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Marginalia al libro di A.Socci I nuovi perseguitati, ed. Piemme, 2002.
Ferrara, 25 settembre 2002

Abbiamo ascoltato testimonianze e riflessioni intense sul fatto del martirio. A me non resta che presentarvi, a modo di conclusione, alcune brevissime riflessioni organizzate come risposte a due domande.

1. Perché il martirio disturba tanto la coscienza dell’uomo occidentale, al punto che si cerca in ogni modo di censuralo? Perché il martirio è la più radicale contestazione di alcuni "dogmi" che si vogliono indiscutibili. Quali?

- Che non esiste nessuna verità sull’uomo che non possa essere oggetto di contrattazione: il martire sconfessa come illusoria e falsa ogni convivenza sociale che si voglia costruire sul consenso a regole meramente formali e procedurali.

- Che non esiste nessuna libertà se si afferma un primato della verità sulla libertà medesima: il martire sconfessa questa libertà sganciata dalla verità come illusoria, perché sempre esposta alla tirannia dei propri interessi e degli interessi del potente di turno. Il martire è veramente libero perché è liberamente vero. "Ma se c’è in me la verità – deve esplodere. Non posso rifiutarla, rifiuterei me stesso" [K. Woytila, Tutte le opere letterarie, ed. Bompiani, Milano 2002, pag. 87]

- Che chiunque non accetti questi due dogmi è un intollerante, un violento: il martire sconfessa questa pseudo-intolleranza, perché è lui stesso a subire il massimo della violenza.

2. Perché la Chiesa vede nel martire la perfezione della fede? Perché in esso l’uomo raggiunge in Cristo la pienezza del dono di sé, che è il significato ultimo del vivere. Nella Chiesa, "nei secoli, parola e sangue procedono insieme uniti dal soffio occulto dello Spirito" [K. Woytila, op. cit. pag. 241].

E’ per questo che all’inizio del terzo millennio possiamo mettere mano al Disegno di Dio sulla storia perché sulla nostra libertà insidiata è stato versato il sangue di tanti martiri.