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VEGLIA V SABATO DI QUARESIMA
Cattedrale, 1 aprile 2006


1. Carissimi catecumeni, l’approssimarsi della notte pasquale nella quale verrete generati dall’acqua e dello Spirito Santo alla vita divina, induce la Chiesa ad istruirvi questa sera sui mezzi cui dovrete ricorrere per custodire la bellezza della vostra condizione. Il ricorso a questi mezzi vi è stato or ora raccomandato da S. Giovanni Crisostomo. Quali mezzi?

"Anzitutto la preghiera incessante, unita al rendimento di grazie per i doni ricevuti e alla supplica per la loro conservazione", ci ha appena insegnato il santo Vescovo e Padre della Chiesa. E poiché non sappiamo come pregare e che cosa chiedere, il Signore Gesù ce lo ha insegnato. Voi, carissimi catecumeni, questa sera riceverete in dono dalla Chiesa la "preghiera del Signore" dal momento che solo il battezzato la può dire con piena verità.

Eravamo morti a causa del peccato ed incapaci di accostarci al Padre, ma attraverso il battesimo siamo liberati dalla nostra condizione di morte ed introdotti alla presenza di Dio. Uniti a Cristo e partecipi della sua divina figliazione, voi potete dire: "Padre nostro, che sei nei cieli …". Mai come quando pregherete così, si manifesterà la sublime dignità della vostra persona rigenerata dal battesimo: figli nel e col Figlio unigenito voi dite "Padre nostro …".

Ma "la preghiera del Signore" che voi, carissimi catecumeni, riceverete fra poco in dono, ha anche un altro dono in se stessa: il dono di istruirvi su che cosa dovete desiderare e su come dovete desiderare. Carissimi, le domande fondamentali che ogni persona umana pone sono tre: che cosa è la verità? quale è il mio bene? che cosa ho il diritto di sperare? Il dono che vi è stato fatto del Simbolo della fede è la risposta alla prima domanda: in esso voi conoscete le verità più necessarie a conoscersi. Il dono che il Signore vi fa della sua santa Legge vi dice quale è la strada che voi dovete percorrere per giungere al bene sommo. Il dono che il Signore vi fa questa sera, la sua preghiera, vi dice che cosa potete e dovete desiderare, che cosa avete il diritto di sperare. Dovete desiderare ed avete il diritto di sperare che il Nome santo di Dio sia sempre santificato, che il suo Regno venga e che la sua volontà si compia. Ed in secondo luogo dovete desiderare ed avete il diritto di sperare di non mancare mai del cibo necessario, di avere sempre rapporti di pace col vostro prossimo frutto del perdono reciproco, e di essere liberati dal male. Vedete, carissimi catecumeni, la "preghiera del Signore" è la nostra scuola di vita: in essa ci viene insegnato che cosa pensare, come agire, che desideri nutrire.

2. Ma questa sera compirò su di voi, carissimi catecumeni, un gesto altamente significativo: toccando col pollice orecchio e bocca dirò: "effatá - apriti".

Il secondo mezzo fondamentale per rimanere sempre stabili nello splendore della vostra dignità battesimale è l’ascolto della parola di Dio. Esiste un udito fisico, mediante il quale voi potete udire le parole umane ed i significati che esse veicolano. Sono parole pronunciate dall’uomo: sono significati elaborati dalla ragione umana. Siamo dunque perfettamente equipaggiati dalla natura per sentire le une e comprendere gli altri.

Ma col battesimo voi, carissimi catecumeni, sarete introdotti in un dialogo di cui uno dei due interlocutori è Dio stesso. Dio stesso vi rivolge la sua parola, la quale, poiché parola di Dio, veicola pensieri divini. È necessario che voi abbiate un udito spirituale ed una intelligenza nuova per essere adeguatamente equipaggiati per ascoltare e capire ciò che il Signore stesso vi dice.

La cosa è ancora più chiara se voi pensate che il Signore non vi parla direttamente ma mediante la "stoltezza della predicazione"; se voi pensate che la parola scritta di Dio è all’apparenza un libro come ogni altro. Il rito che compiamo significa che nel battesimo voi diventerete capaci di "ascoltare la parola di Dio" nella predicazione della Chiesa, nella S. Scrittura. E la vostra bocca sarà capace di rispondere a questa parola.

Oh avvenimento mirabile! L’uomo in dialogo con Dio perché Dio lo rende capace di ascoltarlo e di rispondergli.

Carissimi fedeli, noi tutti abbiamo già ricevuto tutti questi doni, vivendo coi nostri fratelli catecumeni questo itinerario quaresimale, prendiamo nuova coscienza della grandezza della nostra condizione; siamo fieri del nome di cristiani e della nostra appartenenza alla S. Chiesa: gioiosamente umili di essere stati pensati, creati ed amati in Cristo Gesù dal Padre ricco di misericordia.