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Saluto alla Città al solenne ingresso nell’Arcidiocesi di Bologna
15 febbraio 2004

Eccellenza carissima,
Signor Sindaco,
ho ascoltato con profonda emozione le vostre parole. Mi riempie di gioia intima il trovarmi nel cuore della città di Bologna, che da questo momento diventa la mia città.
Il fatto che siano un fratello nell’Episcopato ed il Sindaco ad accogliermi; il fatto che su questa piazza si affaccino il Tempio petroniano per eccellenza e il Palazzo municipale, è un simbolo carico di profondi significati. L’uomo è abitante del tempo e dell’eternità; è cittadino della città terrena e della città celeste. Un’appartenenza non esclude l’altra.
" Lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo", l’appartenenza alla città celeste "lungi dall’incitarli a disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto ciò con un obbligo ancora più stringente" [cfr. Cost. past. Gaudium et Spes 34,3; EV 1/1427]. Così come l’appartenenza alla città terrena non deve distogliere l’uomo dall’inesausta ricerca di una Vita non più insidiata dalla morte.
Questa piazza dice in un certo senso la verità intera sull’uomo a questa nobile città, che inventando l’istituzione universitaria ha insegnato al mondo intero quella simultanea coniugazione di fede e ragione che porta l’uomo alla contemplazione della verità e alla pienezza della sua umanità.
Non per caso dunque il nostro incontro avviene in questa piazza, Signor Sindaco: l’incontro fra l’eletto del popolo bolognese e il servo di Cristo venuto perché non cessi mai l’annuncio del Vangelo a questo popolo bolognese. La distinzione infatti fra le due Istituzioni che rappresentiamo, non significa né comporta reciproca estraneità o ignoranza, né ancor meno opposizione. I loro rapporti, i nostri rapporti, al contrario, possono e devono dar luogo ad un dialogo rispettoso ed aperto a tutti, portatore di esperienze e di valori fecondi per il bene di questa città. Un sano dialogo non fra concorrenti, ma fra interlocutori potrà favorire lo sviluppo integrale della persona umana dentro ad una comunità civile adeguata alla dignità di ogni uomo, senza distinzione di razza e di religione.
È precisamente questo il "luogo" del nostro incontro vero, profondo, pur rimanendo rigorosamente nell’ambito proprio a ciascuno: l’affermazione, la promozione e la difesa della dignità della persona umana. Questa dignità, la cui percezione piena è il frutto della fede cristiana, è anche la radice nascosta che nutre ogni vera civiltà. Che deve nutrire sempre più la pacifica convivenza di questa città, deturpata anche recentemente da azioni indegne dell’uomo ed aliene completamente dalla sua anima.
Eccellenza carissima, Signor Sindaco,
oggi voi mi accogliete in una città unica per arte, storia e cultura. Il mio primo augurio, l’oggetto costante della mia preghiera è che il popolo bolognese possa sempre progredire nelle vie del benessere spirituale e materiale, custodendo quella grande tradizione di fede, di civiltà e di cultura che l’hanno reso grande.
O amata città di Bologna! Vengo oggi a te per aiutare ogni tuo abitante a contemplare e a vivere il mistero di Cristo, poiché è stato il suo atto redentivo a ridare definitivamente all’uomo la dignità ed il senso della sua vita. Le tue dodici parte richiamano la Gerusalemme celeste. Mi piace quindi rivolgerti il primo saluto colle parole del Salmo: "sia pace a coloro che ti amano; sia pace sulle tue mura; sicurezza nei tuoi baluardi". Ogni giorno "chiederò per te il bene".