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VEGLIA III SABATO DI QUARESIMA
Cattedrale, 10 marzo 2007


Miei cari fedeli, questa "veglia missionaria" si inserisce opportunamente nell’itinerario catecumenale che stiamo percorrendo. I nostri venticinque fratelli e sorelle che si stanno preparando a ricevere il battesimo, provengono non da un solo popolo. Essi sono il segno che "Dio non fa preferenza di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia a qualunque popolo appartenga, è a lui gradito" [At 10,34-35].

Consapevole di questo la nostra Chiesa ha voluto aiutare una Chiesa sorella, la Chiesa di Iringa, ad annunciare il Vangelo.

Ma la cooperazione missionaria non nasce solo dalla fede nella volontà salvifica universale di Dio. Nasce anche dal bisogno intimo di ogni vero credente di comunicare ad altri la gioia dell’incontro col Signore. Poniamoci dunque in docile ascolto della Parola di Dio perché la nostra carità cresca sempre più e possiamo avere una comprensione più profonda del piano divino di salvezza.

1. "Egli disse loro: andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto".

Attraverso queste parole siamo condotti dentro alla coscienza che Gesù aveva di Se stesso e del senso della sua vita umana: "per questo … sono venuto". Egli è venuto per rendere noto il disegno, il progetto di Dio a riguardo all’uomo e al mondo. Una notizia che Gesù comunica e colle sue parole e colla potenza delle sue opere: "E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni". È una notizia che non deve essere comunicata solo a qualche villaggio, ma a tutto il territorio: "andiamocene altrove…".

Nel sistema solare tutti ricevono calore e luce dal sole. Nel mondo della salvezza la coscienza missionaria di Gesù viene partecipata, mediante il dono dello Spirito Santo, a tutta la Chiesa, ad ogni battezzato in essa, ed in primo luogo agli apostoli e ai successori. La Chiesa nella sua missione notifica al mondo l’amore di Dio per ogni uomo, senza distinzione di popoli, nazioni, lingue e tribù.

Noi celebriamo questa Veglia perché cresca nella nostra Chiesa la partecipazione alla coscienza missionaria di Gesù; perché essa sia forte e mite testimone del Vangelo e della parola di Grazia.

2. La prima lettura desunta dal libro dei Numeri è una pagina piena di misteri. L’apostolo Paolo ce ne dà la chiave interpretativa. Meditando su questa pagina, egli scrive: "tutti bevettero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava e quella roccia era Cristo" [1Cor 10,4]. La roccia percossa da Mosè dalla quale scaturì l’acqua, era figura di Cristo. Anche Cristo venne percosso dalla lancia del soldato e dal suo costato aperto uscì sangue ed acqua [cfr. Gv 19,34], simboli dei sacramenti della Chiesa. Si compie così la parola che Gesù aveva detto di Se stesso: "chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno" [Gv 7,37].

Nel deserto della storia umana, all’uomo stanco del suo cammino e sempre tentato dalla nostalgia di vivere nell’Egitto del suo egoismo, sgorga l’acqua di Cristo: è annunciato il Vangelo; l’uomo è santificato dai sacramenti; le rovine dell’umanità disgregata sono ricostruite.

I nostri sacerdoti a Usokami hanno percosso la roccia che ha effuso la sua acqua salutare, ed il popolo ha potuto dissetarsi. Questa Veglia sia per ciascuno di noi l’esperienza dell’amore di Dio e cresca il bisogno di testimoniarlo.