. Ma ognuno di noi deve pensare di fronte al sangue di questi fratelli: “ecco la manifestazione esterna di quella forma interna di vita in cui anch’io vivo in Cristo”.

Non vi sto facendo un’esortazione all’eroismo nel senso umano, etico del termine. In questo l’eroismo del martire cristiano è profondamente diverso da quello dell’Antica Alleanza. Il martire cristiano che è ciascuno di noi, parte dal luogo dove già dimora definitivamente Gesù: «sta bene attento a ciò che ti è messo davanti». Riflettiamo attentamente su questo.

Il martirio non è un incidente che potrebbe essere evitato con una politica di tolleranza meglio impostata, con un dialogo più accorto. No: il martirio è una necessità intrinseca al piano divino di salvezza. Esso – il piano divino di salvezza – nasce dall’amore di Dio per il mondo: «Dio ha tanto amato da donare il suo Figlio unigenito». Di qui la necessità che il discepolo di Gesù viva la sequela di Gesù come missione. Non si può vivere la propria vita come missione se non condividendo la situazione di bisogno in cui vive l’uomo; se non bruciando di una vera passione per tutto ciò che è l’humanum, perché risplenda nella sua originaria verità; perché sia difeso da ogni deturpazione. Un cristiano che si ritira in se stesso, tradisce Cristo perché rifiuta la sua vocazione al martirio. Un cristiano che puzza di sagrestia, emana odore di morte.

Ma nello stesso tempo il mondo giace tutto sotto il potere di Satana; i regni di questo mondo sono proprietà di Satana, ed egli farà di tutto per non essere privato del suo regno, per non essere “cacciato fuori”. E non si può venire a patti con questo mondo. «Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l’iniquità, o quale collaborazione tra la luce e le tenebre? Quale intesa fra Cristo e Beliar, quale collaborazione tra un fedele ed un infedele?» [2 Cor 6, 14-15] .

Il martirio è la presenza nello stesso attimo e dell’amore di Gesù che dona se stesso nel martire e dell’odio del mondo che non vuole essere salvato dal Crocefisso. E’ per questo che il martire non deve più preoccuparsi di dire parole sue, umane, ma deve lasciare parlare in sé lo Spirito Santo [cfr. Mt 10, 20].

Cari fedeli, oggi la Chiesa in Occidente sta ammalandosi della peggiore delle malattie: la perdita del sistema immunitario che sa distinguere ciò che la fa morire da ciò che la fa vivere. E’ la perdita della capacità di giudicare alla luce della fede.

Come viene inoculata questa malattia? Facendo credere che la proposta cristiana possa essere misurata e dettata dalle inchieste, dai questionari, dalle statistiche, da ciò che dicono i media; facendo credere che il martirio come forma di vita non è più un’eventualità, purché si trovi un minimo comune denominatore e si chiuda la propria fede nell’interiorità.

Dobbiamo ringraziare il Signore per i martiri, perché attraverso essi Egli ci indica qual è la strada della vita.

“Beati coloro che hanno portato il Regno di Dio, amando il regno dell’uomo” [J. Zverina, in H.U. von Balthasar, L’impegno cristiano nel mondo, Jaca Book, Milano 1971, pag. 145].

«Ti sei seduto a una grande tavola, sta bene attento a ciò che ti è messo davanti, perché bisogna che anche tu prepari altrettanto». Amen. Vieni Signore Gesù.