home
biogr.
english
español
français
한 국 어
1976/95
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017


GIOVANNI PAOLO II: UN TESTIMONE
Incontro con gli studenti delle Scuole Superiori di Bologna e Provincia sulla figura, il pensiero e l’opera di S.S. Papa Giovanni Paolo II
Paladozza, 9 aprile 2005


Carissimi giovani, la nostra vita è generata dall’incontro con gli altri. È così fin dall’inizio del nostro esserci: siamo stati concepiti nel grembo di una donna in un immediato rapporto – non solo biologico! – con essa.

Ma non tutti gli incontri sono capaci di generare una vita. L’incontro con Giovanni Paolo II – un incontro durato per anni – è stato uno dei momenti decisivi della mia vita. Vorrei questa mattina aiutarvi in un certo senso a vivere la stessa esperienza: incontrare Giovanni Paolo II. Certo lo faremo nell’unico modo che in questo teatro ci è consentito: attraverso i suoi pensieri; attraverso le sue parole: soprattutto quelle dette a voi giovani.

Vi devo però chiedere subito due cose assolutamente necessarie perché sia possibile l’incontro di cui parlavo. La prima è di dimenticare tutte le chiacchiere, le montagne di chiacchiere che in questi giorni si sono fatte nei vari talk shows televisivi. Ve lo chiedo non perché noi siamo più bravi o intelligenti, ma perché è un’altra cosa quello che ora cercheremo di vivere. E la seconda cosa che vi chiedo è una grande attenzione interiore, e non solo esteriore.

1. Inizio da una parola detta a voi giovani il 31-05-1985: "la vostra giovinezza non è solo proprietà vostra …è un bene dell’umanità stessa" [Giovanni Paolo II, Carissimi giovani, A. Mondadori ed., Milano 1995, pag. 6. Quando non è indicato altra fonte, le citazioni sono di questa raccolta].

Carissimi giovani, fermiamoci un momento a riflettere, perché qui si dice qualcosa di molto grande. L’umanità possiede tanti beni: beni economici; beni naturali [l’acqua, il clima, la terra…]; beni artistici. È il patrimonio dell’umanità. Ebbene, fra i beni che costituiscono questo patrimonio c’è il bene della vostra giovinezza: "la vostra giovinezza non è solo proprietà vostra … è un bene dell’umanità".

Se ci chiediamo: "perché l’acqua, il clima … è un bene dell’umanità?", non ci è difficile rispondere. Senz’acqua non si può vivere; se inquiniamo l’aria, ci autodistruggiamo. Il valore di questi due beni è misurato dalla necessità che di essi ha l’organismo vivente.

Se ci chiediamo, anzi se ciascuno di voi si chiede: "perché la mia giovinezza non è solo proprietà mia, è un bene della umanità stessa?", che cosa rispondiamo? Ascoltiamo come risponde Giovanni Paolo II: "in voi c’è la speranza perché voi appartenete al futuro, e il futuro appartiene a voi. La speranza, infatti, è sempre legata al futuro: è l’attesa dei "beni futuri"". La preziosità propria di quel bene non solo vostro ma dell’umanità stessa, che è la vostra giovinezza, consiste nel fatto che voi siete coloro che hanno la speranza: siete la riserva di speranza per tutta l’umanità. Un’umanità senz’acqua non può vivere; in un clima inquinato le persone muoiono: e senza questa riserva di speranza – senza il bene che è la vostra giovinezza – l’umanità può vivere?

Voi capite benissimo che senso hanno queste parole. È Giovanni Paolo II stesso che ve lo spiega nel modo seguente: "Quando diciamo che da voi dipende il futuro, pensiamo in categorie etiche, secondo le esigenze della responsabilità morale, che ci impone di ricercare nell’uomo come persona – e nelle comunità e società che sono composte da persone – l’origine fondamentale degli atti, dei propositi, delle iniziative e delle intenzioni umane" [pag. 6-7].

Ma lo stesso concetto è espresso in un modo più suggestivo rivolgendosi ai giovani convenuti a Toronto: "il nuovo millennio si è inaugurato con due scenari contrastanti: quello della moltitudine dei pellegrini venuti a Roma per varcare la Porta Santa che è Cristo, Salvatore e Redentore dell’uomo; e quello del terribile attentato di New York, icona di un mondo nel quale sembra prevalere la dialettica dell’inimicizia e dell’odio. La domanda che si impone è drammatica: su quali fondamenta bisogna costruire la nuova epoca storica che emerge dalle trasformazioni del XX secolo? A voi Dio affida il compito, difficile ma esaltante, di collaborare con Lui, nell’edificazione della civiltà dell’amore" [L’Osservatore Romano 29-30 luglio 2002, pag. 5].

La misura della speranza che è nel vostro cuore dice quale consistenza reale abbia la vostra giovinezza: quanto sia fragile o quanto sia robusta. E speranza, vi dice Giovanni Paolo II, è "attesa dei beni futuri": quanto è grande questa attesa? Quali sono questi beni futuri? Oppure non attendete nulla di diverso da quanto già accaduto? È tutta l’umanità che attende da voi la risposta a queste domande: questo significa che "la vostra giovinezza non è solo proprietà vostra… è un bene dell’umanità".

2. L’incontro con Giovanni Paolo II genera in voi dunque la consapevolezza della grandezza incomparabile della vostra persona; della grandezza drammatica della vostra libertà; dell’inestimabile preziosità della vostra giovinezza.

Perché ho parlato di "grandezza drammatica" della vostra libertà? Consentitemi di parlarvi colla massima sincerità. È in atto una vera e propria congiura contro la vostra libertà perché molti vi stanno mentendo dicendovi che la vostra libertà è solo spontaneità: forza che vi spinge a cercare ciò che è utile e/o piacevole senza fare a voi stessi e agli altri troppo danno. La cultura in cui viviamo esaspera i vostri desideri sradicandoli dal cuore della vostra persona, li separa dalla realtà più profonda della vostra persona e così vi fa sognare dicendovi di farvi sperare. E il sogno finisce quando ci si sveglia!

Ma la libertà è solo questo? Voi affidate il progetto, il futuro della vostra vita – che deve formarsi appunto nella vostra età – ad una libertà che sia solo questo? È possibile che questa libertà custodisca pienamente il bene della vostra giovinezza? Provate in questo momento ad ascoltare queste parole dette a voi giovani da Giovanni Paolo II: "La storia… viene scritta non solo dagli avvenimenti che si svolgono in un certo qual senso "all’esterno": è la storia delle coscienze umane, delle vittorie e delle sconfitte morali. Qui trova il suo fondamento anche l’essenziale grandezza dell’uomo: la sua dignità autenticamente umana… il tesoro della coscienza, il discernimento fra il bene e il male, l’uomo lo porta attraverso la frontiera della morte, affinché, al cospetto di Colui che è la santità stessa, trovi l’ultima e definitiva verità su tutta la sua vita" [pag. 179-180].

E qui il S. Padre parla con un altro grande spirito del XX secolo, A. Soljenytsine, che in L’arcipelago Gulag scrive: "sulla paglia marcia della prigione ho sentito per la prima volta il bene sgorgare in me, poco a poco ho scoperto che la linea di separazione fra il bene ed il male non separa né gli Stati, né le classi sociali, né i partiti. Essa attraversa il cuore di ogni uomo, e dell’umanità"

Una volta parlavamo col S. Padre del crollo del muro di Berlino. Egli ci disse che in fondo è stata la forza della verità a farlo crollare. È subordinandosi alla verità sul bene della persona che voi potete realizzarvi, che voi potrete realizzare un mondo migliore, non subordinando la verità a voi stessi. La forza intima profonda che era nella persona di Giovanni Paolo II trovava la sua sorgente in questa subordinazione.

3. Vorrei terminare con due testi desunti da due drammi scritti da Giovanni Paolo II prima di essere Papa.

Il primo è tratto da La Bottega dell’orefice; verso la fine del dramma, un personaggio, Adamo, dice:

"l’uomo ha a disposizione un’esistenza ed un amore – come farne un insieme che abbia senso? Eppoi questo insieme non può mai essere chiuso in se stesso. Deve essere aperto perché da un lato deve influire sugli altri esseri, dall’altra riflettere sempre l’Essere e l’Amore assoluto. Deve rifletterli almeno in qualche modo. È questo anche il senso ultimo delle vostre esistenze"

[K. Woitila, Tutte le opere letterarie, Bompiani ed., Milano 2001, pag. 867]

Ecco il senso ultimo della vostra vita che state progettando nella speranza: fare della vostra esistenza un’esistenza amante e vivere un amore reale, tale che rifletta l’Amore Assoluto, "perché creare qualcosa che rispecchi l’Essere e l’Amore assoluto è forse la cosa più straordinaria che esista. Ma si campa senza rendersene conto" [ibid. pag.869]. Questo è il rischio più grande insito nella nostra libertà: campare senza rendersi conto che possiamo vivere una vita nella quale si riflette l’Amore assoluto.

È possibile uscire vittoriosi da questo rischio? Ecco il secondo testo, tratto dal dramma Fratello del nostro Dio. Il protagonista, Alberto, instaura un dialogo di straordinaria intensità con i suoi amici, miserabili che egli ha raccolto:

"ALBERTO – In ognuno di voi ho conosciuto la miseria e Lui. A lungo sono stati separati. Con tutte le forze ho cercato di avvicinarli. Perché prima tu eri un uomo misero e sulla tua miseria regnava la desolazione. Da quando ti sei avvicinato a Lui, la tua caduta si è trasformata in croce e la tua schiavitù in libertà".

SEBASTIANO – La schiavitù in libertà … la caduta in croce …

Oh, sì, Alberto, oh, sì!…

ALBERTO – Il Figlio di Dio è tutta la libertà. Senza traccia di schiavitù.

ANTONIO – Ma che cosa importa? Che cosa importa che Egli sia tutta la libertà? Egli è stato una volta.

ALBERTO – Egli è sempre.

ANTONIO – Sì. Ci credo. Ci hai comandato di credere in Lui, di pregarLo, di imitarLo. Bene. Ci hai detto: siate poveri, perché Egli non aveva dove posare il capo. Bene. Ti abbiamo ubbidito volentieri, perché tu stesso hai fatto così. Non c’è stata menzogna in te. Eppure…

ALBERTO – Egli è sempre.

Egli raggiunge continuamente le anime. E riproduce in esse… Se stesso!"

Vi lascio con queste parole e con questa consegna: la schiavitù in libertà… Il Figlio di Dio è tutta libertà. Senza traccia di schiavitù.

Anche la schiavitù del Parkinson è stata trasformata da Giovanni Paolo II in libertà. Non campate neanche un giorno senza rendervi conto che in voi, in ciascuno di voi, si può riflettere l’Amore Assoluto, la Libertà piena, lo splendore della Verità. "Per sperare occorre aver ricevuto una grande grazia" [Ch. Peguy]. Voi avete ricevuto una grande grazia: la vicinanza di un Papa che vi ha fatto sentire la vicinanza di Cristo.