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Veglia delle Palme
San Petronio, 23 marzo 2013


I

Carissimi giovani, avete ascoltato l’inizio di una presenza dentro la storia, che è divenuta sempre più visibile: la presenza cristiana.

Saremmo subito tentati di pensare che una tale presenza possa aver avuto inizio da una grande manifestazione di potenza, o da una conquista militare ben riuscita, oppure da violenze esercitate sulle persone.

Niente di tutto questo. Tutto nasce da un ordine dato da Gesù, il Signore risorto, a dodici persone. Sono forse le qualità di queste persone a spiegare il diffondersi dell’evento cristiano? Affatto: erano persone di umili condizioni e poco istruite.

E’ la forza di Colui che li manda: "a me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra". Di quale potere si tratta?

Vi ricordate quale è stata – secondo il Vangelo di Luca – la seconda tentazione con cui Satana insidiò la libertà di Gesù? "Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri davanti a me tutto sarà tuo" [Lc 4,6]. E Gesù lo cacciò da sé.

Davanti a Pilato che lo giudicava, Gesù disse: "il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai giudei" [Gv 18,36].

Dunque il potere che è stato dato a Gesù "in cielo e in terra" è diverso dal potere che vediamo: il potere economico e finanziario; il potere politico; il potere di chi possiede i mezzi della comunicazione sociale.

Ma, infine, quale potere ha Gesù? Ci sono soprattutto due detti di Gesù che ci aiutano a rispondere.

Il primo lo troviamo sempre nel dialogo di Gesù con Pilato. Eccolo: "io sono re! Per questo io sono nato e per questo sono venuto al mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce" [Gv 18,37].

"Ascoltare la voce di Gesù" significa diventare suoi discepoli. Per ascoltare la voce di Gesù, occorre che la persona sia profondamente orientata verso la verità. Cari giovani, se uno ha sete va alla ricerca di una bevanda. Se uno ha desiderio di essere nella verità, va alla ricerca di Gesù. Perché? Perché Egli è colui che testimonia la Verità.

Ma forse potreste dire con Pilato: "che cos’è la verità?". Ascoltiamo un altro detto di Gesù: "quando sarò innalzato da terra [=quando sarò crocifisso], attirerò tutti a me". Chi è più debole, più esposto, più fragile di un crocifisso? Gesù dice che è dalla croce che esercita il suo potere di attrazione. Perché? Perché ci rivela l’amore per ciascuno di noi. "L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non si incontra con l’amore, se non lo sperimenta e lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente" [Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptor hominis 10; EE 8,28].

Ecco, ora abbiamo tutti gli elementi per capire quale potere è stato dato a Gesù "in cielo e in terra". E’ il potere proprio dell’Amore quando si rivela nella sua intera Verità. Gesù è la Verità dell’Amore: chi desidera amare in verità ed essere amato si sente attratto verso di Lui.

Gesù dice a quei dodici uomini di andare in tutto il mondo a "fare discepoli" di Gesù tutti gli uomini. Cioè: a dire l’Amore di Dio che si è rivelato in Gesù, per ogni uomo.

Ed infatti, uno di quei dodici, Giovanni, molti anni dopo, scriverà: "noi stessi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi" [1Gv 4, 16]. E Paolo, che non era presente sul monte, ma fu mandato da Gesù, scrive: "l’amore del Cristo [=che Cristo ci ha dimostrato] ci spinge al pensiero che uno è morto per tutti… Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono, non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e resuscitato per loro" [2 Cor 5,15]. Cari giovani: Giovanni, Paolo e dopo di loro innumerevoli altri, sono stati conquistati dalla verità dell’Amore che risplende in Gesù, e sono andati a dirlo ad altri.

Concludo con un testo di S. Agostino: "Ed ecco dove è Lui: è dove si gusta il sapore della Verità. E’ nell’intimo del nostro cuore" [Le Confessioni IV 12,18]. Ed un altro testo: "Senza l’Amore tu sei niente" [Comm. Vang. Giov. VI, 14].

Dalla conoscenza e dall’esperienza di un grande Amore è nato l’Evento cristiano.

II

Cari giovani, Gesù chiede anche a voi di entrare in questa grande "catena" di testimoni; di essere fra coloro che narrano questo evento. E’ possibile questo? Ma non è meglio nascondere nella propria coscienza l’esperienza di fede? Non è forse contro la tolleranza reciproca il presentare pubblicamente la propria fede cristiana? Proviamo a fare un po’ di chiarezza in questo groviglio di domande.

Cari amici, noi tutti sperimentiamo che siamo come istintivamente portati a condividere le grandi gioie. La gioia è minore se non abbiamo amici con cui condividerla. E’ la tristezza che chiude in se stessi; che ci imprigiona nella solitudine. "Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato" [At 4, 20], dicono Pietro e Giovanni al Sinedrio.

Potete entrare anche voi nella grande catena dei testimoni, la quale inizia da dodici uomini e si è continuata fino a noi? Certamente che lo potete, ma ad una condizione. Il testimone non viene chiamato in tribunale a fare lezioni: per questo ci sono le perizie. E’ chiamato a raccontare ciò che ha visto e/o udito. Pietro, Paolo, Giovanni, Agostino, Francesco, giù giù fino a Madre Teresa, a Giovanni Paolo II, hanno semplicemente raccontato "ciò che avevano visto e udito": l’Amore di Gesù per ogni uomo. Se volete essere testimoni, dovete dire "ciò che avete visto ed udito".

Come ora potete "vedere" l’Amore? Cari giovani, voi oggi incontrate l’Amore di Gesù nell’Eucarestia. Ma alla celebrazione dell’Eucarestia dovete partecipare in una grande atmosfera di raccoglimento; evitate musiche rumorose e assordanti. Dovete partecipare con profonda fede e ricevere Gesù con un cuore purificato, lasciandovi plasmare da Lui, e lasciando che Egli parli al vostro cuore.

Voi incontrate il grande Amore anche nel sacramento della Penitenza. E’ l’esperienza più commovente. Siamo spesso feriti dalla nostra invidia, dall’uso sregolato della sessualità, da un egoismo persistente. Le nostre ferite sono mostrate al Medico, a Gesù, nella confessione. Ed Egli le risana.

Voi incontrate il grande Amore leggendo la narrazione delle sue gesta. Esse infatti sono scritte in un libro: la S. Scrittura. Leggete quelle pagine sante; meditatele; pregatele. Sono state scritte per farci conoscere la Verità dell’Amore.

Essendo dunque circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che ci è di peso e il peccato che ci assedia, anche voi siate testimoni di Gesù,
"tenendo fisso lo sguardo su di Lui" [cfr. Eb 12, 1-2].

Ma forse a questo punto sentite dentro di voi una difficoltà, un luogo comune: in una società pluralista come la nostra, ciascuno si tenga le proprie convinzioni religiose nell’intimità della propria coscienza.

Cari giovani, i testimoni di Gesù – come già vi ho detto – dicono semplicemente ciò che è accaduto incontrando Gesù; narrano la storia di un grande Amore. Dovrebbe essere contrario al rispetto che si deve all’altro, desiderare di condividere la gioia? Se non lo vuole, può benissimo "girare le spalle".

Ma vorrei richiamare la vostra attenzione su un altro aspetto. Quale società, quale modo di stare assieme progettiamo se chiediamo che sia estinto fin dalla sua origine ciò che abbiamo di più grande nell’uomo: la ricerca della verità e del senso ultimo delle cose? Una società nella quale si devono neutralizzare e privare di ogni rilevanza pubblica le convinzioni della nostra coscienza, è la vera devastazione del modo propriamente umano di stare assieme.

Cari amici, se avete incontrato Gesù, non tacetelo; ditelo ai vostri amici. Se ancora questo incontro non è accaduto, continuare la vostra ricerca. Dio non voglia che siate fra coloro che non cercano neppure: sono i più irragionevoli e i più infelici.