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PELLEGRINAGGIO GIUBILARE A ROMA
(III)
Celebrazione Eucaristica in San Pietro
20 ottobre 2000

1. "E’ apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini". L’apostolo Paolo riassume interamente l’avvenimento cristiano con queste parole: "è apparsa la grazia di Dio". Nella vita, nella morte e nella risurrezione di Gesù Dio ha rivelato i suoi pensieri a riguardo dell’uomo: sono pensieri di grazia e di misericordia. A noi non era dato di conoscerli, poiché i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri, né le nostre vie sono le vie del Signore, ma quanto il cielo sovrasta la terra tanto i pensieri di Dio sovrastano i nostri [cfr. Is 55,8-9]. Oggi questa distanza è vinta, poiché l’Unigenito "che è nel seno del Padre" [Gv 1,18] ce lo ha rivelato, soprattutto nel suo rapporto di amore verso l’uomo: "è apparsa la grazia di Dio". Noi siamo qui perché abbiamo creduto a questa apparizione e siamo venuti a celebrare la misericordia del Padre, apparsa in Cristo.

Dinanzi ai suoi compaesani di Nazareth, come avete sentito, Cristo iniziando il suo ministero pubblico, ricorre alle parole del profeta Isaia come indicative del suo programma di vita: "Lo Spirito del Signore è sopra di me…". Il Verbo si è fatto carne per proclamare la grazia del Padre agli uomini. Ma è quanto mai significativo che questi uomini siano soprattutto i poveri, privi di mezzi di sussistenza, siano coloro che sono privati della libertà, i ciechi che non godono della bellezza della luce, coloro che vivono nella tristezza del cuore oppure soffrono perché ingiustamente trattati, infine i peccatori. Soprattutto nei riguardi di questi ultimi il Verbo incarnato diviene il segno visibile che "è apparsa la grazia di Dio". In questo segno, nel Verbo Incarnato, è chiesto anche a ciascuno di noi di riconoscere che Dio è "ricco di misericordia".

Le parole che Gesù dice nella sinagoga di Nazareth ci dicono che rendere presente fra gli uomini il Padre come amore, grazia e misericordia è sentito nella coscienza morale di Gesù come la ragione ultima della sua vicenda umana. Alla fine di essa, Egli dirà "Padre, ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo" [Gv 17,6]. Come vi dissi durante la catechesi questa mattina: è Gesù che rivela il mistero di Dio. Ed Egli ce lo rivela come un mistero di amore che si prende cura di ciascuno di noi. La forza con cui il Padre conduce a compimento il suo disegno è la grazia, è il suo amore: tutto è grazia, è stato detto giustamente.

Come opera nell’uomo e per l’uomo la grazia apparsa in Cristo Gesù? con due modalità fondamentali ci dice l’apostolo. L’una negativa: "ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri cattivi"; l’altra positiva: "(ci insegna) a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo".

La grazia di Dio ci insegna a "vivere … in questo mondo". Essa non ci distrae dal nostro mestiere di vivere; non ci fa evadere dalla fatica della nostra vita quotidiana. Ma come ci fa vivere in questo mondo? "nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo". Ci insegna a vivere in questo mondo non come se esso fosse la nostra dimora definitiva, ma come pellegrini incamminati verso una meta che sta oltre a questo mondo. Il tempo ed il mondo ha cambiato senso per il credente ammaestrato dalla grazia di Dio. Il tempo non è più l’interminabile fluire delle cose senza nessuna direzione, ma è cammino verso un traguardo: la beata speranza e la manifestazione del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. L’esperienza che stiamo vivendo del pellegrinaggio ci introduce in questa fondamentale dimensione della nostra vita.

Ma perché possiamo vivere in questo mondo colla coscienza di essere dei pellegrini alla ricerca della patria (cfr. Eb 11,13-14), ci è necessario rinnegare i desideri cattivi e vivere con giustizia, con sobrietà e con pietà.

2. "Io stabilisco per voi un’alleanza eterna … Ecco l’ho costituito testimonio fra i popoli". Gesù è il testimone fedele della grazia del Padre e perciò è la via seguendo la quale noi possiamo vivere in questo mondo, in attesa della beata speranza: "nessuno" Egli ha detto "va al Padre se non attraverso di me" [Gv 14,6]. E’ per questo che passeremo attraverso la Porta santa: Gesù è la Porta passando la quale noi entriamo nell’alleanza eterna col Padre. Gesù è venuto sulla terra ed è salito al cielo precisamente per divenire guida del nuovo popolo di Dio, che siamo noi, in cammino dall’Egitto delle nostre schiavitù alla terra Santa della vita con Dio. La sua missione è di condurre, di guidare con Lui numerosi figli di Dio alla gloria [cfr. Eb 2,10]. Egli, il nostro pastore, e noi suo gregge formiamo una sola comunità in cammino.

Carissimi fratelli e sorelle, la grazia di Dio apparsa in Cristo Gesù ci insegna a vivere in questo mondo in attesa della beata speranza. Questa è l’atmosfera reale nella quale si svolge il nostro pellegrinaggio terreno. Malgrado la lunghezza del cammino e le quotidiane difficoltà ed incertezze, se restiamo uniti a Cristo siamo sicuri di arrivare alla nostra definitiva dimora.