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PICCOLO SINODO URBANO E SUB-URBANO
Strumento di Lavoro

Noi che al mattino non siamo sicuri della sera
e che la sera non siamo sicuri del mattino
dell’indomani mattina
E’ insensato
Siamo ancora noi che siamo incaricati
E’ unicamente da noi che dipende
assicurare alle parole una seconda eternità eterna
Siamo ancora noi che siamo
incaricati di conservare e di nutrire
eterne sulla terra le parole dette:
le parole di Dio.

[Ch. Peguy]

 

PROEMIO

01. Il presente strumento di lavoro vuole produrre una riflessione nelle comunità parrocchiali, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali, allo scopo di individuare alcuni orientamenti pastorali per il futuro. Non momento quindi di semplice discussione o scambio di pareri, ma ricerca di una via sostanzialmente comune per l’evangelizzazione della nostra città.

02. Presuppongo alcune verità ecclesiologiche che, data la natura di questo strumento, mi esimo dall’esporre ed argomentare: mi limito solo ad enunciarle.

a) Lo Spirito Santo effuso dal Signore risorto nella sua Chiesa rimane permanentemente in essa colla medesima forza. Può essere più o meno grande la disponibilità e l’obbedienza nostra allo Spirito, non la sua presenza.

b) Lo Spirito è il testimone di Cristo e porta a compimento la sua opera di salvezza nel mondo: la ragione d’essere della Chiesa è la missione, non un’altra.

c) Il contenuto di questa testimonianza che risuona nella missione della Chiesa è l’avvenimento del Verbo di Dio che si fa uomo, muore per i nostri peccati e risorge per la nostra giustificazione. Il metodo è di conseguenza il seguente: Gesù risorto è vivo, cioè incontrabile oggi nella concretezza della nostra Chiesa. "Non una formula ci salverà, ma una Persona, e la certezza che essa ci infonde: io sono con voi" [Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Novo millennio ineunte 29,2].

IL PROBLEMA PASTORALE FONDAMENTALE

1. Nelle lettere che dopo ogni Visita pastorale ho inviato ad ogni comunità ho soprattutto messo in risalto quanto di bene ho trovato: e non è poco.

In questo momento vorrei aiutare la vostra riflessione a riscoprire la prospettiva fondamentale, l’orientamento basilare che la missione della Chiesa nella nostra Città deve avere. E’ per questo scopo che inizio questo strumento di lavoro colla individuazione di quello che ritengo il problema pastorale fondamentale.

2. Lo enuncio per chiarezza prima in termini negativi e poi in termini positivi.

Esiste una spaccatura fra il nostro annuncio cristiano e la vita quotidiana degli uomini e delle donne della nostra Città. Che cosa si intenda per "annuncio cristiano" è noto a tutti e non è ora il caso di riesporlo in questo strumento di lavoro. Che cosa io intendo per "vita quotidiana", lo spiego nel modo seguente. E’ ciò che costituisce l’esistere normale di ogni persona e che può essere riassunto nelle quattro grandi esperienze umane: gli affetti, il lavoro, la convivenza sociale, la sofferenza/morte. Ho parlato di "spaccatura". Intendo dire che queste quattro fondamentali esperienze umane non sono pensate, interpretate, e vissute "in Cristo", nella luce della fede cristiana. E’ di questo che parlo, quando parlo [e durante questi anni l’ho fatto continuamente] di una fede che se non diventa cultura, è vacua.

La formulazione positiva dello stesso problema è ora più facile. Nella nostra Città l’annuncio cristiano è chiamato ad essere ispirazione di una cultura, ad essere forza che plasma e configura la vita quotidiana delle persone. Quando ho dato inizio alla Missione cittadina, dissi che il "soprannaturale deve farsi carnale".

3. Traccia per la riflessione comunitaria. C’è il rischio di ritenere questi primi due punti dello strumento o inutili perché troppo "astratti", o di darle troppo in fretta per scontati. Vi prego di evitare questo rischio, perché se non fosse evitato tutto il nostro lavoro successivo potrebbe essere seriamente compromesso.

Si tratta di rispondere alla seguente domanda: in che cosa consiste concretamente la missione della Chiesa nella nostra Città? Oppure: che cosa domanda la nostra Città alla Chiesa? Esiste una corrispondenza fra "domanda ed offerta"?

Se il problema pastorale fondamentale è quello detto sopra, ci si pone fuori da esso e da una corretta soluzione al medesimo in due modi: la presentazione di un cristianesimo "spiritualista" e quindi individualista o di un cristianesimo che riduce la comunità cristiana ad agenzie sociali, cercando la legittimazione del proprio esserci nella risposta ai problemi lasciati insoluti dalla società civile. Si veda se si riesce a fare una riflessione seria su questi rischi che ogni comunità cristiana, e quindi anche le nostre, corrono.

LE TRE DOMANDE PASTORALI FONDAMENTALI

4. Una volta presa chiara coscienza del problema pastorale fondamentale, non possono non sorgere in noi le domande pastorali fondamentali.

5. Se il problema pastorale fondamentale è quello sopra indicato, la prima domanda riguarda lo stesso nostro annuncio che stiamo facendo del Vangelo. Per "annuncio del Vangelo" intendo qui molto precisamente il servizio alla Parola di Dio che si attua nella predicazione dei sacerdoti e nella catechesi.

La verifica essenziale da farsi è se l’annuncio fatto è rispettoso delle due esigenze fondamentali: la fedeltà al dato rivelato [fedeltà significa: completezza e gerarchia delle verità] e la corrispondenza al "cuore" dell’uomo, ai suoi bisogni veri. La prima domanda pastorale riguarda la qualità del nostro annuncio del Vangelo.

6. Se riflettiamo attentamente sul problema pastorale fondamentale, ci rendiamo conto che la seconda domanda pastorale non può che essere la seguente: quali sono i luoghi in cui si impara a generare una vera esistenza cristiana; in cui si costruisce effettivamente una cultura generata dalla fede?

Mi fermo un poco a spiegare il più chiaramente possibile il significato di questa domanda. Esso è duplice.

Il primo. Se nella nostra Città il problema fondamentale che la nostra Chiesa deve affrontare è quello dell’annuncio del Vangelo tale che sia "ispirazione di una cultura" e "forza che plasma e configura la vita quotidiana delle persone" [cfr. n°2], è necessario sapere dove la persona umana viene educata, viene resa capace di credere in modo tale che la fede diventa criterio di giudizio, chiave interpretativa, norma che regola le scelte. In una parola: la domanda e l’impegno educativo sono fondamentali; devono diventare priorità assolute nella nostra Chiesa.

Il secondo. La persona educata nella fede è capace di generare con Cristo ed in Cristo quella civiltà della verità e dell’amore che la nostra Città esige: dove soprattutto il credente maturo è chiamato a costruire questa civiltà?

7. I luoghi dell’educazione della persona [nel senso appena spiegato] sono i seguenti: la famiglia, la scuola, la parrocchia, l’associazione o movimento ecclesiale.

I luoghi della costruzione di una civiltà della verità e dell’amore sono principalmente i seguenti: il lavoro ed il mondo dell’economia, l’Università, l’ambito della politica amministrativa. Ma soprattutto è l’esercizio della carità il luogo in cui la Chiesa, e quindi anche la nostra Chiesa configura, spesso solo profeticamente, un sociale umano generato dalla fede.

8. Per evitare però di porci domande che rischiamo di sradicarvi dalla situazione reale delle nostre comunità, è indubbio che il problema pastorale fondamentale da cui deve prendere avvio la nostra riflessione comunitaria, trova oggi concretamente gravi difficoltà di soluzione a causa di una carente formazione catechetica.

Al riguardo, troviamo nel Magistero della Chiesa un indicazione costante che non abbiamo tenuto nel debito conto. Essa è formulata da Paolo VI nel modo seguente: "E’ ormai palese che le condizioni odierne rendono sempre più urgente che l’istruzione catechetica venga data sotto forma di catecumenato" [Es. Ap. Evangeli nuntiandi 44].

La forma catecumenale della istruzione catechetica assicura in larga misura la risposta alla terza domanda pastorale fondamentale: come portare i nostri battezzati ad essere "adulti nella fede"?

9. Traccia per la riflessione comunitaria. Questo capitolo dello strumento di lavoro è assai importante, e non deve essere ritenuto troppo generico e quindi superficialmente riflettuto.

La riflessione comunitaria prenda avvio dall’annuncio evangelico nel significato detto sopra: manca qualcosa di essenziale nella predicazione che la nostra Chiesa fa del Vangelo? Manca una dovuta presentazione ordinata, organica [presentazione impossibile se l’istruzione delle fede si riduce all’omelia liturgica]?

Riguardo alla configurazione catecumenale dell’istruzione catechetica, la S. Sede ha approvato il Cammino neo-catecumenale che ha precisamente questo particolare carisma: si rifletta se nella propria parrocchia è opportuno introdurlo e proporlo.

In ogni caso, si provi a pensare quali cammini di fede potrebbero essere proposti per es. agli adolescenti che dopo la Cresima non seguano la proposta educativa dell’ACR o di altri Movimenti ecclesiali.

E’ fondamentale una riflessione molto attenta sulle testimonianze della carità: può essere "delegata" alla Charitas e a qualche altro soggetto ecclesiale? Oltre a quanto ogni parrocchia, Associazione o Movimento fa già, è pensabile un coinvolgimento della Chiesa che è in Città come tale? sotto quali forme?

Rimandiamo la riflessione sugli altri punti al seguito dello Strumento.

LE PRIORITA’ PASTORALI

10. Vorrei ora riprendere quanto ho detto molto in breve nei nn.6-7 precedenti.

Le risposte alle domande pastorali fondamentali costituiscono le priorità pastorali della Chiesa della nostra Città.

Se una delle domande pastorali fondamentali è quella enunciata al n° 6 la proposta cristiana come proposta educativa della persona è la prima priorità pastorale. In altre parole: l’annuncio evangelico come fatto educativo della persona. Ho raccolto tutti i miei interventi su questa questione in un piccolo volume offerto in dono natalizio ai nostri sacerdoti nel 1999: può essere ripreso in mano.

Mi fermo un po’ a lungo su questo punto. Ciò che più impressiona oggi è la debolezza del nostro popolo cristiano: esso è ammalato nel giudizio. E pertanto il popolo cristiano si trova a condividere in sostanza con ogni altro soggetto storico quanto appartiene al "buon senso" naturale di ogni uomo [promuovere la pace, la solidarietà…], ma non emerge come soggetto capace di giudizio, in possesso del pensiero di Cristo [cfr. 1Cor 2,16b] come punto sorgivo di tutto l’esistere. Per questo la Chiesa, che in tutti questi anni attraverso il Magistero del Santo Padre si è espressa con una rara lucidità, viene ad essere ascoltata o non ascoltata in quanto dice o non dice ciò che comunque l’uomo già pensa. L’appartenenza alla Chiesa – nella nostra Città – non diviene luogo di formazione del giudizio e della coscienza , luogo di salvezza per l’integralità dell’uomo, che vive affettivamente e ragionevolmente nella ricerca della verità e nell’obbligo di aderirvi.

Ora penso sia più chiaro che cosa intendo dire che la dimensione educativa della proposta cristiana è la prima fra le priorità pastorali.

Ciò premesso e tenuto conto del fatto che i luoghi fondamentali dell’educazione sono la famiglia, la scuola e la comunità cristiana, dobbiamo interrogarci molto seriamente sulla cura che la nostra Chiesa in Città dedica alla famiglia come tale [non ai membri singolarmente presi]e alla preparazione al matrimonio.

In secondo luogo, dobbiamo riflettere seriamente sulla condizione della scuola in quanto istituzione educativa. Si pensi ad un fatto che nella sua ovvietà è gravido di conseguenze gravissime: un ragazzo passa in parrocchia, generalmente dalle due alle quattro ore alla settimana; a scuola almeno un trentina: è impossibile educare una persona convivendo con essa solo qualche ora la settimana.

Esiste una presenza cristiana nella scuola dovuta sia al fatto che ci sono in essa insegnanti credenti sia al fatto dell’insegnamento della religione.

Circa la scuola cattolica resta pienamente valido quanto ho scritto nella Lett. Past. Con Cristo nel terzo millennio n. 19.

11. Voglio dedicare maggiore attenzione al terzo soggetto educativo: la comunità cristiana. Con questo termine denoto concretamente la parrocchia, le Associazioni e i Movimenti ecclesiali.

Ancora una volta ribadisco due "guadagni" che la coscienza della Chiesa ha definitivamente acquisiti. Il primo: la parrocchia "rimane il luogo fondamentale in cui Cristo chiama l’uomo a vivere nel suo Corpo che è la Chiesa: il punto di tangenza e di ingresso nel Mistero che ci salva, dentro la vita umana nei suoi momenti fondamentali" [Lett. past. Con Cristo … cit. n° 26,d; pag. 42]. Il secondo: i Movimenti ecclesiali sono il dono più prezioso fatto alla Chiesa del ventesimo secolo. La loro esistenza non dipende dalla generosa concessione di nessuno. Reputo uno delle grazie più grandi fatte alla nostra Chiesa la crescita dei Movimenti avvenuta in questi anni.

Non possiamo però nasconderci che possano sorgere tensioni fra queste due espressioni della Chiesa: e questo potrebbe essere alla fine positivo. Ma possono sorgere anche conflitti, o peggio reciproca ignoranza l’uno dell’altro: e questo è sempre negativo.

Il rapporto fra parrocchia e Movimenti deve essere oggetto attento di riflessione in questa prima tappa del Piccolo Sinodo. Di seguito troverete alcune indicazioni in merito.

12. Se l’impegno educativo è priorità pastorale, da questo deriva che la cura della persona umana ancora in gestazione è l’altra grande priorità pastorale. Vale a dire: i bambini – adolescenti – giovani devono essere oggetto di una cura pastorale prioritaria.

13. In sintesi, abbiamo individuato tre priorità pastorale: la catechesi come cammino formativo sul paradigma del catecumenato; l’impegno educativo come profilo di tutto l’impegno "ad intra" della nostra Chiesa in Città; la cura privilegiata della persona umana in gestazione.

14. Traccia per la riflessione comunitaria. La cura della famiglia come tale: esiste nelle nostre comunità un’attenzione alla famiglia ed una cura della stessa come preoccupazione pastorale che attraversa tutta la nostra attività? Nelle Visita pastorali ho sempre chiesto che si istituisse il "gruppo famiglia": quale è la situazione al riguardo? Proviamo anche a dare un giudizio globale su quanto è stato fatto in questi anni per la preparazione immediata al matrimonio [concretamente: i corsi di preparazione]: quali problemi si sono incontrati? Come si è cercato di rispondervi?

Problema della scuola: possiamo ignorarlo? Si reputa opportuna la ricostruzione di forme associative di insegnanti o il rinnovamento vero di quelle già esistenti? Quale rapporto istituire con gli insegnanti di religione?

La parrocchia ha bisogno di essere più esplicitamente soggetto educativo. L’ACI, in quanto Associazione inserita nel tessuto parrocchiale, è uno "strumento" assai valido al riguardo: penso soprattutto all’ACR e all’AC giovani. Cosa fare nella nostra Città per un vero "rilancio" di questa associazione?

Circa i rapporti fra parrocchia e movimenti, è fuori discussione che i sacramenti dell’iniziazione cristiana e relativo percorso formativo deve essere fatto in parrocchia. Ma è ugualmente fuori dubbio che per molteplici ragioni, la vita della persona, soprattutto dalla prima giovinezza in poi, si svolge fuori, prescinde dall’istituzione parrocchiale: non ha un configurazione parrocchiale. E’ per questo che i Movimenti ecclesiali sono necessari: la loro presenza nella scuole ed università; nel mondo delle professioni e del lavoro; nella formazione del laico cristiano in ordine ai suoi compiti nel mondo. Si rifletta su queste osservazioni perché i movimenti siano maggiormente accolti.

La Diocesi come tale si sta impegnando molto intensamente nella pastorale giovanile: ci sono proposte migliorative? Esiste ancora l’illusione assai deleteria che un giovane possa essere integralmente educato nella fede solo attraverso impegni in parrocchia? Oggi la parrocchia da sola non è in grado di educare integralmente un giovane alla fede.

LE PERSONE

15. Il problema finalmente decisivo per rispondere adeguatamente alle priorità pastorali sopra indicate è la formazione delle persone cui in primo luogo è affidata quella risposta adeguata. L’urgenza per queste persone non è sapere "quali cose fare", ma la mentalità da cambiare [cfr. Rom 12,2].

Esse sono i sacerdoti, gli sposi, i laici adulti nella fede.

16. Circa i sacerdoti, ho avuto modo tante volte di parlare a loro, di vivere profonde esperienze di comunione con loro. Ho voluto raccogliere tutte queste esperienze nel volumetto che ho offerto loro l’anno 2001 come dono natalizio. Non aggiungo altro, se non una sottolineatura. E’ necessaria una grande conversione culturale in ciascuno di noi per essere la sintesi vissuta di due grandi esperienze cristiane: il monachesimo e la missione.

17. Gli sposi, o più precisamente il rapporto uomo-donna nella figura coniugale, è il soggetto chiamato a rispondere in larga misura al problema pastorale fondamentale. La salvaguardia della verità e della bontà del rapporto uomo-donna nella comunione coniugale è uno dei temi centrali nel Magistero di Giovanni Paolo II: quanto questo insegnamento è stato comunicato nella catechesi ordinaria della nostra Chiesa? Quanto questo insegnamento è stato assimilato dagli sposi? Il dissesto in cui versa oggi l’istituzione matrimoniale, un dissesto mai conosciuto, è anche una conseguenza della debolezza di pensiero di cui la comunità cristiana, anche la nostra, continua a soffrire, nonostante il Magistero di Giovanni Paolo II.

18. Per laici adulti nella fede intendo quei cristiani che generati in Cristo ad una perfezione umana integrale, sono capaci di assumersi nella società civile e nella società politica la responsabilità di costruire la civiltà dell’amore e della verità.

Il fatto che nella nostra Città non siamo ancora riusciti a creare un luogo di formazione specifica al riguardo, è una deficienza della nostra Chiesa che deve farci profondamente riflettere. Non possiamo lasciare nulla di intentato.

Potremo seguire un cammino di questo genere: a) preparare alcuni insegnanti di dottrina sociale cristiana; b) preparati gli insegnanti, aprire una scuola di dottrina sociale cristiana nella nostra Città; c) introdurre nella nostra Chiesa la consuetudine di celebrare ogni tre anni Seminari di studio nei quali elaborare un giudizio cristiano sul tema sociale o politico che si ritiene più importante.

19. Tracce per la riflessione comunitaria. Nel testo ci sono già domande e proposte su cui siete invitati a riflettere.

Alla fine, faccio una proposta: che pensate della creazione nella nostra Città di un Centro Studi (o Istituto) di "visione cristiane dell’uomo", nel quale sia offerta a chi la voglia conoscere, la visione cristiana appunto dell’uomo, ad un livello alto?

APPENDICE PRIMA

L’uso dello Strumento di lavoro

1. Poiché il risultato delle riflessioni dovranno essere sintetizzate in Proposizioni o Capitoli, è assolutamente necessario che si segua l’ordine dei capitoli e numeri.

2. Ovviamente, è possibile che qualsiasi soggetto interpellato ritenga di non dovere o potere esprime nessuna riflessione su singoli numeri o capitoli.

  1. Si raccomanda di evitare riflessioni generiche ed ovvie [del tipo: è necessaria la catechesi … o simili], ma ci si attenga alle tracce di riflessioni. E’ possibile anzi auspicabile, che si aggiungano riflessioni o proposte oltre il testo dello Strumento. Anche in questo caso si deve però sempre fare riferimento ad un numero preciso del testo.
  2. Questo Strumento di lavoro è logica conseguenza anche di quanto ho scritto nelle mie due Lettere pastorali del Giubileo: vanno tenute presenti.

APPENDICE SECONDA

Il cammino e le date

1. La riflessione sullo Strumento di lavoro deve essere conclusa entro il 31 gennaio 2003 ed entro il 10 febbraio deve essere inviata la verbalizzazione alla Segreteria Arcivescovile.

2. La Commissione sintetizzerà e ridurrà a proposizioni o capitoli il materiale inviato entro il 15 marzo.

3. Le congregazioni generali in numero di quattro o cinque, convocate per discutere sulle proposte, si svolgeranno nei mesi si aprile e maggio, possibilmente.

4. Nella festa della dedicazione della Cattedrale (16 ottobre 2003) sarà promulgata la Lettera Pastorale alla Città e suburbio, che raccoglierà tutti i risultati del cammino percorso.