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RIFLESSIONE PER LA VEGLIA DI PENTECOSTE
Cattedrale, 3 giugno 2006


Carissimi neofiti, carissimi fedeli, l’apostolo Paolo ci ha svelato un grande mistero: in conseguenza della morte e risurrezione del Signore, la persona divina dello Spirito Santo viene a dimorare in ciascuno di noi. Egli non agisce in ciascuno di noi come "a distanza", ma venendo ad abitare nella nostra persona. Durante la giornata noi tutti godiamo della luce e del calore del sole. Esso però è molto distante da noi. Non così è dello Spirito Santo: noi godiamo del suo calore e della sua luce divina perché è in noi. Un padre della Chiesa giunge a dire: "l’uomo perfetto è composto di tre elementi: il corpo, l’anima e lo Spirito [Santo]; quello che salva e dà forma è lo Spirito" [Adv. Hareses V, 9,1-2].

Quale è l’opera che lo Spirito Santo compie in ciascuno di noi? Di renderci conformi a Cristo; di trasformarci in Cristo; di trasfigurarci in Cristo. Ed infatti, poiché Cristo è l’Unigenito figlio del Padre, lo Spirito Santo ci rende realmente partecipi della divina figliazione del Verbo. L’Apostolo ci ha appena detto: "avete ricevuto uno spirito di figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: abbà, Padre". Lo Spirito riproduce in ciascuno di noi quanto è accaduto a e in Cristo: "Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi".

L’azione dello Spirito Santo in noi, la sua azione trasformante e trasfigurante, è progressiva: non opera tutto in un istante. Essa investe tutta la nostra persona, anche la nostra psiche e il nostro corpo; investe le nostre relazioni con gli altri, e con le cose; ma soprattutto trasforma progressivamente il nostro rapporto col Padre. È tutta la nostra esistenza che viene progressivamente "spiritualizzata", resa cioè conforme a Cristo.

Perché questa progressiva trasfigurazione della nostra umanità possa accadere, deve verificarsi una condizione: lasciarsi guidare dello Spirito Santo. È l’Apostolo che lo ricorda: "tutti quelli che sono guidati dallo Spirito Santo di Dio, costoro sono figli di Dio".

Dentro alla nostra persona coabitano due principi operativi, due dinamismi: la carne; lo Spirito. Il primo denota la persona che si oppone alla volontà, ai comandamenti e ai desideri dello Spirito. L’uomo può percorrere due vie. Ma il capolinea di ciascuna di esse è molto diverso: il capolinea della "via della carne" è la morte; il capolinea della "via dello Spirito" è la vita eterna.

Carissimi neofiti, carissimi fedeli, la solennità della Pentecoste conclude il tempo pasquale. Lunedì inizierà nel calendario liturgico il "Tempo ordinario". Che grande metafora della vita è tutto questo! Il Signore risorto ci ha fatto dono del suo Spirito perché guidati, sostenuti, consolati da Lui viviamo la nostra vita di ogni giorno come e in Cristo: viviamo il nostro lavoro, il nostro matrimonio, le nostre sofferenze, il nostro impegno per una società più giusta.

Risuoni sempre nel nostro cuore durante il "tempo ordinario" della nostra vita la parola che ci ha detto l’Apostolo: "quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi".