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VEGLIA DI PREGHIERA PER LA PACE
Basilica di San Giorgio, 31 dicembre 2003

La preghiera che stiamo elevando al Signore manifesta l’intima convinzione del cuore che la pace è dono di Dio. Ma ogni giorno diventiamo consapevoli che essa è anche impegno dell’uomo.

1. Abbiamo pregato col Salmo 120: esso è di particolare attualità nel momento storico che stiamo vivendo,. Momento di difficoltà e di angoscia che ci hanno accompagnato soprattutto in alcuni momenti dell’anno trascorso: "nella mia angoscia ho gridato al Signore". Momento in cui ci rendiamo conto ogni giorno più che la pace è concretamente possibile quando è valore condiviso da tutti: "io sono per la pace, ma quando ne parlo essi vogliono la guerra". Ma la preghiera sa che nei modi e tempi a noi ignoti il Signore ci ascolta: "ho gridato al Signore, ed Egli mi ha risposto".

La preghiera del Salmo dunque ci fa ben capire che la pace è dono di Dio: è questa una certezza che percorre tutte ala S. Scrittura.

La prima lettura dell’odierna solennità è la formula di benedizione che il sacerdote della Prima Alleanza doveva usare: "il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace". La pace nell’uomo è il frutto della luce del volto del Signore: "faccia brillare il suo volto su di te".

Ma la fede cristiana offre una visione assolutamente originale, quando afferma che la pace è dono di Dio perché Cristo è la nostra pace [Ef 2,14]. In che senso Cristo è la nostra pace? Lo è "abbattendo il muro di separazione che era frammezzo"; lo è "distruggendo in se stesso l’inimicizia"; lo è perché "ha fatto dei due un popolo solo". Cristo è la nostra pace perché ha distrutto alla radice l’estraneità dell’uomo all’uomo, riunendoci nella stessa casa del Padre.

Egli ha operato questa grande opera di pacificazione non semplicemente insegnando una dottrina di fratellanza umana; non semplicemente perfezionando la legge morale che governa i rapporti inter-personali. L’ha realizzata "per mezzo della croce". È un avvenimento storico, realmente accaduto il fatto che ha già operato alla radice la grande opera di pacificazione. La crocifissione di Cristo è il fatto in cui viene creata una nuova umanità, destinata a vivere per sempre di quel dono di unificazione.

Ma questo non basta. L’apostolo aggiunge: "egli è venuto perciò ad annunciare pace". Quanto è accaduto sul Calvario deve ora toccare ogni uomo, entrare in ogni luogo, pervadere ogni tempo: deve essere annunciato ed attuato. Di questa attuazione stiamo responsabili in primo luogo noi credenti, discepoli del Signore, dinanzi al mondo fino alla venuta del Cristo.

2. Questa ultima considerazione ci ha già introdotto nell’altra dimensione: la pace è impegno dell’uomo.

E l’impegno consiste, come ci insegna il Signore nel Vangelo, nella costruzione di rapporti veri e giusti fra le persone. Che cosa questo significhi ce lo spiega stupendamente S. Agostino nel testo seguente: "Non può essere pace vera, non potendo esistere vera concordia là dove i cuori sono divisi. Come infatti si chiama consorte chi a te unisce la sua sorte, così di può chiamare concorde solo chi a te unisce il cuore… E noi se vogliamo essere concordi, uniamo insieme i cuori e, formando un cuor solo, eleviamolo in alto affinché non si corrompa sulla terra" [Commento al Vangelo sec. Giovanni 77,5; NBA]. Allora diventiamo partecipi della beatitudine che è propria degli operatori di pace.