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SOLENNITÀ DI SAN GIORGIO
Cattedrale Ferrara 1 maggio 2000

1. "Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio". La solenne memoria del patrono della nostra città e titolare di questa basilica Cattedrale ci introduce dentro al "mistero" più profondo della nostra storia quotidiana: il mistero della lotta che si svolge in essa, dello scontro che avviene in essa fra l’instaurarsi del "regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo" e le potenze del male che hanno nella persona di Satana il loro stratega. E’ "mistero" poiché lo scontro avviene in primo luogo nel cuore di ogni persona: nella sua coscienza morale e nella sua libertà. E’ "mistero" poiché lo scontro avviene attraverso la costruzione di due culture [due città, dice Agostino] che si intersecano e si incrociano in modo tale che solo il giudizio ultimo del Signore saprà definitivamente separarle. I due luoghi dello scontro, il "cuore" dell’uomo e la "cultura" prodotta dall’uomo, sono profondamente connessi.

Ma celebrando oggi la memoria di un martire, la parola di Dio ci dice chi è colui che combatte contro le potenze del male e come le ha vinte: "essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio: perché hanno disprezzato la vita fino a morire". La passione di Cristo e la sua risurrezione sono state il momento decisivo in cui "l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte", è stato precipitato: è stata vinta la potenza del male. Partecipando e beneficando dell’inesauribile energia di vita del sangue di Cristo, i cristiani che a Lui si uniscono ne rendono presente la forza vittoriosa in ogni luogo e tempo, mediante la loro testimonianza, che può esigere anche la morte fisica. E’ questa la modalità propria della vittoria di Cristo e del suo discepolo: è mediante il dono della loro vita che i cristiani vincono il male, prolungando nella loro offerta l’offerta dell’Agnello. La loro testimonianza diventa col dono della vita parola interamente vera, piena, detta fino all’estremo dell’amore. E’ il paradosso della vittoria di Cristo e del suo discepolo: essa è ottenuta mediante la potenza di un amore che dona fino alla morte.

Scopriamo allora il significato profondo della parole di Gesù: "che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?". Il Satana aveva detto al Cristo: "Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri davanti a me tutto sarà tuo" [Lc 4,6-7]. Quindi, per guadagnare il mondo occorre prostrarsi al Satana: prostrazione che comporta la perdita di se stessi. E’ nella negazione della verità di sé stessi che il Satana vince, pur dandoci l’impressione di una riuscita nella vita di questo mondo. E’ nella testimonianza dell’intangibile verità dell’uomo [quel "se stesso" di cui parla Gesù] che il martire, pur morendo, vince, poiché egli sconfessa come falso ogni valore che si pretendesse attribuire a ciò che è obiettivamente male, anche se storicamente efficace e socialmente utile o "politicamente corretto", come si dice oggi. Ogni compromesso circa la verità dell’uomo equivale a darla vinta a chi di fatto si propone la morte dell’uomo: "essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e della testimonianza del loro martirio".

2. Carissimi fratelli e sorelle, una delle illusioni più gravi in cui può cadere un cristiano è quella di ritenere che la memoria dei martiri non abbia attinenza diretta alla sua vita di oggi, ritenendo che alla fine sia possibile essere in pieno accordo con tutti su tutto. Ritenendo che la distinzione fra ciò che è vero e ciò che è falso è una distinzione di secondaria importanza, confondendo il rispetto che si deve ad ogni persona coll’insignificanza della distinzione fra vero e falso: ogni persona merita rispetto, ma non ogni opinione! Chi non capisce questo, ha già esposto se stesso alla perdita di se stesso, perché ha estirpato da sé la radice della libertà: la passione per la ricerca della verità.

Certamente il martirio di sangue è dono fatto a pochi, ma vi è nondimeno una coerente testimonianza che tutti i cristiani devono dare ogni giorno. Di fronte e dentro ad una cultura che ha ridotto la verità sull’uomo ad una convenzione sociale, che ha oscurato anche le evidenze originarie su ciò che è bene o male per l’uomo, il cristiano è chiamato ad una testimonianza quotidiana, che può anche condurlo ad una sorta di emarginazione, voluta dai potenti di turno.

Abbiamo bisogno di questa testimonianza, anche nella nostra città; abbiamo bisogno di uomini sapienti e liberi che in essa facciano rifiorire la verità e il bene della persona umana. Per questo abbiamo pregato: "sostieni la nostra debolezza e fa risplendere su di noi la tua potenza".