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RIAPERTURA DI S. MARIA IN VADO
S. Maria in Vado 22 dicembre 1999

Dice un inno della liturgia ambrosiana: "hic dies in quo tibi consecratum/ conspicis Templum, tribuat perenne gaudium/ nobis viageatque longo/ Temporis usu" [questo giorno in cui guardi il Tempio a Te consacrato ci elargisca gioia perenne e rimanga solido per il nostro uso in un lungo spazio di tempo].

Questo giorno in cui ci è dato di poter vedere nello splendore della sua bellezza questo tempio ci faccia godere di una gioia non solo momentanea: una gioia che non cessi appena saremo usciti nella solita noia quotidiana. Rimanga il Tempio, oggi ridonatoci, nella sua solidità perché sia anche solida la nostra vita e la nostra persona che ne fa uso. Solido il tempio; solida la vita; solida la persona.

La connessione intima fra la presenza del tempio nella nostra città e la solidità dell’esistenza umana dentro essa, era stata ben vista da T.S. Eliot nel terzo coro de "La Rocca": "Là dove non c’è tempio non vi saranno dimore,/sebbene abbiate rifugi o istituzioni, / alloggi precari dove si paga l’affitto ,/ scantinati che cedono dove il topo si nutre / o latrine con porte numerate / o una casa un po’ meglio di quella del vicino; / Quando la Straniera dice: "qual è il significato di questa città? / vi accalcate vicini perché vi amate l’un l’altro?" / Cosa risponderete? "Ci accalchiamo / per trarre denaro l’uno dall’altro"? oppure "questa è una comunità"? [T.S. Eliot, Opere, Classici Bompiani, Milano 1986, pag. 231].

La liturgia e la grande poesia ci fanno capire il significato profondo della riconsegna che oggi viene fatta della navata centrale di questa basilica. La basilica crea uno spazio per una Presenza: la Presenza stessa di Cristo, "Astro incarnato nelle umane tenebre". E di questa presenza è segno anche la bellezza artistica. E’ questa Presenza che ponendosi dentro alle case umane impedisce agli uomini di accalcarsi vicini per trarre denaro l’uno dall’altro, ma dona loro la capacità di costituire vere comunità. La costruzione dei luoghi di questa Presenza è l’opera suprema compiuta dall’uomo. In senso assoluto, la "costruzione" che Maria fa del Corpo di Cristo, vero ed unico tempio di Dio. Poi la costruzione che ogni uomo fa della propria umanità "ad immagine e somiglianza di Dio", perché essa sia tempio del Signore. Poi la costruzione della comunità coniugale "la piccola Chiesa", dove Dio celebra il mistero del suo Amore creatore. Poi la costruzione che il divino Architetto, lo Spirito, fa della Chiesa – comunione dei santi, dove Dio celebra il mistero del suo Amore redentore. Di queste costruzioni, questo tempio è segno visibile. Senza di esse, senza esso il deserto avanzerà sempre di più, "e il vento dirà: "qui atei dignitosi vi furono: unico loro monumento la strada asfaltata"" (T.S. Eliot, ibid).

Fra qualche giorno inizieremo il Giubileo: esso è la festa di una Presenza unica e straordinaria. "Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi e noi vedemmo la sua Gloria". La Gloria di cui questa sera possiamo rigodere un riflesso nella bellezza del tempio restituito.