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Prima Veglia di Quaresima
Cattedrale di S. Pietro
12 febbraio 2005


Carissimi catecumeni, carissimi fedeli tutti, durante questa santa veglia, la prima del nostro cammino sacramentale, celebreremo il Rito dell’elezione. Esso riguarda direttamente e coinvolge personalmente solo i catecumeni. Tuttavia questo rito aiuta anche noi già iniziati ai divini misteri, a prendere coscienza più viva di una dimensione essenziale della nostra fede.

La parola divina ascoltata ci ha insegnato che la parola ELEZIONE connota sia un atto divino; stiamo celebrando e meditando l’elezione, la scelta compiuta dalla libertà divina; sia un atto umano: stiamo compiendo noi una scelta libera.

È una scelta divina: ne parla sia la prima lettura sia la seconda. Ci è stata rivelata una decisione divina. Essa è assolutamente libera; nessuna ragione né intrinseca al suo essere divino né ancor meno estrinseca costringeva il Signore a compiere questa scelta. È la decisione di allearsi con Israele in vista della nuova ed eterna alleanza che il Padre avrebbe siglato con Israele medesimo e con noi pagani nella morte e risurrezione del suo Unigenito. È la libera decisione di celebrare le nozze del suo Figlio con Israele e con tutta l’umanità. È la libera ed insondabile decisione di introdurre la persona umana nella stessa vita divina della SS. Trinità, rendendoci partecipi della stessa divina figliazione del Verbo. In Cristo Gesù ci ha eletti "prima della creazione del mondo, per essere santi ed immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi" [Ef 1,4 e 5a]. L’elezione divina è veramente un abisso insondabile di grazia, di misericordia, di amore, di fedeltà.

Ma questa sera noi vegliamo prendendo in considerazione anche la nostra elezione, l’elezione umana.

Carissimi catecumeni, carissimi fedeli tutti, in un certo senso anche l’elezione umana ha un aspetto di mistero non meno profondo, a cui forse non facciamo sufficientemente attenzione. Le nostre scelte ci sembra che riguardino sempre e solo beni e contenuti attinenti alla nostra vita terrena, ai rapporti colle altre persone, alle cose di cui abbiamo o sentiamo il bisogno. Ma la nostra libertà, la nostra capacità di scelta non si esaurisce in questo; è quanto la parola di Dio questa sera ci rivela. Ciascuno di noi è chiamato a scegliere il Signore o un idolo. La nostra libertà ci pone davanti a Dio stesso. Egli non vuole allearsi con degli schiavi; egli non impone il suo amore ai servi; egli propone la sua amicizia a persone libere, chiedendo di corrispondervi: "scegliete oggi chi volete servire", dice Giosuè. Come concretamente la persona umana compie questa scelta? Dio si rivela in Cristo: Dio si propone all’uomo in Cristo oggi mediante la predicazione del Vangelo fatta dalla Chiesa. È questa la provocazione divina fatta oggi all’uomo; fatta a voi catecumeni e a noi fedeli, con particolare intensità durante queste settimane di quaresima.

Voi catecumeni scrivendo il vostro nome manifestate la vostra libera elezione di corrispondere alla libera elezione divina; scegliete Cristo per rispondere alla libera elezione che di ciascuno di voi ha fatto il Padre, predestinandovi ad essere suoi figli.

Voi fedeli non pensate di poter essere cristiani senza aver mai deciso di diventarlo; non pensate di essere nell’alleanza con Dio in Cristo senza aver mai scelto di entrarvi.

Gli uni e gli altri siamo tutti sotto la stessa parola di Dio: "se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo". Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il tempo opportuno per la nostra conversione. "Perciò dobbiamo rendere grazie alla sua misericordia, perché ha invitato noi, indegni, a tali nozze. Ma dobbiamo stare attenti e temere che, quando il re sarà entrato nella sala delle nozze e avrà cominciato a osservare i commensali, non dica ad alcuno di noi…: "amico, come sei qui entrato senza veste nuziale". Cari catecumeni, preparatevi dunque a rivestirvi nel santo battesimo di Cristo Signore; cari fedeli, conserviamo integra e pura la veste di cui siete stati già rivestiti. A nessuno avvenga di essere ritenuto indegno di partecipare alle nozze dell’Agnello.