home
biogr.
english
español
français
한 국 어
1976/95
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017


UFFICIO VIGILIARE III DOMENICA DI AVVENTO (B)
Cattedrale, 10 ottobre 2005


1. Poniamoci questa sera alla scuola della parola profetica. Essa è in primo luogo una parola di rimprovero rivolto a chi si avvicina al Signore solo a parole e lo onora solo colle labbra, mantenendo però il cuore lontano da Lui. Carissimi fedeli, il "punto centrale" della nostra esperienza di fede è precisamente questo: la vicinanza del cuore al Signore; la vicinanza della propria persona al Dio dell’alleanza.

Tutti voi avete presente la magnifica scena della creazione dell’uomo dipinta da Michelangelo nella Cappella Sistina: il dito creatore di Dio si allunga fino quasi a toccare il dito proteso di Adamo reclinato. Il vero problema dell’uomo è di colmare quel vuoto. Tutta la storia della salvezza è costituita e dalle mani di Dio che donano e dalle mani dell’uomo alzate: il profeta ci avverte sul rischio che non si tocchino mai, perché l’uomo si avvicina solo a parole. È in Gesù che le due mani, quella divina e quella umana, si stringono e solo se noi viviamo in Lui manteniamo il cuore vicino a Dio.

2. Ma il profeta ci rivolge anche un secondo rimprovero: organizzare la propria vita prescindendo dal Signore. La parola profetica ci conduce a riflessioni profonde sulla nostra interiorità: "guai a quanti vogliono sottrarsi alla vista del Signore", poiché – come insegna la lettera agli Ebrei - "non c’è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto" [4,13].

È un invito forte, carissimi fratelli e sorelle, a purificare il nostro cuore. Il profeta paragona – come avete sentito – il rapporto dell’uomo a Dio al rapporto di un vaso a chi lo ha plasmato. Mediante il santo battesimo noi siamo già stati formati come creature nuove e ci è stato donato un cuore nuovo. La formazione di un cuore nuovo mediante il dono dello Spirito si è compiuta nel nostro battesimo e perfezionata nella cresima. Ora tocca a ciascuno di noi acconsentire sempre più a quest’opera meravigliosa: divenire ogni giorno più "creature nuove" (cfr. 2Cor 5,17), "ad immagine del nostro Creatore" (cfr. Col 3,10), "nella giustizia e nella santità della verità" [Ef 4,24].

3. Ma il profeta non ci rivolge solo parole di rimprovero. Termina il suo dialogo con noi con parole di consolazione.

Il Signore è sempre nella disposizione misericordiosa di compiere in ciascuno di noi grandi opere. I suoi doni sono riassunti dal profeta colle seguenti parole: "udranno in quel giorno i sordi le parole di un libro; liberati dall’oscurità e dalle tenebre gli occhi dei ciechi vedranno". È il dono dell’ascolto e della visione. Quando vogliamo dire che una persona si chiude sempre più in se stessa, si pone fuori dalla realtà, diciamo: "è come un sordo; è come un cieco". La grazia del Signore ci introduce nella realtà della nostra vocazione; nella consapevolezza della grandezza della nostra speranza. Con quale risultato? "gli umili di rallegreranno di nuovo nel Signore; i più poveri gioiranno nel Santo di Israele". Che questa promessa si compia in ciascuno di noi!