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Saluto alla serata «Parole e musica» nell’ambito della riflessione «sul tempo» de «Il Cortile dei Gentili»
Basilica di San Petronio, 27 settembre 2014


Sono grato al Card. Gianfranco Ravasi e al Magnifico Rettore dell’Alma Mater Studiorum di aver scelto la città e la Chiesa di Bologna per un Cortile dei Gentili, avente come tema del dialogo il TEMPO. Esperienza centrale sia nella persona credente alla proposta cristiana, sia nella persona non credente.

Non ho trovato espressione più alta, nella modernità, della dimensione temporale dell’esistenza umana di quella che leggo in L’orologio di Charles Baudelaire. Ma essa esprime tutta la ripugnanza che l’orologio "dio sinistro, spaventoso, impassibile causa nel cuore dell’uomo". Come non ricordare l’edax di Orazio? La voracità del tempo La voracità del tempo che tutto rode ed erode.

Merita dunque il tempo di essere "reo tempo"? Di che cosa? Di essere ciò che è? Non c’è dunque alternativa se non nella fuga dal tempo?

Nel Cortile dei Gentili è detta anche la temporalità cristiana. Esiste un inno liturgico che dice: "Nunc Sancte nobis Spiritus … dignare promptus ingeri / nostro refusus pectori".

"Nunc": ora, in questo istante! E’ in questo avverbio temporale che si racchiude tutta la proposta cristiana del tempo. Il linguaggio cristiano usa il perfetto: "nacque da Maria Vergine …". Ma il perfetto della fede, che narra ciò che Dio ha compiuto nel tempo, è sempre anche un presente, che ha in sé l’attesa di un futuro. E’ nell’istante che Dio agisce, perché ha già agito, e chiede la risposta della nostra libertà. Il "reo tempo" è divenuto "dies salutis".

Grazie perché in questa città fate risuonare queste voci del tempo.