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Veglia di preghiera
Seminario, 16 aprile 2013


Carissimi giovani, stiamo vivendo un grande momento di preghiera, questa sera. È la preghiera per ottenere luce nella nostra vita, la luce di cui abbiamo più bisogno: quella che indica il cammino della vita, la propria vocazione. Fra poco vedrete davanti a voi alcuni giovani che chiederanno alla Chiesa di essere aiutati in questo discernimento, dal momento che essi hanno buone ragioni per ritenere che il Signore Gesù li stia chiamando al servizio apostolico.

 

1. Ho scelto di sottoporre alla vostra meditazione e preghiera una pagina di
San Paolo. In essa non ricorre la parola "vocazione – chiamata", ma c’è un’espressione di una potenza immensa e che dice il nucleo essenziale di ogni vocazione: "io sono stato conquistato da Cristo".

Cristo, il Signore risorto, afferra ed occupa colui che chiama. Non pensate ad esperienze straordinarie, come fu per Paolo. Gesù agisce nel cuore della persona col suo Spirito. E lo Spirito nella sua dolce mitezza è di una potenza conquistatrice straordinaria. Il profeta Geremia – una vocazione molto drammatica e sofferta – ha narrato la stessa esperienza nel modo seguente: "tu mi hai sedotto, o Signore". Alla vostra età conoscete bene la potenza della seduzione.

Cari amici, fermatevi a riflettere su questo fatto. Nel mondo, fra le persone umane, fra di voi è presente Gesù risorto, il quale mediante il suo Spirito agisce nella vostra coscienza per "conquistarvi", per "sedurvi". È Lui, il Signore risorto, che prende l’iniziativa; non sei tu. Abramo non prende l’iniziativa di lasciare il suo paese; Mosè non si attribuisce il compito di liberare Israele; Maria non ha scelto di diventare la madre di Gesù; Matteo, come avete sentito, stava regolarmente facendo il suo lavoro e non pensava minimamente di seguire Gesù.

Esiste un fatto obiettivo che comunque dimostra che il Signore ha già messo in atto la sua campagna di conquista della vostra persona: il fatto che tu esisti. L’esistenza si spiega ultimamente col fatto che Dio ha un disegno su di te; che tu non esisti né per caso, né per necessità.

Avete sentito che terremoto causa nella vita di Paolo la conquista che Gesù ha operato della sua persona. La pagina evangelica è più sobria e dice semplicemente: "ed egli si alzò e lo seguì". Ma su questo, sulla risposta della nostra libertà, tornerò fra poco. C’è qualcosa che precede la nostra risposta, ed è di decisiva importanza.

Se è il Signore che prende l’iniziativa, che decide di entrare nella casa intima della tua persona, è fondamentale farsi trovare in casa. Agostino dirà di sé stesso che per anni non incontrò il Signore, perché …era fuori casa. Era fuori di se stesso.

Che cosa voglio dire concretamente? Devi essere interiormente silenzioso, ricettivo, in ascolto vero. Se la tua coscienza è sempre occupata nelle varie attività; se non ti chiedi mai: "ma perché il Signore mi ha chiamato all’esistenza", non sentirai mai la sua voce. L’ascolto, la preghiera silenziosa, l’adorazione eucaristica sono fondamentali. Se il Signore non ti trova in casa, passa oltre.

 

2. Di fronte alla chiamata, la persona deve rispondere. E qui entra in gioco in maniera più profonda la nostra libertà.

La pagina di S. Paolo si attarda maggiormente a narrare la risposta della libertà, della sua libertà. È una risposta che costituisce un vero e proprio terremoto della nostra vita.

Purtroppo noi sappiamo bene che cosa vuol dire terremoto; vuol dire distruzione degli edifici che esistono, e poi una grande fatica di ricostruzione. Fu così per San Paolo; è così per ciascuno di noi.

Sentite l’opera di distruzione: "Queste cose che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita. Anzi, ritengo che tutto sia una perdita…ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura". È crollato tutto!

Non crediate che sia vero solo di Paolo. Sentite come descrive la chiamata di Gesù, la conquista che Egli ha fatto della sua persona, un altro. "Egli è vivo ed efficace, e appena entrato dentro ha svegliato la mia anima che sonnecchiava; l’ha smossa, l’ha intenerita e ha ferito il mio cuore, che era duro e come pietra e malsano. Ha pure cominciato a sradicare e distruggere, a edificare e piantare, a irrigare quello che era arido, a illuminare quello che era tenebroso" [San Bernardo, Sermoni sul Cantico dei Cantici, Sermone LXXIV,6].

È vero anche di ciascuno di voi. Cristo ti chiama al sacerdozio? Tutto il modo di pensare, valutare va capovolto: non appartenerti più; il tuo essere grande consiste nel servire. Cristo ti chiama alla verginità consacrata? Dovrai pensare che la vera ricchezza è la povertà di Cristo; che la vera libertà è l’obbedienza alla sua Chiesa; che la tua sessualità trova nella verginità consacrata la sua realizzazione più splendida. Cristo ti chiama al matrimonio? Che lavoro di pulizia dovrai fare nel tuo cuore e nella tua mente, per liberarti da tutti i rifiuti tossici di una cultura ormai priva di stima per l’amore coniugale!

Ma la risposta alla chiamata esige anche un’opera di ricostruzione. Sentite ancora San Paolo. "Conoscere Lui, la potenza della sua resurrezione, la comunione alle sue sofferenze".

In questa risposta della libertà accade qualcosa di mirabile: una sorta di tensione fra la ricerca di Gesù e la dolcezza di una chiamata e di un incontro già accaduto. Ascoltate: "non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione, ma mi sforzo di conquistarla [=ecco la tensione della ricerca], perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù [=ecco la dolcezza dell’incontro avvenuto].

Ma forse il testo biblico che meglio esprime questa tensione insita in ogni vocazione, è un testo del Cantico dei Cantici.

"Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. "Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore del mio cuore". L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: avete visto l’amato del mio cuore?
Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò" [2,1-4].

Cari giovani, nonostante tutte le difficoltà e le paure che potete avere, un fatto è sicuro: Gesù, il Signore risorto vi ama, vi ha scelto, vi chiama. Apri la porta, e troverai la vera gioia.