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TE DEUM
S. Maria in Aula Regia e Cattedrale Ferrara
31 dicembre 2002

1. "Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio nato da donna". Carissimi, lo scorrere del tempo non è mai stato un’esperienza marginale alla nostra vita; un’esperienza periferica alla coscienza che ciascuno ha di sé. La temporalità infatti non è solo una condizione estrinseca alla nostra persona: essa è immersa dentro al tempo, dentro allo scorrere del tempo. E se noi questa sera, la sera dell’ultimo giorno dell’anno, ci poniamo in preghiera davanti al Signore, è perché siamo consapevoli che il passare degli anni rivela ai nostri occhi la verità del nostro essere. L’antico salmista aveva stupendamente espresso questa verità: "Io dico: Mio Dio, non rapirmi a metà dei miei giorni, i tuoi anni durano per ogni generazione. In principio tu hai fondato la terra, i cieli sono opera delle tue mani. Essi periranno, ma tu rimani… e i tuoi anni non hanno fine" [Sal 102(101) 25-27a. 28a].

Ma dentro al tempo, in un istante preciso del nostro tempo, è accaduto un fatto che ha portato alla pienezza lo scorrere del tempo: "quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio nato da donna".

Ma che cosa significa precisamente? Significa che questo fatto, il fatto che Maria ha concepito nella nostra natura umana Dio stesso, non è uno dei tanti fatti accaduti nello scorrere del tempo, fosse anche il più grande: è l’avvenimento assoluto. Quando noi ascoltiamo le parole dell’apostolo: "quando venne la pienezza del tempo…", potremmo anche ripeterle nel modo seguente: "ciò che è accaduto nel grembo di Maria è un avvenimento assoluto, è compiuto in se stesso, ha pienamente senso in se stesso, è il punto di riferimento di tutti gli altri avvenimenti" [G.Moioli].

Carissimi fratelli e sorelle, se abbiamo accolto nel cuore e nella mente questa parola, allora noi questa sera abbiamo appreso quale è il vero senso dello scorrere del tempo, il vero senso della storia umana. Noi ben sappiamo, perché tutto questo non è stato privo di conseguenze anche tragiche nel secolo appena trascorso, che nel tentativo di decifrare l’enigma della storia l’uomo ha sempre vacillato fra due opposti estremismi. O ha creduto che la storia fosse e dovesse essere necessariamente orientata verso la giustizia e la libertà, anche a costo del sacrificio di interi popoli; oppure – il che oggi è ben più frequente – crede che lo scorrere del tempo non ha nessun senso e che ci si deve attenere ben strettamente solo all’istante che fugge. Nel primo caso si generano utopie cui sono stati sacrificati milioni di innocenti; nel secondo caso nasce un uomo senza futuro, nel cui cuore la speranza è estinta.

Noi credenti questa sera veniamo a sapere che il senso della storia è Gesù Cristo e che in Lui trova piena risposta il nostro interrogativo sullo scorrere del tempo. L’uomo ha diritto di sperare perché in un certo senso il futuro della storia è già accaduto dentro la nostra vita: è nato Dio nella nostra natura umana.

2. "… per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli". Ecco, carissimi fratelli e sorelle, quale è il senso dello scorrere del tempo; il tempo ci è dato perché incontrando Cristo, unendoci a Lui diveniamo figli. La storia va nel senso della liberazione dell’uomo, ma in quanto e se l’uomo riceve da Cristo il dono dello Spirito Santo. Come allora il cristiano deve vivere dentro al tempo? Che cosa diventa il problema fondamentale di noi cristiani? Quello di promuovere l’effusione dello Spirito Santo nel cuore dell’uomo attraverso la nostra testimonianza a Cristo. È in forza di questo dono che l’uomo raggiunge la vera libertà.

Alla fine della presenza visibile di Cristo fra noi, gli Atti degli Apostoli riferiscono il seguente dialogo cogli apostoli. "Signore, è questo il tempo in cui ricostruirai il regno di Israele? Ma Egli rispose: non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo… e mi sarete testimoni… fino agli estremi confini della terra" [1,6-8].

Ecco, questo è il modo giusto del cristiano di essere dentro al tempo: con la pazienza di chi sa che esso è tenuto assieme e guidato dal Padre; colla forza di chi è unito a Cristo per la presenza dello Spirito Santo; colla sapienza di chi testimonia che in Cristo l’uomo non è più schiavo, ma figlio. E se figlio, erede di una vita non più corrosa dal tempo, ma eterna.