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Settmana Mariana
SOLENNITÀ DELLA MADONNA DELLE GRAZIE
Giornata mariana sacerdotale
9 ottobre 2003

1. "In quel tempo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù". Nella nostra annuale giornata mariana siamo quest’anno invitati a meditare sull’ "inizio dei segni" accaduto a Cana in Galilea, per poter avere nella sua luce una comprensione più profonda del nostro ministero sacerdotale. Sia veramente lo Spirito Santo, sotto la cui ispirazione questa pagina è stata scritta, ad introdurci nei misteri nascosti in essa.

Il segno nel quale il Verbo incarnato manifesta la sua gloria consiste nell’acqua diventata vino; più concretamente nel dono fatto ai convitati di un "vino buono". Questo dono-segno è legato all’ora di Cristo. Nel Vangelo di Giovanni, come è ben noto, quell’ "ora" significa il momento fissato dal Padre, nel quale il Figlio compie la sua opera e deve essere glorificato [cfr. Gv 7,30; 8,20; 12,23.27; 13,1; 17,1; 19,27]. Possiamo dunque dire che in quanto è accaduto a Cana è già contenuto interamente, anche se nel segno l’opera che il Verbo incarnato è venuto a compiere.

A chi ha una certa famigliarità colla S. Scrittura non sfugge che non a caso il Salvatore ha voluto preannunciare in questo modo la sua opera. E ciò per due ragioni.

La divina alleanza offerta a Israele e all’uomo era stata pensata nei termini di una alleanza coniugale, fino all’Alleanza definitiva in Cristo. S.

Cirillo, commentando questa pagina evangelica scrive: "Il Verbo di Dio, dunque, è disceso dal cielo … affinché, come uno sposo unendosi alla natura umana, la convincesse a ricevere nel suo seno i semi spirituali della sapienza. L’umanità è chiamata, come è ovvio, per questo, sposa, mentre il Salvatore è chiamato sposo" [Commento al Vangelo di Giovanni/1, CN ed., Roma 1994, pag. 214].

Ed anche il vino, il dono del vino, era il "segno" preminente ed indispensabile dei tempi messianici e del convito messianico che vi si terrà.

In questa pagina evangelica dunque convergono due correnti che attraversano larga parte della Scrittura, per dirci che in Cristo si compie l’unione piena di Dio con l’uomo, celebrata nel dono del "vino".

La stessa verità ci viene insegnata per contrarium in questa pagina: "venuto a mancare il vino". Così è descritta la condizione dolorosa di chi è invitato a questo matrimonio. All’uomo non è dato di celebrare il convito; né la Legge, raffigurata dalle sei giare, era in grado di liberare l’uomo da questa condizione.

Una consistente tradizione esegetica sia antica che moderna vede nel "vino nuovo" il dono dello Spirito Santo, fatto ai convitati del banchetto nuziale messianico e "conservato fino ad ora". La pagina evangelica, in sintesi, narra dunque la prefigurazione simbolica del dono dell’Alleanza Nuova, che consiste nell’effusione dello Spirito Santo.

2. "E c’era la madre di Gesù". Nella narrazione dell’ "inizio dei segni" la figura di Maria è centrale: ella vi concorre in modo decisivo. Troviamo in questo una costante della Rivelazione biblica: il "concorso" della Donna.

Il punto paradigmatico di partenza è certamente costituito da Eva. Nonostante, anzi a causa del peccato, è lei a ricevere il primo annuncio evangelico di salvezza: la sua discendenza schiaccerà la testa del serpente [cfr. Gen 3,15]. Non a caso. Eva infatti è stata creata perché Adamo non fosse più solo ed incapace di compiere la sua opera: un aiuto simile a lui. Eva pone Adamo nella condizione di compiere la sua opera necessaria.

Da Eva parte come "una discendenza" di figure femminili che intervengono per l’opera di salvezza, che è però compito esclusivo dei loro uomini.

È Sara che preserva in Adamo la discendenza della promessa, facendo cacciare Agar ed Ismale; è Rebecca che recupera in Giacobbe per Isacco quella discendenza; è Tamar che costringe Giuda, anche con l’inganno, a proseguire la discendenza che porterà a Davide, da cui nascerà secondo la carne il Figlio [cfr. Rom 1,3]; è Sipporah, la sposa di Mosè, che lo salva dall’assalto misterioso dell’Angelo, facendo circoncidere il figlio.

È dentro a questo contesto biblico che dobbiamo meditare la presenza di Maria a Cana. È stato S. Ireneo, il primo grande mariologo, a guidare la Chiesa in questa meditazione. Come all’inizio della creazione Adamo venne plasmato dalla terra vergine, così all’inizio della "ricapitolazione" il nuovo Adamo è plasmato dalla "terra vergine" di Maria. Eva disobbedendo cooperò con Adamo alla nostra perdita; Maria obbedendo si pose nella cooperazione col nuovo Adamo. E Questi la rese partecipe dei tre grandi misteri della nostra salvezza: la sua mirabile incarnazione; la sua spaventosa passione; la sua gloriosa risurrezione. Maria ha dato il "segno" della sua partecipazione alla divina opera a Cana; nella forma che è propria della Donna. È il Figlio che deve cambiare l’acqua in vino: la Donna lo spinge, intercede perché faccia questo. Chiede: come Sara, come Rebecca, come Tamar, e tante altre. Ma in questo segno di Cana Maria adempie tutta questa "linea femminile" in un modo che non ha e non avrà mai l’uguale.

3. E’ in questa luce che ci domandiamo: e noi, noi ministri della Nuova Alleanza, dove ci poniamo nel mistero dell’ "inizio dei segni"? in chi ci vediamo rappresentati? A me sembra nei servi del banchetto messianico, che svolgono un compito assai importante. Ogni particolare dunque è da meditare pacatamente.

- "La madre dice ai servi: fate quello che vi dirà". Siamo i "servi del banchetto messianico" perché siamo a totale disposizione di Cristo, lo Sposo che celebra le nozze. È questa la coscienza che Paolo ha di se stesso: "Paolo, servo di Cristo Gesù"; inizia così la lettera ai Romani, così come la lettera ai Filippesi. È in questa servitù di Cristo, che Paolo trova la sua vera libertà di fronte agli uomini: "se … io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo" [Gal 1,10]. Un grande esegeta moderno sostiene che il ricorso a questo temine implicherebbe "la sottomissione di uno strumento alla volontà di Dio", nel caso specifico alla volontà di Cristo. Tocchiamo qui il fondo della nostra persona: a chi apparteniamo? di chi siamo? "quando eri più giovane .. andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio … un altro … ti porterà dove tu non vorrai" [Gv 21,18], dice Gesù a Pietro. Il cambiamento esistenziale è indicato nella contrapposizione fra "dove tu volevi" e "dove tu non vorrai"; è il passaggio da una libertà auto-noma ad una libertà cristo-noma che fa nascere l’apostolo, il servo del banchetto messianico.

- "E Gesù disse loro: riempite d’acqua le giare …". Gesù dà ai servi due ordini: riempire d’acqua le giare preparate per la purificazione dei Giudei, e poi attingere e servire alla tavola il vino nuovo.

Le parole di Gesù richiamano singolarmente le parole del profeta: "attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza" [Is 12,3]. È questo il servizio che ci è chiesto: attingere l’acqua divenuta vino per donarla ai convitati. Il nostro servizio è portare all’uomo il vino nuovo dello Spirito Santo donato da Cristo. "Ne consegue – ci averte Origene – che, se non vieni ogni giorno ai pozzi, se non attingi ogni giorno l’acqua, non solo non potrai dar da bere agli altri, ma soffrirai anche tu la sete della parola di Dio" [Omelia sulla Genesi X,3; CN ed., Roma 2002, pag. 273]. Attingere ogni giorno l’acqua trasformata in vino: è la condizione indispensabile per dare da bere ai convitati. Non solo l’acqua di una sapienza umana o di un richiamo morale ragionevole; ma l’acqua trasformata nel vino dello Spirito Santo.

"Anche noi" – ci ammonisce ancora Origine – "dobbiamo stare attenti, poiché anche noi spesso giaciamo vicino al pozzo di acqua viva, cioè vicino alle Scritture divine, e andiamo errando in esse; abbiamo i libri e li leggiamo, ma non ne cogliamo il significato spirituale" [ibid. pag. 217-219].

Dunque, venerati fratelli, non cessiamo mai di attingere dall’acqua trasformata in vino, dalla Scrittura intesa nel suo vero significato, dalla lettera trasformata in Spirito, per poter dissetare il nostro popolo.

- "Ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua". È l’ultima cosa che si dice dei servi. A differenza del maestro di tavola, i servi sanno da dove viene l’acqua trasformata in vino. È qui racchiuso un grande mistero. La donna samaritana chiede incredula a Gesù: "da dove hai dunque quest’acqua viva?" [Gv 4,11]; e Nicodemo non sa da dove viene il vento dello Spirito che rigenera [Gv 3,8]; e Gesù, per mettere alla prova Filippo, prima di donare il pane prodigioso, chiede: "da dove compreremo il pane?" [Gv 6,5]. I servi del banchetto messianico hanno questa conoscenza. Tutti questi doni, il vino di Cana, l’acqua viva promessa alla samaritana, il pane donato alla folla, sono misteriosi perché significano la persona e l’opera redentiva di Cristo.

Noi sappiamo da dove provengono i doni della salvezza dell’uomo: dalla persona di Cristo. È la scienza di cui abbiamo veramente bisogno: la conoscenza di Cristo come redentore dell’uomo. A volte mi piace pensare il nostro ministero nella metafora dell’acquedotto: non siamo noi la sorgente, ma solo la via attraverso cui transita l’acqua. Ma è necessario che sappiamo da dove: è necessario essere radicati e fondati in Cristo.

4. Al vino nuovo del banchetto ha cooperato Maria; hanno cooperato i servitori. Nell’economia della salvezza, di cui Cana è l’inizio simbolico, cooperano Maria e gli apostoli: oggi si dice il "principio mariano" e il "principio petrino".

Non è questo il luogo ed il tempo per prolungare ulteriormente la nostra meditazione con questa stupenda connessione fra Maria e Pietro. Mi limito solo ad una breve riflessione, citando un grande teologo: "A causa della compenetrazione del ministero con il principio mariano, tutto quello che è potente, autorevole e gerarchico nel ministero deve essere vivificato dallo spirito e dall’atteggiamento del fiat di Maria. Questo è più di quanto solitamente viene detto oggi parlando del carattere di servizio nel ministero. È quasi una tautologia dire che il ministero disponga in un carattere di servizio. Ma che un ministero con la sua autorità originaria venga vivificato dalla fede, dall’amore e dalla ricettività orientata a Cristo, che venga svolto nell’atteggiamento dell’umiltà, della dedizione e dell’apertura sempre maggiore a Cristo, non rappresenta nessuna tautologia. Questo non può derivare dal concetto di sevizio, che può essere inteso puramente in modo funzionale. L’impronta e la compenetrazione mariana conferiscono al ministero una nuova qualità e una nuova dedizione sia a Cristo sia ai fedeli, vale a dire la formazione tramite la fede, l’umiltà e l’amore". [L. Scheffczyk, Maria, crocevia della fede cattolica, Eupress, Lugano 2002, pag. 161-162].

La nostra meditazione diventa allora preghiera: che Maria ci ottenga di essere servi della redenzione interamente compenetrati dal suo spirito.