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"Va’ dai miei fratelli" [Gv 20,17]
Lettera ai Sacerdoti e Diaconi, Religiosi e Religiose, e Fedeli del Vicariato Urbano e dei Vicariati Sub-urbani

Carissimi,

la Visita pastorale e il piccolo Sinodo che ne è seguito, sono stati momenti intensi nella vita della comunità urbana e suburbana. Essi sono stati vissuti da me e da voi nella gioia di appartenere a Cristo, sia che viviamo sia che moriamo [cfr. Rom 14,8], consapevoli che Egli, vivente nella sua Chiesa, è il nostro Redentore.

Questa consapevolezza ha generato la Grande Missione cittadina, ed ha accompagnato tutta la celebrazione del Giubileo. Che cosa la Missione ha voluto essere se non un più forte annuncio del Vangelo di Cristo? Che cosa è stato il Giubileo se non un’unica, ininterrotta, gioiosa celebrazione della redenzione di Cristo? Avvenimenti questi che ci hanno donato la gioia di un incontro vero colla persona di Cristo, che "è lo stesso, ieri, oggi e domani" [Eb 13,8], e che in ogni Visita pastorale ho cercato di riproporvi.

Perché un piccolo Sinodo

1. Ho constatato quanti frutti di grazia lo Spirito del Signore ha prodotto nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti, ma al contempo quanto urgente, improrogabilmente urgente sia quella "nuova evangelizzazione" della nostra Città, sulla quale tante volte ho richiamato la vostra attenzione. Molti cristiani si dichiarano tali senza avere mai deciso di diventarlo; discepoli di Cristo senza avere mai scelto di esserlo.

Vedevo ogni giorno più chiaramente che la Chiesa nella nostra Città non poteva, non doveva fare solamente né principalmente opera di conservazione di un’eredità cristiana che l’ha resa grande nei secoli. È necessario invece che alla nostra Città sia offerta la possibilità di scegliere il proprio futuro, o meglio di decidere su quali basi costruire il proprio futuro. Se ancora sulla base di un incontro vero colla persona di Cristo vivente nella sua Chiesa. Quanto vi dicevo all’inizio della Grande Missione, "è necessario che il soprannaturale diventi carnale", ogni anno che passa lo vedo sempre più vero.

Era dunque opportuno che parrocchie, associazioni e movimenti si ritrovassero assieme per condividere con me questa urgenza e questo gioioso ma immane compito di evangelizzare nuovamente la nostra Città.

2. Effettivamente il piccolo Sinodo in tutte le sue fasi, soprattutto nelle quattro convocazioni, si è rivelato una vera occasione di incontro, di ascolto, di confronto. È cresciuta la conoscenza reciproca fra tante realtà ecclesiali spesso non ben note le une alle altre. Veramente abbiamo vissuto nelle quattro convocazioni un’esperienza di unità e di discernimento prodotta in noi sicuramente dallo Spirito Santo.

La presente Lettera vuole riprendere tutto il cammino che abbiamo fatto dallo Strumento di lavoro fino alle Proposizioni votate alla fine di ogni convocazione, perché tutti i fedeli della comunità urbana e suburbana possano goderne i frutti ; secondo un orientamento fondamentale ed unitario che mi sembra abbia ispirato e guidato tutto il cammino: annunciare Cristo, unica, vera, adeguata risposta ai desideri più profondi di ogni uomo e di ogni donna della nostra Città.

3. Durante l’anno pastorale appena trascorso, noi sacerdoti nei nostri ritiri mensili abbiamo meditato sulle sette lettere inviate alle sette Chiese, che aprono il Libro dell’Apocalisse [cfr. Ap 2-3].

È stata una grande esperienza spirituale, poiché il testo santo ci ha scossi, ci ha consolati, ci ha illuminati. Ho pensato di farne anche la guida interiore di questa lettera. Anche per una ragione semplice e profonda. "L’Apocalisse contiene un incoraggiamento rivolto ai credenti: al di là di ogni apparenza, e anche se non se ne vedono ancora gli effetti, la vittoria di Cristo è già avvenuta ed è definitiva. Ne segue l’orientamento a porsi di fronte alla vicende umane con un atteggiamento di fondamentale fiducia, che sgorga dalla fede nel Risorto, presente ad operante nella storia" [Giovanni Paolo II, Es. ap. post-sinodale Ecclesia in Europa 5,3].

 

Capitolo Primo

CRISTO NOSTRA VITA

"…darò da mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio" [Ap 2,7]

 4. In un momento di grande incertezza, come quello che stiamo vivendo, che estingue perfino nei giovani ed ancor più negli adolescenti la gioia del vivere, non viene meno la certezza fondamentale del cuore del credente: Cristo è la nostra vita. Incontrarlo risuscita; vivere con Lui rigenera; seguirlo libera. A ciascuno fa la grande promessa di dare da mangiare di quell’albero della vita, origine di ogni male per il fatto che l’uomo se ne è voluto appropriare contro Dio [cfr. Gen 3]. C’è infatti un solo modo di appropriarsi della propria vita: donarla [cfr. Gv 12,24-25].

5. La domanda da cui tutto il piccolo Sinodo è partito e dalla quale è stato per così dire generato fu: come comunicare Cristo, che è la nostra vita, agli uomini e alle donne della nostra Città?

Certamente la nostra Città è stata configurata nel suo volto, nella bellezza in un certo senso unica della sua struttura, dal Vangelo di Cristo. Molti dei grandi paradigmi del suo vivere civile hanno in esso la loro origine. Ma si tratta ora per noi cristiani di rivitalizzare questa linfa, comunicando alle persone quella speranza che è in ciascuno di noi [cfr. 1Pt 3,15]. Sì, perché è di speranza che la nostra Città ha bisogno soprattutto! Non solo di quelle speranze che attengono all’avere, ma della speranza che fa essere la persona più vera e più giusta. Come potranno altrimenti i grembi far rifiorire in se stessi la vita in una Città spaventosamente vecchia? Come potrà questo popolo riprendere più coraggio e più forza creatrice?

6. Soprattutto nelle convocazioni sinodali tutti ci siamo trovati concordi nel pensare che la "comunicazione del Vangelo" può avvenire solo all’interno di un rapporto interpersonale: "di un rapporto di persone, nel quale l’una mostra all’altra una possibilità reale di vita già sperimentata e vivente".

La riscoperta del metodo fondamentale ed unico dell’annuncio evangelico ci ha portato a sottolineare alcuni aspetti di quella "nuova evangelizzazione" della nostra Città che è la prima nostra urgenza; a vedere conseguenze assai importanti.

7. La prima conseguenza di enorme portata è che l’annuncio del Vangelo è compito di ogni cristiano, in quanto semplicemente credente, senza bisogno di aggiungere nessun altra qualifica o competenza o delega.

Prima di ogni programmazione pastorale, prima di ogni istituzionalizzazione si trova quella che è stata l’attitudine del primo incontrato da Cristo, Andrea: dire al proprio fratello chi aveva incontrato e che cosa nella sua vita era accaduto in conseguenza di quell’incontro [cfr. Gv 1,35-42] . Fa piacere notare che anche nel Codice di Diritto Canonico si recepisce questa fondamentale dimensione missionaria di ogni esistenza cristiana, là dove si dice che "l’opera di evangelizzazione è da ritenersi dovere fondamentale del popolo di Dio" e pertanto "tutti i fedeli, consci della loro responsabilità, assumano la propria parte nell’opera missionaria" [Can. 781].

È doloroso constatare come in molti fedeli della nostra Città, anche [non solo] per un male inteso senso di tolleranza, si sia estinta la passione missionaria, il bisogno di comunicare all’altro quel senso della vita scoperto nell’incontro con Cristo. Ciò è dovuto inoltre al fatto che molti fedeli non sono più in possesso pacifico della certezza che in ordine alla salvezza eterna l’incontrare o non Cristo nella fede, è di decisiva importanza.

8. Ma assai giustamente dai molti partecipanti alle convocazioni sinodali sono state richiamate le qualità spirituali che il rapporto interpersonale di cui stiamo parlando, deve avere.

Esse sono principalmente la profonda capacità di capire l’altro, senza pregiudizi di sorta; la condivisione dei bisogni e delle domande; una proposta cristiana meno generica, e più aderente alla situazione reale della persona in ordine alla scelta di fede.

Questo momento della nostra riflessione fatta durante il piccolo Sinodo potrebbe essere perfettamente espresso da quanto i vescovi dell’Emilia-Romagna scrivevano nel doc. Una Chiesa che guarda al futuro: "Per essere accolta e capita dal nostro popolo, al di là delle diffidenze antiche e nuove, la verità cristiana chiede di essere "congiunta all’amore" e "realizzata nell’amore". Uno stile accogliente e fraterno, un’attenzione al prossimo guidata unicamente da volontà di servizio, un’apertura ai bisogni di tutti, devono caratterizzare le nostre comunità. Le iniziative di servizio e di solidarietà rientrano pertanto a pieno titolo nell’azione di evangelizzazione" [EDB 1986, n.10, pag.16].

9. È attraverso la condivisione della stessa fede e della stessa speranza che si costituisce la comunione, frutto della carità che dona ciò che ha di più prezioso, Gesù Cristo. Il grande mistero di questa comunione che definisce la Chiesa, è prima di ogni diversificazione di vocazione, di stati di vita, di carismi.

10 L’aver compreso questa prioritaria urgenza missionaria, averne riscoperto il metodo, penso che sia stato una delle grazie più grandi del cammino del piccolo Sinodo.

 

Capitolo Secondo

COMUNICARE IL VANGELO CHE SALVA

"Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere" [Ap 3,2]

11. La consapevolezza che "abbiamo aperta davanti a noi una porta che non può chiudere nessuno", la porta dell’annuncio del Vangelo, deve portarci a scoprire le vie più adeguate per comunicare il Vangelo alla nostra Città. Migliorando quelle vie che, grazie a Dio, sono già percorse fruttuosamente nelle parrocchie, nelle associazioni, nei movimenti; inventando nuovi percorsi per raggiungere persone che ormai hanno abbandonato la fede .

Mi si consenta ancora una volta di richiamare un punto fondamentale. La prima urgenza pastorale in senso assoluto è che si faccia il primo annuncio: anzi, che tutto l’impegno nella comunicazione della fede sia pensato e attuato nella prospettiva del primo annuncio . Altrimenti rischiamo di coltivare, anche con grande dispendio di forze, un campo dove non è mai stato seminato. Ed il seme è il primo annuncio della fede. "Nella realtà complessa della missione il primo annuncio ha un ruolo centrale ed insostituibile, perché introduce "nel mistero dell’amore di Dio, che chiama a stringere in Cristo una personale relazione con Lui" e apre la via alla conversione. La fede nasce dall’annuncio e ogni comunità ecclesiale trae origine e vita dalla risposta personale di ciascun fedele a tale annunzio" [Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio 44,2; EE 8/1159].

Prego lo Spirito Santo che introduca nel cuore di ogni sacerdote e di ogni fedele questa certezza in maniera tanto profonda da costituire un guadagno definitivamente acquisito per la nostra coscienza di Chiesa, un punto di non ritorno.

12. Sia la riflessione fatta sullo Strumento di lavoro sia le convocazioni del piccolo Sinodo, attraverso i numerosi interventi dei presenti, hanno fatto emergere una grande varietà di proposte per la comunicazione del Vangelo alla nostra Città.

La ricca varietà delle proposte può essere agevolmente ordinata pensando ai destinatari che sono stati ritenuti degni di un’attenzione particolare; alle modalità dell’evangelizzazione e del primo annuncio; ai soggetti che ne hanno una particolare responsabilità.

13. Quanto ai destinatari, è stata sottolineata in primo luogo l’importanza che il primo annuncio e la catechesi riveste per la persona umana ancora in formazione: bambini, adolescenti, giovani.

Non senza un suggerimento dello Spirito si è voluto richiamare l’attenzione della Chiesa che vive nella nostra Città alla priorità educativa . La dimensione educativa è essenziale all’avvenimento cristiano, ed ovviamente si manifesta soprattutto nei confronti della persona umana in formazione.

Non è questa Lettera il luogo per riprendere quanto in questi anni sono venuto dicendo sul tema dell’educazione . Sempre in riferimento ai destinatari mi preme sottolineare e richiamare alcuni aspetti per altro

sottolineati anche nelle riflessioni svolte durante le convocazioni del piccolo Sinodo.

14. L’incontro dei bambini colla Chiesa all’inizio del loro itinerario scolastico è la prima grande occasione del primo annuncio. Data la condizione generale delle famiglie nella nostra Città, normalmente è prudente non presupporre nessuna conoscenza di fede nel bambino. È l’esperienza del primo incontro con Cristo vivente nella Chiesa che deve essere proposta a questi bambini.

Ho dato indicazioni e disposizioni al riguardo nell’anno pastorale appena trascorso: rimando ad esse .

15. Ma non a torto la preoccupazione più grave della Chiesa nella nostra Città riguarda la comunicazione del Vangelo agli adolescenti, al periodo cioè successivo alla Cresima. Come è stato richiesto durante le convocazioni del piccolo Sinodo, questa urgenza pastorale dovrà essere fatta oggetto di attenzione da parte di tutti gli organismi diocesani coinvolti per varie ragioni.

Facendo mio il desiderio espresso di "proporre itinerari di formazione e catechesi organici e attenti alla crescita della persona" , il paradigma fondamentale del cammino del post-cresima che dovrebbe concludersi colla maggior età, sarà il seguente.

Il punto di partenza è costituito da quell’esperienza di condivisione che i Padri della Chiesa ben conoscevano e chiamavano "praeparatio evangelica": esperienza di dialogo profondo per aiutare il ragazzo a sentire in sé quelle grandi domande, quelle profonde attese che pulsano nel cuore umano. Senza questa preparazione evangelica, il cammino non inizia neppure.

Il secondo momento è costituito dalla testimonianza-narrazione dell’avvenimento pasquale del Signore, della sua morte e risurrezione. Ho parlato di "testimonianza": chi narra quell’avvenimento non è un "cronista" o uno "storico". È uno che sta narrando un incontro che ha cambiato la sua vita. Ho parlato di "narrazione": chi testimonia, non testimonia vaghe esperienze religiose o segreti metodi di umane autorealizzazioni. Sta parlando di una persona vivente e ben concreta; di fatti realmente accaduti. La testimonianza senza narrazione è autobiografia vana; la narrazione senza testimonianza è racconto noioso.

Il terzo momento è costituito dall’intelligenza dell’avvenimento pasquale: è la ripresa di una catechesi organica nella quale alla luce del mistero pasquale si comunichi la dottrina cristiana su Dio e sull’uomo.

Il quarto momento è costituito dall’invito fatto alla libertà di chi è evangelizzato a fare la scelta della sua vita , a seguire Gesù. È l’aspetto morale della vita cristiana.

Il punto di arrivo, che dovrebbe coincidere con la maggiore età, è costituito da un atto solenne di rinnovazione della professione di fede e delle promesse battesimali fatta assieme davanti al Vescovo in Cattedrale.

15.bis Sono necessarie alcune precisazioni per ben comprendere questo paradigma di percorso.

Ho parlato di "paradigma". Nelle coniugazioni dei verbi, il paradigma è sempre uguale anche se cambia il verbo. Analogamente, non si

deve spegnere la ricchezza e varietà di cui lo Spirito Santo ha fatto dono anche alla nostra Chiesa nella molteplicità delle varie associazioni e movimenti. Le parrocchie e ciascuno di questi soggetti coniughi il "paradigma" secondo il proprio "genio educativo", ma la varietà della coniugazione non deve comportare mutazioni paradigmatiche.

Ho parlato di "momenti". L’ho fatto per esigenze di chiarezza didattica. In realtà più che momenti successivi sono dimensioni che strutturano e configurano l’avvenimento di un incontro, quello fra un adulto nella fede ed un adolescente che sta crescendo, sacramento dell’incontro di questi con Cristo, piccolo frammento in cui opera il grande mistero della Chiesa. Non si tratta dunque necessariamente di tappe cronologicamente scandite secondo un prima ed un poi.

È da notare poi l’importanza che nel cammino del ragazzo, conclusa la scuola media, ci siano altre scadenze o traguardi particolarmente intensi. Sono precisamente la pubblica professione di fede e la rinnovazione delle promesse battesimali da collocarsi non oltre il diciottesimo anno di vita. La coincidenza con la maggiore età ha un suo significato simbolico.

Sarà cura dell’Ufficio Catechistico Diocesano e Liturgico preparare il rito di questa celebrazione. Desidero che le parrocchie della Città e del Suburbio introducano, a giudizio dei parroci, quanto prima questo cammino così da diventare esemplare per tutta la Diocesi. Le parrocchie nelle quali già esiste questo cammino, non solo devono continuare, ma sono pregate di mettere in comune la loro esperienza per il bene di tutti.

Infine, questo cammino può avvenire sia all’interno delle parrocchie sia di associazioni e movimenti ecclesiali riconosciuti. Ma con questo siamo già entrati nel tema dei soggetti responsabili della comunicazione del Vangelo, sul quale rifletteremo nel capitolo seguente.

16. Il mio pensiero va in questo momento ai nostri giovani. Attraverso il Servizio diocesano per la pastorale giovanile, la nostra Chiesa durante questi anni ha cercato in tutti i modi di comunicare loro il Vangelo. E credo di poter dire che il Signore ha benedetto questo lavoro impastato di sacrifici e di pazienza. Voglio dire il mio grazie all’Ufficio della pastorale giovanile, ai responsabili delle associazioni e movimenti che sono particolarmente impegnati, ai tanti sacerdoti che in Cristo amano profondamente i giovani.

È stato giustamente osservato che l’educazione alla fede deve tener conto "di tutti i giovani e di tutti i luoghi dei loro incontri" : ciò vale in primo luogo per i soggetti ecclesiali presenti nella nostra Città.

Anche in questo caso mi limito ad alcune osservazioni paradigmatiche nell’accompagnamento del giovane alla maturità cristiana. Senza la presunzione di essere completo, si tratta di alcune sottolineature che reputo importanti.

La proposta formativa non deve dimenticare neppure per un istante che essa si propone di far incontrare il giovane colla persona di Cristo nella Chiesa, in modo tale che questo incontro ispiri, illumini e governi il suo modo di pensare e giudicare la realtà, ed il suo modo di essere libero. La consapevolezza cristocentrica è ciò che semplicemente definisce la proposta educativa cristiana.

Tutte le grandi dottrine pedagogiche cristiane poi sono state comunque fondate su alcune certezze di fondo. Chi accompagna il giovane deve continuamente renderle presenti nella sua proposta educativa, o esplicitamente o implicitamente. Esse sono le seguenti.

Non si può vivere una vita integralmente, pienamente umana senza il soccorso della grazia sanante ed elevante di Cristo, e quindi senza il ricorso constante ai mezzi divini della salvezza, e cioè la preghiera quotidiana, il ricorso frequente al sacramento della penitenza e dell’Eucarestia.

La vita cristiana è una vita mariana: l’educazione a ricorrere con semplicità a Maria ed al suo aiuto è costante in tutti i grandi educatori dei giovani. Si pensi a S. Filippo Neri e S. Giovanni Bosco.

La certezza netta che esiste una distinzione fra bene e male, che non è affatto riducibile alla distinzione fra utile e dannoso o fra piacevole e spiacevole, e che quindi la vita è una strada da percorrere nell’obbedienza a doveri assoluti ed incondizionati, a leggi morali che non ammettono mai eccezioni.

Infine, ma non dammeno, il giovane deve essere educato a scoprire la bellezza incomparabile della Chiesa, la realtà stupenda cioè dell’incorporazione in Cristo di tutti i suoi discepoli. È oggi particolarmente necessario, quando sono a lui quasi quotidianamente imposte dai mezzi della comunicazione sociale immagini distorte della Chiesa. La verità deve risplendere chiara ed attraente davanti alla mente del giovane: la Chiesa è il capolavoro della creazione, perché dal materiale messo a disposizione dalla nostra miseria - quale materiale! - lo Spirito Santo costruisce il più bell’edificio che esista: "ex maculatis immaculata" scrive stupendamente S. Ambrogio. Noi educatori non possiamo mai dimenticare che senza Chiesa, Cristo finisce sempre per ridursi ad una dottrina o ad una morale o ad un’evasione spiritualistica: tutto, meno che ciò di cui l’uomo ha veramente bisogno per salvarsi, la persona vivente del Risorto.

17. Per terminare, mi piace fare mia una proposta fatta durante le convocazioni del piccolo Sinodo : questi percorsi di primo annuncio e di catechesi possono essere svolti anche a livello vicariale o inter-parrocchiale.

Questa proposta, soprattutto quando riguarda persone adulte, presenta indubbi vantaggi.

Si può assicurare più agevolmente la preparazione del catechista; si può costruire una comunità di persone più ampia e quindi umanamente più ricca; alla fine, anche la singola parrocchia non può non esserne maggiormente arricchita.

 

Capitolo terzo

AL SERVIZIO DEL VANGELO

"Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza" [Ap 2,2]

18. La comunicazione del Vangelo perché ogni persona nella nostra Città possa incontrare la persona di Cristo vivente nella Chiesa, è, come ho già detto, compito di ogni fedele.

Ma giustamente, durante tutto il percorso del piccolo Sinodo abbiamo richiamato l’attenzione su alcune persone in particolare e su alcuni luoghi dove spiritualmente la persona viene generata ed educata in Cristo. In un certo senso è questo il punto decisivo.

19. I sacerdoti sono chiamati in forza della loro ordinazione a comunicare il Vangelo della salvezza. In questa Lettera ho presenti quelli che svolgono il loro ministero nei tre Vicariati urbano e suburbani, colle difficoltà proprie di chi annuncia il Vangelo in una Città come la nostra.

Durante il piccolo Sinodo più volte è stata manifestata loro stima, gratitudine ed affetto perché vivono il loro ministero con ammirevole dedizione e fedeltà. Nello stesso tempo, riflettendo i fedeli sullo Strumento di lavoro hanno anche manifestato desideri legittimi che riprendo e sottopongo alla riflessione dei sacerdoti.

È vivo il desiderio di una seria preparazione culturale nei sacerdoti perché siano in grado di capire ciò che sta accadendo nella vita degli uomini e delle donne di oggi: un ministero culturalmente inadeguato e privo di dignità culturale normalmente non è in grado oggi di comunicare il Vangelo.

È forte altresì il desiderio che i sacerdoti siano uomini profondamente spirituali: viventi intimamente in Cristo e quindi capaci di guidare i fedeli verso la pienezza della santità cristiana.

Un grande giornalista ha recentemente scritto che come il Concilio di Trento ha prodotto appunto il clero tridentino, così dal Vaticano II dovrebbe nascere una figura di sacerdote capace di immettere nella modernità tutta la ricchezza della Tradizione, nei suoi momenti più alti. La grandezza dei nostri sacerdoti è che lo facciano, condividendo la vita quotidiana degli uomini e delle donne della nostra Città!

20. L’altro grande soggetto chiamato a servire il Vangelo è la famiglia sulla quale giustamente il piccolo Sinodo ha prestato molta attenzione. Come è stato opportunamente osservato, la cura della famiglia attraversa tutto il servizio della Chiesa al Vangelo e quindi deve essere presente in ogni comunità cristiana.

Pur essendo questa un’attenzione prioritaria di tutta la Diocesi, non c’è dubbio che i problemi della famiglia nel contesto urbano si aggravano.

21. La prima cura pastorale della famiglia deve essere quella del matrimonio, base della comunità famigliare.

In ordine alla preparazione dei nostri giovani al matrimonio, nell’educazione alla fede dei giovani, di cui sopra ho parlato, il problema vocazionale è centrale. In un certo senso pastorale giovanile e pastorale vocazionale coincidono per un certo periodo.

C’è bisogno urgente oggi, anche nella nostra Città, di nutrire nel cuore dei giovani la stima del matrimonio, della grandezza e della santità della comunione coniugale. La piaga delle convivenze o unioni di fatto si sta diffondendo nella nostra Città, causata anche dalla disistima del matrimonio e alla paura di impegni definitivi.

I corsi di preparazione al matrimonio restano uno strumento valido, anche se a giudizio delle persone convocate al piccolo Sinodo, abbisognano di essere seriamente ripensati. Sono comunque emersi alcuni orientamenti al riguardo, che faccio miei.

È necessaria una maggiore omogeneità nei contenuti e devono essere offerti in forme più adeguate alla condizione reale di chi vi prende parte . E ciò in due modalità: o offrendo, alla fine di ogni corso, la possibilità di continuare in una forma più approfondita, o [come si sta già facendo] offrendo a chi lo desidera la possibilità di compiere un vero e proprio cammino "catecumenale" al matrimonio. La Commissione Diocesana per la Famiglia continuerà a studiare attentamente questo problema, per offrirne soluzioni sempre più adeguate.

22. Una particolare cura, specialmente nel contesto cittadino, merita la coppia nei primi anni del matrimonio.

Cura fatta di vicinanza, di accoglienza e soprattutto offerta della possibilità di compiere un cammino di maturazione nella fede con coppie di sposi più adulte. Chiedo ad ogni parrocchia, dove ancora non ci siano, di creare questi "gruppi famiglia", facendo sì che siano nutriti abbondantemente colla parola di Dio trasmessaci da un Magistero sul matrimonio e la famiglia oggi assai ricco.

23. Dalla comunità coniugale nasce la famiglia, primo luogo di servizio al Vangelo .

Giustamente dal piccolo Sinodo è emersa la necessità che i genitori siano maggiormente coinvolti nella catechesi della iniziazione cristiana . Durante questi decenni la nostra Chiesa locale si è massimamente impegnata nella preparazione dei catechisti: lavoro che ha indubbiamente dato notevoli frutti e che deve essere continuato collo stesso impegno.

È giunto però il momento in cui dobbiamo pensare come aiutare i genitori ad essere i primi catechisti dei loro figli.

È saggia l’indicazione fatta dal piccolo Sinodo, che faccio completamente mia: "Le parrocchie che intendono percorrere strade nuove di catechesi con il coinvolgimento dei genitori predispongano il loro progetto ad experimentum da sottoporre all’approvazione del Vescovo" [Prop. 3,10].

24. Come anche è stato detto nel piccolo Sinodo, la parrocchia conserva intatta la sua funzione fondamentale. Infatti "la comunione ecclesiale, pur avendo sempre una dimensione universale, trova la sua espressione più immediata e visibile nella parrocchia; essa è l’ultima localizzazione della Chiesa, è in un certo senso la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie" [Giovanni Paolo II, Es. ap. Christifideles laici 26,1; EV 11/1709]. Ed anche nel recente Sinodo sull’Europa si è richiamato l’attenzione sul fatto che la parrocchia "continua a conservare e ad esercitare una sua missione indispensabile e di grande attualità in ambito pastorale ed ecclesiale". [Es. ap. post.-Sinodale Ecclesia in Europa 15,2].

Questa deve essere una convinzione che nessuno può mettere in discussione.

Non c’è dubbio che anche nel nostro contesto cittadino come in ogni città le parrocchie hanno continuamente bisogno di adeguarsi sempre meglio alle esigenze odierne, in primo luogo alla prima e fondamentale e più urgente necessità della nostra Chiesa: la necessità di far giungere ad ogni uomo e donna della nostra Città il primo annuncio del Vangelo e la proposta di un cammino di fede verso l’incontro con Cristo. In una parola: le nostre parrocchie hanno bisogno di rinnovarsi sempre maggiormente in senso missionario.

A tale scopo da parte mia c’è piena disponibilità a prendere in esame qualsiasi proposta anche avente rilevanza istituzionale, per rendere le nostre parrocchie sempre più missionarie.

25. "È certamente immane il compito della Chiesa ai nostri giorni e ad assolverlo non può certo bastare la parrocchia da sola" [Es. ap. Christifideles laici 26,3; EV 11/1710]

Con quanti hanno partecipato alle convocazioni del piccolo Sinodo anch’io, mentre esprimo ancora una volta la mia profonda stima per l’Azione Cattolica e la mia immensa gratitudine per il suo impegno apostolico, desidero ancora una volta benedire il Signore per aver donato alla nostra Chiesa i nuovi movimenti: dono preziosissimo. Essi anche nella nostra Chiesa, "aiutano i cristiani a vivere più radicalmente secondo il Vangelo, sono culla di diverse vocazioni e generano nuove forme di consacrazione; promuovono soprattutto la vocazione dei laici e la portano ad esprimersi nei diversi ambiti della vita…possono essere annuncio ed esortazione per coloro che diversamente non incontrano la Chiesa" [Es. ap. post-Sinodale Ecclesia in Europa, 16].

Essi dunque devono essere cordialmente accolti come si riceve un dono dello Spirito Santo.

26. Assai opportunamente il piccolo Sinodo ha sottolineato la necessità che "sia valorizzato un dialogo serio fra parrocchia e movimenti" .

Lasciando al futuro la creazione di organismi anche istituzionali che aiutino a questa valorizzazione , richiamo ora l’attenzione ad alcuni punti più importanti.

Quando difficoltà e problemi di collaborazione nascono dalla munificenza dei doni fatti dal Signore alla Chiesa, essi trovano sempre soluzione, purché sia deposto ogni spirito di antagonismo e contesa: si faccia a gara nello stimarsi a vicenda [cfr. Rom 12,10]; si abbia un riferimento costante e sincero al bene della Chiesa, che non si esaurisce mai nel solo bene della realtà ecclesiale in cui concretamente si vive .

Se tutti promuovono questa "spiritualità della comunione" come è stato richiamato nel piccolo Sinodo, la nostra Chiesa non potrà che godere di ogni abbondanza di doni e carismi. Essa comunque intende proseguire nella stima e nell’accoglienza di ogni vero carisma, nell’apertura ad ogni forma aggregativa favorevolmente giudicata dalla Sede Apostolica, madre e maestra di ogni Chiesa locale.

27. Il piccolo Sinodo non ha potuto dare la dovuta attenzione al problema pastorale della scuola.

Nella comunicazione del Vangelo alle giovani generazioni non si può ignorare che esse si formano nell’ambiente scolastico, o si deformano. L’impatto dell’istituzione scolastica sull’animo dei nostri bambini, adolescenti e giovani non può essere sottovalutato.

La pastorale scolastica esige nella nostra Città di essere promossa con molto maggior impegno da parte di tutti.

 

Capitolo Quarto

SERVIRE IL VANGELO DELLA CARITÀ

"Conosco le tue opere, la carità, la fede, il servizio e la costanza" [Ap 2,19]

 28. Durante tutte le convocazioni sinodali è emersa spesso la riflessione sull’esercizio della carità come l’eminente epifania del mistero della Chiesa. È per questo che ho voluto dedicarvi un capitolo a parte: la carità è la definizione stessa della Chiesa.

29. La prima conseguenza di questo è, come è stato giustamente detto, che l’esercizio della carità non può essere delegato da nessuna comunità cristiana ad altri.

La Charitas diocesana, di cui in primo luogo per una ragione teologica è presidente il Vescovo, non ha la funzione di soggetto cui è delegata la carità.

Non sto parlando dell’esercizio della virtù teologale della carità a cui ogni cristiano è tenuto se vuole avere la salvezza eterna, ma di quell’esercizio della carità che compete alle comunità cristiane come tali, parrocchie, associazioni, movimenti.

30. Perché la carità sia epifania visibile del mistero della Chiesa, è necessario avere sempre una coscienza chiara dell’origine ultima della carità cristiana : l’esperienza che il credente fa di essere amato, di essere accolto dentro un’assoluta gratuità. L’amore incontrato diviene sorgente di amore donato ad ogni uomo: la testimonianza della carità possiede in sé e per sé una potenza di evangelizzare l’uomo veramente unica nella sua efficacia. I grandi profeti della carità, il beato Luigi Orione e madre Teresa ad esempio, ci hanno dato al riguardo un insegnamento che non lascia dubbi. La carità cristiana è in sé e per sé lieto annuncio, perché per essa ed in essa si fa presente l’amore stesso del Padre.

In questa prospettiva si comprende la verità del volontariato cristiano, al quale non dobbiamo dubitare di invitare anche con insistenza i nostri giovani.

31. Vorrei indicare brevemente alcune priorità e poi alcuni strumenti.

Le priorità: l’attenzione ai poveri nelle forme più frequenti di povertà nella nostra Città, è essenziale alla Chiesa.

Una delle forme sulla quale voglio attirare subito la vostra attenzione, è la malattia e la solitudine della vecchiaia.

Sono a conoscenza dell’impegno pastorale dei parroci per assicurare una presenza cristiana accanto agli ammalati. Ma chiedo a tutti i credenti di aiutare i loro sacerdoti per assicurare un’adeguata cura pastorale a tutti gli ammalati, sia nelle case che negli ospedali. Troppi infermi ormai muoiono senza sacramenti

32. L’invecchiamento ed il continuo calo delle nascite nella nostra Città è una delle mie più gravi preoccupazioni. Questa situazione infatti è in larga misura spiegabile con una mancanza di speranza e di un sereno rapporto col futuro.

Si aggiunga poi il fatto dell’aborto volontario che continua a praticarsi nella nostra Città.

Qui si apre un secondo ambito di esercizio della carità: il servizio al Vangelo della vita.

Non posso non ricordare il SAV, con profonda stima, gratitudine ed affetto. La nostra Città ha bisogno di "una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande strategia a favore della vita. Tutti insieme dobbiamo costruire una nuova cultura della vita" nella nostra Città. Essa ne è capace. La grande ricchezza rappresentata dal volontariato, sta a dimostrarlo.

Ma è soprattutto agli sposi che è chiesta una generosa collaborazione con Dio creatore nella generazione ed educazione di nuove persone umane.

33. Anche la nostra Città, sia pure in misura minore che altre, deve affrontare la grande sfida dell’immigrazione, che chiede anche alla nostra Chiesa di essere veramente segno di un’accoglienza che non fa sentire estraneo nessuno; in primo luogo fratelli e sorelle che condividono la nostra stessa fede in Cristo.

Esistono già iniziative pastorali al riguardo nella nostra Chiesa in Città. È la terza grande attenzione che la nostra carità deve avere.

34. La tradizione cristiana, attraverso la genialità di tanti santi e sante, ha inventato strumenti mirabili della carità.

Chiedo ad ogni parrocchia che ancora non l’abbia, di considerare attentamente se non sia opportuno creare la conferenza di S. Vincenzo che i Papi hanno così caldamente raccomandato.

  Oh se veramente le tristezze e le preoccupazioni, le angosce e le umiliazioni dei poveri diventassero veramente la tristezza e la preoccupazione, l’angoscia e l’umiliazione della nostra Chiesa! la nostra città diventerebbe veramente la città delle beatitudini. Oso sperare fino a questo punto.

 

DISPOSIZIONE FINALE

35. Affinché la ricchezza dell’esperienza fatta non vada dispersa, dispongo che si istituisca il Consiglio Pastorale Urbano-Suburbano. Chiedo ai tre Vicari di predisporne la creazione, secondo le norme che a suo tempo comunicherò loro.

 

CONCLUSIONE

36. L’esperienza del piccolo Sinodo ha chiuso in un certo senso la Visita pastorale fatta al Vicariato urbano e ai Vicariati suburbani. Ma nello stesso tempo ha voluto essere un inizio: l’inizio di un servizio più appassionato al Vangelo di Cristo, perché sia veramente annunciato ad ogni uomo e donna della nostra Città.

È questo il servizio che la Chiesa deve compiere, e solo la Chiesa può compiere: donare il Vangelo perché ogni persona possa incontrare Cristo nella Chiesa.

37. Termino di scrivere questa Lettera nella memoria liturgica di S. Maria Maddalena, "divenuta la prima evangelista quando ha gridato agli apostoli di aver visto il Risorto" [cfr. Vespro bizantino nella memoria della Santa].

Il dialogo fra il Signore e questa donna è la perfetta sintesi di tutta questa Lettera: è nell’incontro col Risorto; è a chi ha incontrato il Risorto che viene detto: "va’ dai miei fratelli". La missione è il gusto di comunicare l’esperienza di un incontro, come per contagio: ad ogni uomo.

38. Affidiamo a Maria il nostro sereno, appassionato e gioioso impegno di dire il Vangelo di Cristo. E la preghiamo:

Santa Madre di Dio,
donaci ogni giorno la gioia di essere testimoni del tuo Figlio;
sostienici nel nostro quotidiano impegno di missionari nella nostra Città;
aiuta i nostri sacerdoti, i diaconi, le religiose e i religiosi, gli sposi cristiani, i catechisti, ad essere forti nella speranza, gioiosi nelle tribolazioni.
Maria, dona Cristo alla nostra Città: è il suo bisogno più urgente.
Veglia sui nostri bambini, sui nostri ragazzi, sui nostri giovani: speranza del nostro futuro.
O Maria, dona Cristo alla nostra Città. Amen

Ferrara, 22 luglio 2003
Memoria liturgica di S. Maria Maddalena