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Traccia per l'intervento al convegno del Servizio di Accoglienza alla Vita di Ferrara
"EMBRIONI E SOCIETÀ INCIVILE"
Ferrara, 2 febbraio 1997




La formulazione del tema del Convegno è particolarmente suggestiva, perché ci costringe a rispondere a due domande fondamentali:

1 - Che cosa discrimina una società civile da una società incivile?
2 - Che cosa ha a che fare questa "scriminante" con la questione dell'embrione?

La mia riflessione cercherà di rispondere brevemente a queste due domande.

1. Società civile - società incivile.

È appena il caso di dire che il significato che diamo a società civile/incivile non è quello avalutativo che solitamente si dà a questi termini. Essi, soprattutto nella riflessione politica, serve ad indicare solitamente la società umana in quanto distinta dallo Stato. La distinzione ha qui al contrario una forte connotazione valutativa. Ha un significato "umanistico". Essa potrebbe anche esprimersi in questo modo: società degna dell'uomo - società indegna dell'uomo. O meglio: società che esprime e realizza la verità ed il bene della persona - società che non esprime e non realizza la verità ed il bene della persona; e siamo subito gettati dentro alla domanda radicale, ultima: di quale uomo? Quale è la verità ed il bene della persona umana, esprimendo e realizzando i quali (verità-bene) ho una società degna dell'uomo cioè civile o al contrario, non ho una società degna dell'uomo? Ed è la domanda attorno a cui, come vedremo presto, si incentra tutto il dramma delle nostre società.

Prima di tentare almeno un abbozzo di risposta devo fare una precisazione importante. Nel primo approccio al problema, ho usato formulazioni fortemente dialettiche, alternative: aut - aut. La cosa ha un significato, tuttavia non pratico. Mi spiego. Non dobbiamo affrontare questa problematica, presupponendo che possa esistere una società così civile, cioè così degna dell'uomo, cioè così fatta su misura della verità e del bene della persona da escludere ogni segno di inciviltà, ogni lesione alla dignità umana. Una tale società, una società perfetta, non esiste e non può esistere: il pensarlo è stata sempre fonte delle più incivili ed inumane società. Se noi inscriviamo un poligono dentro una circonferenza, possiamo moltiplicare all'infinito i lati del poligono, ma non combacerà mai perfettamente colla circonferenza. La società ideale non esiste; esiste però una verità ed un bene della persona che funziona come "orizzonte", come "idea regolatrice" della costruzione del sociale umano concreto. Esistono dei criteri di giudizi in base ai quali è possibile misurare la distanza più o meno ampia fra poligono e circonferenza. Anzi, quando si sta percorrendo la via giusta o quando si è totalmente fuori strada, mancando quel minimum ethicum che semplicemente discrimina l'umano dal non umano.

Chiedo scusa di queste riflessioni introduttive piuttosto lunghe. Erano necessarie per avere una rigorosa delimitazione del significato delle nostre domande e risposte.

Dunque, ritorniamo alla domanda da cui parte la costruzione di ogni società: quale è la verità ed il bene della persona umana, esprimendo-realizzando le quali realizziamo una società civile? Devo procedere molto schematicamente nella risposta: non devo lasciare troppo poco tempo a chi mi seguirà.

Mi sembra che la società occidentale, attraverso un percorso assai lungo e complesso su cui non possiamo soffermarci neppure brevemente, sia giunta ormai ad una sorta di capolinea spirituale da cui non riesce più ad uscire. Quale? Esso si caratterizza per le seguenti affermazioni:

- non esiste una verità sull'uomo universalmente valida, poiché l'uomo è la coscienza che ha di essere (essere = coscienza) e quindi esistono solo opinioni contrarie ed ugualmente valide per il soggetto;

- di conseguenza non esiste un bene della persona umana come tale e quindi è oggetto della volontà di ogni persona, ma esistono solo "beni per me bene per te": esiste un insuperabile conflitto di concezioni riguardo al bene dell'uomo;

- la cultura greco-cristiana aveva già visto che esistono "beni umani in sé e per sé" e "beni per me, per te": aveva chiamato i secondi beni utili ed aveva sempre affermato la possibilità per la ragione umana dì superare la visione di ciò che è bene solo per me, per te ed affermare un "bene in sé e per sé": questa "fiducia" nella ragione è andata perduta, riducendola ad essere strumentale alla ricerca della propria utilità. Questa triplice affermazione ha condotto alle seguenti conclusioni riguardanti precisamente la costruzione della società umana.

È necessaria una rigorosa demarcazione fra la "sfera pubblica" e la "sfera privata". Nella sfera privata ciascuno persegue la propria concezione di bene, cioè la propria utilità. Dalla sfera pubblica deve essere espulsa ogni concetto di bene, di vero, di giusto; essa deve essere regolata solo da regole, la cui giustizia è di carattere puramente formale-procedurale.

Si potrebbe descrivere questo progetto sociale, oggi assolutamente dominante nell'ethos occidentale, anche nel modo seguente. Il soggetto-uomo che entra nella società, è un soggetto mosso semplicemente dalla sua utilità, dalla ricerca della sua utilità individuale. La socialità umana consiste nella regolamentazione dei soggetti alla ricerca dei propri interessi: una regolamentazione che non può richiamarsi a nessuna concezione normativa della verità dell'uomo.

Dunque, secondo questa visione la società civile comincia quando si accetta che non esista nessuna concezione del bene umano valida universalmente (relativismo etico), poiché solo quella negazione fonda la democrazia, cioè una società veramenie tollerante e libera. Libera, cioè che consenta ad ogni individuo di perseguire la propria utilità. Legame fra relativismo morale e democrazia. E ci siamo cosi cacciati in una vera e propria situazione senza più vie di uscita: si ha sempre più bisogno di regole; si riesce sempre meno a giustificare l'esistenza di regole. Se l'uomo non è altro che un individuo alla ricerca del proprio utile, la regola diventa solo un espediente, senza un fondamento inconcusso.

2. E l'embrione?

La seconda domanda diventa inevitabile: e l'embrione che cosa ha a che fare con tutto questo? È semplicemente straordinario ciò che ha a che fare: egli, colla sua sola esistenza, dimostra la totale infondatezza di questa definizione di società civile. Per cui delle due una: o semplicemente si nega l'esistenza dell'embrione umano come soggetto ed allora quella società sta in piedi, o si afferma la esistenza dell'embrione umano ed allora occorre ricostruire da capo il sociale umano. Non per caso, quindi, vediamo che nelle società occidentali si scelse la prima strada. Ma procediamo con ordine, sia pure brevemente, chiedendoci: perché la società utilitaria si scontra con l'esistenza dell'embrione? Perché l'embrione umano è un soggetto che non ha nessuna utilità da perseguire né da offrire. Egli è semplicemente: la sua bontà consiste semplicemente nel suo essere. Ora la società utilitaria parte proprio dal presupposto che non esista nessun bene radicato nell'essere stesso umano, che non esista un diritto alla propria affermazione che sia semplicemente fondato sulla dignità umana della persona. Riconoscere all'embrione un diritto assoluto significa riconoscere che esiste un bene che non è solo il bene utile: e questo è impossibile nella società attuale. La conseguenza allora è che di esso (embrione) si può disporre secondo la varie convenzioni-regole statuite dalla maggioranza: egli non può entrare nelle "regole del gioco". È qualcosa a disposizione.

La conferma di tutto ciò si ha in molti fatti oggi facilmente rilevabili. La progressiva estensione del trattamento fatto all'embrione alle persone a lui più simili: anzianì, malati terminali. La nobilitazione della procreazione artificiale governata sempre più dal pensare il figlio come ciò di cui "ho bisogno", cioè in una visione utilitarista.

Conclusioni

La battaglia per la difesa della dignità umana dell'embrione non è qualcosa di marginale nella ricostruzione di una società veramente civile: è il punto di partenza.

L'affermazione che esiste un bene della persona, il bene che è la persona umana stessa, si colloca nel centro della fede cristiana: nella sua luce l'uomo ha capito, con sommo stupore, di valere un prezzo infinito.