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Settmana Mariana
CELEBRAZIONE PER I RELIGIOSI E LE RELIGIOSE
>Cattedrale
4 ottobre 2003

1. "All’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina". Carissimi, Gesù, richiesto di pronunciarsi sulla prassi divorzista pacificamente accettata dai suoi contemporanei, anziché addentrarsi in casistiche fuorvianti, si appella "all’inizio della creazione". Questo appello, questa sera, viene rivolto a ciascuno di noi: in modo particolare a voi religiosi e religiose. È l’appello a riscoprire la verità di se stessi, la verità della persona umana come è uscita dalla mani creatrici di Dio.

L’inizio della creazione è narrato nella prima lettura. L’uomo si trova in una solitudine originaria. Egli infatti, pur potendo istituire un rapporto sia di conoscenza sia di uso nei confronti di tutto il creato, non trova in questa l’uscita dalla sua solitudine: " ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile ". Egli, l’uomo, non ha bisogno di possedere, ha bisogno di essere-con un’altra persona. "Il Signore Dio plasmò … una donna e la condusse all’uomo". L’uomo è costituito in una relazione personale con la donna. Qui noi, portati "all’inizio" dalla parola di Dio, scopriamo veramente la verità di noi stessi. "Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza: chiamandolo all’esistenza per amore, l’ha chiamato nello stesso tempo all’amore. Dio è amore e vive in se stesso un mistero di comunione personale d’amore. Creandola a sua immagine e continuamente conservandola nell’essere, Dio iscrive nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione. L’amore è, pertanto, la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano". [Es. Ap. Familiaris consortio 11,1-2].

Gesù nel Vangelo si richiama all’inizio, cioè a questa vera umanità di ogni uomo e di ogni donna, per mostrare come da questa umanità nasce il matrimonio.

Nella creazione tuttavia è intervenuto come una "sorgente anti-creativa", una realtà che costruisce una sorta di anti-creazione: il cuore duro dell’uomo. Egli si è reso incapace di amare; incapace di realizzare la sua vera umanità. Una delle espressioni più chiare di questa anti-creazione è che l’uomo possa divorziare.

Carissimi, la seconda lettura ci ha narrato l’atto redentivo di Cristo: la redenzione è la nuova creazione che ristabilisce in modo ancora più mirabile quanto la prima Creazione aveva mirabilmente fondato. L’uomo e la donna in Cristo diventano capaci di amore.

2. Carissimi religiosi e religiose, probabilmente ascoltando questa parola di Dio, potreste essere tentati di pensare che essa sia rivolta esclusivamente agli sposi. In realtà questa parola è rivolta anche a voi; in un certo senso, in modo speciale a voi.

Il carisma della "verginità per il Regno" è un dono fattoci da Cristo: è sua propria invenzione, ignoto nell’antica Alleanza. Ma esso è una chiave di lettura più profonda della pagina biblica che narra l’inizio.

La verginità consacrata non si pone accanto alla nativa vocazione della persona umana all’amore. Al contrario, ne è l’espressione e la realizzazione obiettivamente la più perfetta. Essa rivela che questa nativa vocazione non si realizza solamente nella forma dell’amore coniugale, ma anche nella forma dell’amore verginale.

Esso [amore verginale] congiunge la persona umana alla stessa Sorgente dell’amore con una tale intensità, da rendere la persona vergine segno rivelatore dell’Amore di Dio verso ogni uomo. La dignità del corpo raggiunge il suo vertice, divenendo esso il segno visibile dell’offerta totale che il Vergine ha fatto di sé a Cristo. Non a caso, come voi ben sapete, la Tradizione cristiana ha parlato della verginità cristiana come di un "matrimonio con Cristo".

Il "cuore duro" è guarito dal "cuore verginale", come è vinto da un "cuore coniugale". Nell’un caso come nell’altro, nello stato coniugale come nello stato verginale, ciò che vale incondizionatamente è il ricevere il dono dello Spirito, mediante il quale entriamo pienamente nella nuova creazione.