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VEGLIA DELLE PALME
La verità dell’amore
8 aprile 2006


Intervento al termine del primo momento: VITA AFFETTIVA E LA FAMIGLIA

"Non esiste nulla che più dell’amore occupi sulla superficie della vita umana più spazio, e non esiste nulla che più dell’amore sia sconosciuto e misterioso. Divergenza tra quello che si trova sulla superficie e quello dell’esistenza umana" [K. Wojtyla].

Carissimi giovani, siamo entrati nella Settimana santa, la settimana della passione, la settimana nella quale ci è stata rivelata la verità intera circa l’amore. Questa rivelazione voi la vedete in Cristo crocefisso: la verità circa l’amore ha preso corpo e sangue in Cristo crocefisso. Volgete il vostro sguardo a Lui: semplicemente guardatelo, in questi giorni. E dite: "questo è l’amore".

Carissimi giovani, non saprete che cosa significhi vivere; non realizzerete voi stessi se non amando. È per questo che durante questi giorni, soprattutto, dovete con la vostra inquietudine e le vostre incertezze, anche con le vostre debolezze e peccati, avvicinarvi a Cristo; appropriarvi del suo amore: solo così ritroverete voi stessi. Se saprete tuffarvi in Lui, innestarvi in Lui, potrete trarre da Lui l’amore vero di cui Egli ha la pienezza.

 

Intervento al termine del secondo momento: LAVORO E FESTA

Carissimi amici, il tempo e lo scorrere dei vostri giorni può essere una benedizione o una maledizione; così come i momenti, il giorno del vostro riposo un godere del bene o una disperata evasione della vita, una fuga dalla realtà.

Il tempo e lo scorrere dei vostri giorni è "benedizione" quando è risposta forte e generosa al grande compito che è la vostra vita. La cosa più degna che l’uomo fa è il suo lavoro, perché è mediante il vostro lavoro – per molti di voi è la scuola, lo studio, l’università – che l’io si realizza, che dà una risposta adeguata al suo compito; compito che il Signore ha affidato a ciascuno di noi. Carissimi giovani, perché nel cuore si accenda la luce circa la dignità del vostro lavoro quotidiano, è necessario che nella luce della Croce voi abbiate la percezione della dignità della vostra persona. Ciò che fate è grande, perché la vostra persona è grande.

Ma per vivere la nostra giornata, il nostro lavoro così, bisogna reimparare in profondità ciò che forse abbiamo appresa da bambini: alzarsi al mattino e prima di tutto pregare. Sembra di poco conto. Non è così: con la preghiera fatta al mattino, all’inizio della nostra giornata, si prende coscienza della realtà nel modo giusto. Capirete pian piano che il vostro lavoro, il vostro andare a scuola è gloria di Cristo: capirete che la sapienza è insita nella realtà.

È per questo che la celebrazione della domenica, "giorno del Signore", vi dona il senso pieno del vostro lavoro, dello scorrere dei vostri giorni.

 

Intervento al termine del terzo momento: LA FRAGILITÀ UMANA

Carissimi amici, avete sentito parlare di fragilità umana. Molte sono le forme e le condizioni di esistenza in cui si manifesta la nostra fragilità. Vorrei però attirare la vostra attenzione sulla "cosa" più fragile di tutte, più inferma di tutte: la nostra libertà. Sì, veramente la cosa più grande che possediamo, è anche la più fragile di tutte.

In che cosa si manifesta la fragilità della nostra libertà? Nel fatto che essa è continuamente nel rischio di negare colle sue scelte quel bene che l’uomo ha affermato e riconosciuto colla sua ragione. "Vedo il bene e lo approvo, e poi faccio il male", disse uno che fece la scoperta viva di questa fragilità. Chi guarirà la libertà da questa infermità? Chi libererà la libertà perché essa possa realizzare la nostra persona nel bene, nella giustizia, nell’amore?

È Cristo che possiede la medicina per guarirci da questa malattia. Non abbiate paura di manifestare a Lui le vostre piaghe nel sacramento della confessione pasquale che farete in questi giorni. Egli vi guarisce. Come? Donandovi la capacità di amare. E’ questa capacità che vi porta a desiderare tutto ciò che è vero, nobile, bello: lasciatevi plasmare dall’Amore che è dono di Cristo e la vostra libertà sarà pienamente sciolta.

 

Intervento al termine del quarto momento: LA TRADIZIONE E L’ESERCIZIO DEL TRASMETTERE

Carissimi amici, avete sentito la narrazione di una vicenda straordinaria vissuta da ragazzi e ragazze come voi, tanto nobili e grandi che preferirono rinunciare alla vita piuttosto che alle ragioni per cui vale la pena vivere. È la vicenda della "Rosa bianca".

Sara ha posto tre domande fondamentali al riguardo: perché questi ragazzi hanno dato la vita per testimoniare "qualcosa" in cui credevano? È servito a qualcosa la loro testimonianza? Che cosa c’entra con noi ragazzi di oggi?

Carissimi giovani, avete sentito che una forma di follia, a mio giudizio la più grave, è la perdita del senso della realtà. Vorrei comunicarvi questo pensiero con un’immagine: provate a sradicare una pianta dal terreno. Essa non può vivere a lungo: è destinata alla morte. "Sradicate", ho detto. Ebbene, è possibile che anche a voi giovani accada di essere come sradicati dal terreno che vi può nutrire. È necessario che sappiate quale è il terreno da cui non dovete sradicarvi, se volete vivere. Esso è quella vita, quella cultura dentro cui siete nati. Diciamo pure una parola che forse può infastidirvi, ma – abbiate pazienza un momento – ve la spiegherò subito: il terreno di cui nutrirvi è la nostra tradizione. Quella stupenda tradizione che ha la sua sorgente dall’incontro che tanti uomini e donne hanno avuto con Cristo. È rimanendo dentro di essa che voi diventerete grandi, forti e nobili; capaci di amare e di lavorare.

Sono i vostri educatori che vi trasmettono questa incomparabile ricchezza. E qui avviene un fatto di una bellezza incomparabile. Dentro alla nostra grande tradizione cristiana in cui voi vi radicate mediante il rapporto con i vostri educatori, ciascuno di voi diviene se stesso, dotato di incomparabile originalità. Potete dire in piena verità: "io", e quindi all’altro "tu".

Carissimi amici, sorretti da amicizie vere e grandi, rimanendo fedeli alla tradizione a cui siamo stati consegnati, una testimonianza così come quella dei giovani della "Rosa bianca" è veramente umana; è possibile a tutti voi. Io, il vostro Vescovo, sono in mezzo a voi semplicemente per aiutarvi a vivere così.

 

Intervento al termine del quinto momento: CITTADINANZA

Carissimi giovani, la costruzione di una città bella, giusta, armoniosa è l’impresa terrena più grande. Non defilatevi da questa responsabilità.

E, come avete detto ora, la sorgente di questo impegno costruttivo è l’amore all’uomo che noi impariamo da Cristo crocifisso; un amore che nasce in voi perché nella luce di Cristo il vostro cuore si è riempito di stupore di fronte alla dignità di ogni persona: la dignità del bambino già concepito e non ancora nato; la dignità del bambino sfruttato, vilipeso e senza possibilità di essere educato; la dignità dello straniero; la dignità della schiava costretta a prostituirsi; la dignità del malato terminale.

Ed allora vale la pena impegnarsi per una città dove non ci siano più aborti; dove ad ogni bambino sia data somma riverenza; dove lo straniero abbia pari dignità; dove ogni donna sia riconosciuta nella singolare bontà e valore della sua femminilità. Basta amare come Cristo ha amato e tutto questo diventa possibile.