home
biogr.
english
español
français
Deutsch
한 국 어
1976/95
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017


Seconda Veglia di Quaresima
6 marzo 2004

1. "Tante cose ci sarebbero da dire intorno alla fede, e tutto il tempo di una giornata non sarebbe sufficiente alla mia spiegazione". Così ci ha appena detto il grande Vescovo di Gerusalemme S. Cirillo. Queste parole ci inducono a pensare che quanto celebriamo con voi, carissimi catecumeni, questa sera, è un grande mistero. Ed anche per noi che siamo già battezzati è questa un’occasione unica per riflettere sul dono della fede.

Alla luce della pagina evangelica appena proclamata possiamo vedere come la [professione di] fede di Pietro ha due aspetti o due dimensioni. Essa in primo luogo ha un contenuto preciso, che si distingue nettamente da "ciò che dice la gente". Pietro afferma che Gesù, quel Gesù che ha davanti a sé in carne ed ossa, è "il Cristo, il figlio del Dio vivente". Questa sera voi catecumeni riceverete in forma ufficiale l’insieme dei contenuti della fede riuniti secondo la loro intima armonia. È il "simbolo della fede" che, come ci è stato detto poco fa, "non fu composto secondo che parve bene agli uomini, ma consiste nella riunione dei punti più salienti scelti da tutta la Scrittura, così da dare una dottrina completa della fede".

Ma la pagina evangelica richiama anche un altro aspetto o dimensione della fede. Riascoltiamo la parola del Signore: "né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli". La fede è anche un’intima trasformazione della nostra persona, un’elevazione della nostra ragione e della nostra volontà, un’illuminazione degli "occhi del nostro cuore" perché possiamo comprendere chi è Gesù Cristo e la sua opera di salvezza. Nel Vangelo secondo Giovanni, Gesù chiama questa intima rivelazione od illuminazione che il Padre ha acceso nei vostri cuori attrazione verso Cristo [cfr. Gv 6,44]. Voi sentivate parlare di Cristo e dei suoi misteri; noi con voi sentiamo parlare di Lui e della sua opera. Ma a causa dell’intima luce che il Padre accende in noi, e della profonda attrazione che Cristo esercita su di noi, quelle parole non ci avvolgono più dall’esterno, ma riecheggiano dentro di noi, poiché lo Spirito Santo, cominciando a dimorare in noi, fa della nostra mente la sua dimora [cfr. la catechesi mistagogica preliminare di S. Cirillo di Gerusalemme].

Leggendo più attentamente la pagina evangelica, noi vediamo che essa parla propriamente non della fede, ma di due persone in carne ed ossa: parla di Gesù e di Pietro. Carissimi catecumeni, carissimi fedeli, ora entriamo nel "cuore" del fatto che stiamo vivendo. Non dobbiamo più parlare della fede, ma del credente, del fedele. Che cosa vuol dire "essere credenti"? che cosa è accaduto in Pietro diventando credente?

La persona di Gesù Cristo si è svelata a Pietro nella sua più intima identità. Questa rivelazione [= contenuto della fede; dottrina della fede] suscita in Pietro una risposta. L’incontro fra la Rivelazione e la risposta delle fede genera un rapporto fra due persone. La fede è questo rapporto: è un rapporto totale e personale tra la persona che crede [dimensione soggettiva] e Gesù Cristo [dimensione oggettiva]. È stato Gesù che ha "prodotto" in Pietro il movimento della fede [= credo in Dio …]; e Pietro, nel momento in cui ha istituito questo rapporto con Cristo, ha posto se stesso totalmente sotto la signoria di Cristo [ricordate Tommaso: "mio Signore; mio Dio"]. Cristo diventa il centro unico di riferimento.

Che cosa grande è la fede! Essa cambia tutto nella vostra vita, perché vivere diventa Gesù Cristo: "per me vivere" dice il credente in Cristo "è Gesù Cristo". [Fil 1,21]

2. Carissimi catecumeni, carissimi fedeli, mancherei gravemente al mio dovere di Vescovo delle vostre anime, se non vi mettessi anche in guardia dai pericoli che insidiano oggi la vostra fede.

Il primo pericolo è quello di ritenere che la fede non abbia contenuti precisi che escludono come falsi i contenuti contrari: "tienla [= la dottrina della fede] come un viatico per tutto il tempo della vita e non accettarne un’altra contraria ad essa". Il ritenere che in ordine all’obbedienza che dobbiamo a Dio, è indifferente ciò che pensiamo di Lui, è la più grave insidia alla fede.

Il secondo pericolo è quello di staccare la fede dalla vita: è il rapporto con Cristo che configura, determina la nostra vita. E la vita che viviamo sono i nostri affetti; è il nostro lavoro; sono le nostre gioie ed i nostri dolori; è la nostra morte. Tutte queste esperienze che sono la nostra vita di ogni giorno, nel credente si precisano per il loro riferimento a Gesù Cristo. Una fede senza vita è inutile; una vita senza fede è insensata.

Concludo con una riflessione che riassume tutto. La fede ci viene mediante la Chiesa. Chi vuol fare senza la Chiesa riduce Cristo ad un’astrazione. E voi questa sera state proprio vivendo questa mirabile mediazione della Chiesa: state per ricevere dalla Chiesa il simbolo della fede.