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Cerimonia di inaugurazione della Sinagoga di Bologna restaurata
15 settembre 2005


"Lodate il Signore nel suo Santuario, lodatelo nel firmamento che è simbolo della sua forza". Accolgo nel cuore l’invito del Salmo, avendo il Signore ridonato alla comunità ebraica la sua Casa restaurata, ed a me concesso di vivere questo momento di incontro con i figli di Israele.

La mia presenza si pone in continuità colla visita fatta dal mio venerato predecessore, il Card. Giacomo Biffi, nel 1988, come segno della volontà della comunità cattolica di Bologna di continuare, di migliorare, di approfondire il rapporto colla comunità ebraica. Penso soprattutto al bisogno di approfondire sempre maggiormente la riflessione teologica circa il rapporto tra ebraismo e cristianesimo.

Noi pagani, per la divina misericordia che ci è stata usata, eravamo oleastri e siamo stati innestati diventando così partecipi della radice e della linfa dell’ulivo che siete voi [cfr. Rom 11,27]. Abbiamo così potuto anche noi riconoscerci con voi nella paternità di Abramo [cfr. Gal 3,7; Rom 4,11s], e con voi accogliamo come parola dell’Eterno gli insegnamenti di Mosè e dei Profeti. La nostra preghiera è costituita come la vostra dalla recita dei salmi. Pertanto nessuno può dirsi discepolo di Cristo se non si sente spiritualmente ebreo.

Certamente non sarebbe degno di persone oneste dissimulare le profonde differenze che riguardano punti fondamentali della nostra e vostra fede. Ma le differenze non sono ragioni per non avere reciproco rispetto; anzi, sono ragioni che devono spingerci ad una sempre più profonda conoscenza.

"Benedetto sia l’Eterno che ha dato la Legge al suo popolo d’Israele, benedetto sia. Beato il popolo cui tanto è concesso". Questa "benedizione" mi ispira un secondo pensiero. Israele benedice l’Eterno perché gli ha donato la legge e considera sua beatitudine questa concessione divina.

Abbiamo una grave e comune corresponsabilità, noi comunità cattolica e comunità ebraica, verso il mondo di oggi, soprattutto verso le giovani generazioni.

Condividiamo l’intima convinzione che quando l’uomo vuole diventare legge a se stesso, quando vuole vivere prescindendo dalla Fonte della vita, finisce nell’autodistruzione. Queste parole risuonano particolarmente gravi in questo luogo, nel ricordo particolare degli ottantatré ebrei bolognesi deportati con il loro rabbino Alberto Avraham Orvieto. Quando si nega la santità dell’Eterno si finisce per distruggere l’uomo. La folle ideologia nazista ha cercato di compiere l’atto più sacrilego della storia: cancellare il popolo d’Israele, segno vivente della presenza del Mistero dentro la storia. Abbiamo in comune una grave responsabilità educativa verso le giovani generazioni: custodire in loro la memoria dell’esito cui conduce il rifiuto della legge dell’Eterno; comunicare loro la gioia della verità circa il bene insegnataci dalla legge dell’Eterno. Oh se noi riuscissimo a far sì che i giovani bolognesi tutti – cura precipua del mio ministero – potessero dire con verità: "dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi, perché in essi è la mia gioia" [Sal 119,35]. Assicureremmo a questa città un futuro di giustizia, di pace, di accoglienza.

Concludo rivolgendovi anch’io le parole della benedizione alla Comunità: "Il re del mondo vi benedica e vi renda meritevoli ed ascolti la voce con cui lo pregate: siate redenti e salvati da ogni angustia e distretta".

Così sempre sia.