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Veglia di preghiera delle Palme
15 marzo 2008


1. Miei cari giovani, avete sentito la narrazione di un incontro; un incontro che ha cambiato una persona: l’incontro di Paolo con Cristo.

Riflettete per un momento sulla vostra vita. Forse anche a voi è accaduto di fare un incontro che non vi ha lasciato come eravate prima. Sì, perché la nostra vita è sempre determinata nella sua forza più profonda dall’incontro con altre persone.

È possibile anche a ciascuno di voi oggi vivere la stessa esperienza di Paolo? Non dico nella sua forma esterna che avete sentito narrare, ma nella sua sostanza. È possibile oggi incontrare Gesù come persona vivente, ed in modo tale che la nostra vita ne sia cambiata?

Non voglio rispondere subito alla domanda, perché prima vorrei dirvi in che senso parlo di "cambiamento della vita". Prestatemi bene attenzione.

Non dovete pensare in primo luogo al cambiamento morale: "prima non agivo bene, ora comincio a comportarmi meglio". Non è questo il cambiamento di vita che accade in primo luogo a chi incontra Gesù.

Vi richiamo ancora alla vostra esperienza. Avete mai vissuto momenti di gioia vera, profonda, tale che vi ha fatto pensare: "come è bella la vita; che cosa grande è vivere!"? Non parlo di quei piaceri che vi lasciano la bocca più amara, dopo. Parlo di quei momenti nei quali avete "sentito" una perfetta corrispondenza fra ciò che il vostro cuore veramente desidera soprattutto e ciò che in quel momento vivevate. Ecco, questo è il vero cambiamento che accade quando uno incontra Cristo: trova ciò che cercava, anche forse senza saperlo. Per cui dirà S. Paolo: "per me vivere è Cristo"; e "non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me".

Ritorniamo allora alla domanda che avevamo lasciato in sospeso: è possibile oggi incontrare Cristo vivo in modo tale che accada in chi lo incontra quel cambiamento? Si, è possibile!

- In primo luogo, perché Cristo vi cerca, vi desidera, viene Lui incontro a ciascuno di voi. Come? In tanti modi. Ma io questa sera vorrei che prestaste attenzione ad uno di questi modi. Provate a chiedervi: ma che cosa soprattutto desidero? Notate bene: non vi ho chiesto "che cosa desiderate", ma "che cosa soprattutto desiderate". Non è forse vivere? Ma vivere non in qualsiasi modo; vivere una buona vita, non di qualità scadente. Ebbene, cari giovani, questo desiderio che voi sentite dentro di voi è il segno che Cristo vi sta già attraendo, perché Lui è questa Vita. Se voi mettete una calamita ed un pezzo di ferro vicini, il ferro si muove: perché? Perché è attratto. Così fa Gesù nei vostri confronti. Chi non lo vuole incontrare, deve fare violenza a se stesso.

- È possibile oggi incontrare Gesù in modo che la vostra vita sia cambiata, perché esiste un "luogo" dove è presente: è la Chiesa! Che cosa grande! La Chiesa che prende corpo nella vostra parrocchia, nel Movimento ecclesiale in cui vi riconoscete, nel volto e nella persona che vi guida colla sua testimonianza, è la presenza in mezzo a noi della persona di Gesù.

2. Proviamo ad immaginare che un ricercatore abbia finalmente scoperto la medicina che guarisce il tumore. Proviamo anche ad immaginare che questo la nasconda accuratamente perché nessuno venga a saperlo. Come dovremmo giudicare questa persona?

Carissimi giovani, chi ha incontrato Cristo, chi ha trovato Cristo, ha trovato un così grande tesoro che non può tenerlo solo per sé.

Essere discepoli di Gesù non è un fatto privato. Al contrario, il dono della fede chiede di essere condiviso.

"Siate miei testimoni", vi dice il Signore questa sera. E Gesù vi chiede di esserlo in primo luogo in mezzo ai vostri amici, giovani come voi che non hanno ancora incontrato il Signore. E voi sapete bene quali sono le insidie che minacciano i giovani oggi: il relativismo che vi induce a pensare che alla fine quando si cerca di rispondere alle grandi domande della vita, non esiste nessuna risposta vera; la paura del futuro che si presenta più col volto della minaccia che della speranza; la proposta di una libertà che si ritiene tale solo se non prende decisioni definitive. Dite ai vostri amici che, pur sentendo anche voi tutte queste insidie, vivere con Cristo nella Chiesa dona una gioia vera di vivere.

"Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato" [At 4,20], dicevano gli Apostoli. Neanche voi dovete tacere! Esistono luoghi e situazioni in cui solo voi potete portare vita, la vera vita, annunciando il Vangelo.

Accendete questa città col fuoco della vostra fede; ditele colla vostra vita che in Cristo essa può risorgere, e ritornare grande. Il suo futuro siete voi.

Vi ripeto ancora una volta ciò che Caterina da Siena scrisse ad un giovane come voi: "Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutta Italia, non tanto costì" [Le Lettere, ed. Paoline, Milano 1987, pag. 923].

Che la Madre di Dio vi ottenga la scienza, la capacità, la gioia del dono.