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Assemblea generale della Consulta diocesana delle aggregazioni laicali della diocesi di Bologna
«La missione del laico cattolico nel mondo di oggi»
Seminario, 30 novembre 2013


La mia riflessione ha un ambito molto preciso. E’ la missione del laico, più precisamente del fedele laico, nel mondo e non nella Chiesa. Non parliamo del mondo astrattamente, ma nel mondo di oggi.

Quando dico "mondo" intendo non le realtà materiali ma la società umana considerata nel contesto in cui essa vive. Vive nel contesto per es. della famiglia, nel contesto dei sistemi economici, nel contesto della politica, e così via.

Il fedele non vive fuori dal mondo, perché la Chiesa non vive fuori dal mondo. La domanda dunque che ci facciamo è la seguente: esiste un modo di essere presente nel mondo che è proprio ed esclusivo del fedele laico? La stessa domanda può essere formulata nel modo seguente: esiste un modo di essere presente da parte della Chiesa nel mondo che è affidato esclusivamente ai laici? Ma teniamo la prima formulazione della domanda.

1. L’apostolo Paolo scrivendo a Tito dice: "è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini che ci insegna…a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo" [2, 13].

Questo testo paolino non ci aiuta a rispondere alla nostra domanda. Vivere in questo mondo con sobrietà, giustizia, e pietà è dovere di ogni discepolo di Gesù: laico, sacerdote, religioso/a. Dunque quando parliamo di missione propria del laico nel mondo, non dobbiamo pensare che stiamo facendo un discorso morale. Non stiamo dicendo che il laico deve essere giusto, onesto… Ciò è richiesto a tutti, indistintamente, secondo il proprio stato di vita.

La Chiesa, a livello alto di Magistero [Concilio Ecumenico; Sinodo dei Vescovi], ha risposto chiaramente alla nostra domanda. Vediamo in che modo, partendo dal Concilio Vaticano II.

Il Concilio parte da un’affermazione fondamentale: "è proprio e specifico dei laici il carattere secolare" [LG, 31, 2 EV 1, 363]. Che cosa significa "carattere secolare"? E’ spiegato con due formulazioni: a) "cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio"; b) "illuminare e ordinare tutte le realtà temporali che li riguardano strettamente, in modo che esse si costruiscano e si sviluppino secondo Cristo, a lode del Creatore e del redentore".

Dopo il Concilio, l’Es. Ap. Evangelii Nuntiandi di Paolo VI [8-XII-1975], aiuta a capire meglio le affermazioni del Concilio, là dove dice: "il campo proprio della loro [=laici] attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell’economia: così pure della cultura, delle scienze, delle arti…ed anche in realtà particolarmente aperte all’evangelizzazione quali l’amore, la famiglia, l’educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza" [70; ES=Enchiridion del Sinodo dei Vescovi, ed. Dehoniane 1, 1470].

L’Es. Ap. Christifideles laici [30-XII-1988] riprende e sviluppa la dottrina teologica del Concilio Vaticano II. Ed insegna: "certamente tutti i membri della Chiesa sono partecipi della sua missione secolare; ma lo sono in forme diverse. In particolare la partecipazione dei fedeli laici ha una sua modalità di attuazione e di funzione". [15; ES 3028].

Qual è questa modalità propria? La risposta è la seguente: "l’indole secolare del fedele laico non è quindi da definirsi soltanto in senso sociologico, ma soprattutto in senso teologico. La caratteristica secolare va intesa alla luce dell’atto creativo e redentivo di Dio,…perché partecipino all’opera della creazione, liberino la creazione stessa dall’influsso del peccato" [ES 3029].

Non mi prolungo ulteriormente. Prima di passare oltre, riassumiamo i dati del Magistero conciliare e post-conciliare.

a) La missione della Chiesa nel mondo è una sola, ma si esprime e si realizza in forme e modalità diverse.

b) La modalità propria e specifica con cui il laico battezzato partecipa all’unica missione della Chiesa è la sua [del laico] indole secolare.

c) Indole secolare significa che il laico battezzato è chiamato ad illuminare e ordinare tutte le realtà temporali in modo che esse si costruiscano e si sviluppino secondo Cristo.

c1) illuminare= esprimere la verità delle realtà terrene alla luce del progetto divino [e.g. il lavoro non è una semplice variabile del sistema economico].

c2) ordinare=liberare le realtà terrene dalla corruzione morale e realizzarle nella loro verità.

2. In questo secondo punto della mia riflessione, cercherò di comprendere questi dati del Magistero.

In ordine a questa comprensione, dobbiamo tenere presente una premessa, la quale illumina e spiega tutto quanto verremo dicendo. Posso iniziare ponendovi una domanda: che cosa ha a che fare ciò che celebriamo alla domenica con ciò che viviamo il lunedì? Se uno risponde: nulla! per lui tutto l’insegnamento della Chiesa che abbiamo riassunto nel punto precedente, diventa semplicemente incomprensibile. Diventa cioè incomprensibile il fatto che esista nella Chiesa uno stato di vita, quello del laico, che in quanto stato di vita ecclesiale si caratterizza per la sua indole secolare.

Che cosa ha a che fare ciò che celebriamo alla domenica con ciò che viviamo il lunedì? Paolo VI, citato nella Christifideles laici, ha insegnato: la Chiesa "ha un’autentica dimensione secolare, inerente alla sua intima natura e missione, la cui radice affonda nel mistero del Verbo incarnato" [ES 3027]. Il fatto che il Verbo si sia fatto uomo "per noi uomini e per la nostra salvezza", non è un fatto accidentale all’opera della nostra salvezza. Non era necessario che Dio si incarnasse per salvarci. Poteva farlo "dall’alto, dal di fuori". Per es. egli poteva vincere il Satana e la sua capacità seduttiva semplicemente colla sua onnipotenza. Ha voluto vincerlo nella nostra umanità, condividendo la nostra condizione di persone tentate, e quindi Cristo è stato realmente tentato. Qual è la ragione di questo metodo redentivo? Cur Deus homo?

Egli ha voluto ricondurre tutto l’humanum alla sua verità; ha voluto guarirlo dalla sua corruzione, proprio assumendolo. I Padri della Chiesa dicevano: ciò che non è assunto, non è salvato. E quindi: ciò che è assunto è salvato in radice.

La riconduzione e sottomissione di tutte le cose a Cristo, e mediante Cristo al Padre [cfr. Gv 12, 32; 1Cor 15,28], in ogni tempo ed in ogni luogo, è compito peculiare dei laici battezzati.

Non voglio ora mostrare come l’origine e il culmine di questa opera laicale è la celebrazione dell’Eucaristia. Dunque ciò che avviene in mysterio alla domenica, avviene in re al lunedì.

Questo è ciò che dicono i documenti del Magistero. E’ da questo che nasce tutta la vita cristiana propria del laico, ed il suo modo specifico di realizzare la comune vocazione alla santità.

Termino questo punto citando un testo di p. De Lubac: "per elevarsi fino all’eterno bisogna necessariamente appoggiarsi sul tempo e lavorare in esso. A questa legge essenziale s’è sottomesso il Verbo di Dio: propter te factus est temporalis, ut tu fias aeternus (Agostino, In 1Joan, trat. 2, 10)" [Cattolicesimo, ed. Jaka Book, Milano 1978, pag. 101].

3. Ora dobbiamo affrontare le questioni più difficili, quelle attinenti alla realizzazione della missione del laico.

Faccio una premessa, nella quale accennerò alla condizione necessaria perché il laico possa esercitare la sua missione: la sua inserzione in Cristo mediante la fede ed i sacramenti. E’ ciò che comunemente si chiama la formazione del laico. Non mi trattengo a parlarne, non perché non sia importante: è la cosa più importante. Ho scelto di vedere subito l’esercizio della missione del laico dentro al mondo; considero il laico in azione.

Cercherò di rispondere alla seguente domanda: quali sono gli orientamenti fondamentali che guidano il laico battezzato nel mondo? Se riuscirò a rispondere, voi avrete in mano la bussola che vi serve per muovervi nel mondo come laici cristiani.

A) [Primo orientamento]. La Chiesa ha disegnato una carta topografica che il laico deve tenere in mano per muoversi nel mondo. E’ la seguente.

A1) La fede della Chiesa e la ragione illuminata dalla fede hanno elaborato una visione della persona umana, un’antropologia. Non è questo il momento di esporla, nemmeno per sommi capi.

A2) Da questa visione dell’uomo derivano dei paradigmi secondo i quali devono essere comprese e vissute tutte le grandi esperienze umane.

E’ necessario fare almeno un esempio. Dalla visione della persona umana derivano alcune affermazioni fondamentali circa il lavoro: il lavoro non è solo una merce di scambio; l’accesso al lavoro deve essere una possibilità offerta a tutti. L’insieme delle affermazioni che riguardano il lavoro, costituiscono il paradigma cristiano del lavoro. Esso ha una duplice funzione: illuminare ed ordinare il modo con cui nella società in cui viviamo il lavoro è considerato e organizzato.

A3) In che modo i paradigmi che derivano dalla visione della persona, diventano operativi nella società? Mediante programmi sociali, politici, i quali solitamente nelle società democratiche occidentali sono portati e proposti dai partiti politici, dai sindacati, dalle associazioni professionali.

Prima di procedere ora devo fare alcune osservazioni alle quali vi chiedo di prestare molta attenzione.

- L’ambito A1) e A2) appartengono alla dottrina della Chiesa, alla quale ogni credente, laico o non, deve assentire con un sincero ossequio dell’intelletto e della volontà: tanto più forte quanto più si passa da A2) a A1). L’ambito A3) appartiene esclusivamente alla sapienza e alla coscienza del laico battezzato: è di sua esclusiva responsabilità. Non nel senso che egli quando si trova in A3) abbandona il suo status ecclesiale: l’appartenenza a Cristo non va mai messa fra parentesi. Ma nel senso che non può più attribuire alla Chiesa come tale le sue scelte. L’ambito A3) è l’ambito in cui deve esercitarsi la prudenza, intesa nel senso forte della Tradizione cristiana.

Qualcuno si chiederà: e come faccio a conoscere l’ambito di A1) e A2)? La Chiesa ci è venuta in aiuto attraverso soprattutto il Magistero dei Papi, da Leone XIII in poi. Ha elaborato la Dottrina sociale, che ora ci viene anche offerta in un Compendio. Oserei dire che ben difficilmente un laico battezzato potrà esercitare la sua specifica missione nel mondo, se non ha una buona conoscenza della Dottrina sociale della Chiesa.

B) [Secondo orientamento]. Colla propria "carta topografica" il laico cristiano entra nel mondo, va in piazza. E si rende immediatamente conto che altri…usano altre carte topografiche. Cioè: esiste, nella società occidentale, un grande pluralismo di visioni della persona [A1] e di paradigmi interpretativi ed orientativi [A2]. Come può il laico cristiano vivere la sua missione nel mondo dentro un contesto di pluralismo?

C’è una sola modalità: l’argomentazione ragionevole. Mi spiego. Uno dei guadagni acquistati dalla coscienza occidentale è la laicità. Laicità significa due cose: l’autorità politica non si identifica con nessuna visione dell’uomo; l’autorità politica non esclude dallo spazio pubblico della deliberazione e dallo spazio politico della decisione nessuna visione.

Ne deriva che il laico credente propone i suoi paradigmi e la sua visione del mondo attraverso un’argomentazione che sia condivisibile, o quanto meno comprensibile a tutti. Anche se, di fatto, tutti non la condivideranno.

E’ l’insegnamento di Gesù ["date a Cesare…"]. Gli ordinamenti del mondo sono regolati dalla legge della ragione.

C) [Terzo orientamento]. Il laico battezzato sa, per fede, che il mondo non è più nella condizione in cui è uscito dalle mani di Dio. E’ stato corrotto dal peccato; è dominato dal Satana: "tutto il mondo giace sotto il potere del maligno" [1Gv 5, 19].

Il laico battezzato non può compiere la sua missione nel mondo se non ha una perspicace capacità diagnostica; una capacità "endoscopica" di vedere il male oggi presente nei fondamentali vissuti umani. Si pensi, per fare solo un esempio, alla corruzione che sta subendo il fondamentale vissuto umano della sessualità mediante la proposta di equiparare all’amicizia coniugale l’amicizia omosessuale.

Fate bene attenzione. Non si tratta di sapere se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. La categoria di "pessimismo-ottimismo" non appartiene al cristianesimo. E’ un vero e proprio discernimento.

D) [Quarto orientamento]. Lo stile della presenza, della missione del laico nel mondo non è egemonico, ma testimoniale. E’ la testimonianza, non l’egemonia. Mi spiego con le parole di S. Pietro: "adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto" [1Pt 3, 10].

Chi è il testimone? Semplicemente uno che narra come si sono svolte le cose: ogni volta che è richiesto, lo fa; non c’è bisogno di imporre la propria visione: i fatti bastano.

Chi è l’egemone? Semplicemente uno che vuole imporre la sua visione delle cose; normalmente lo fa con durezza e perfino con la forza. L’egemonia è sempre ideologica, e l’ideologia è sempre egemonica.

Poiché tutto il contenuto della proposta cristiana, la sua verità, è la Carità, sarebbe assurdo imporre e non proporre una tale Verità.

Obiezione. Qualcuno potrebbe dire: "ma che complicazioni! Basta esercitare la carità: questa introduce il Vangelo nel mondo".

In questa obiezione c’è del vero e c’è del falso. Il vero: tutta la missione del laico cristiano è rendere presente nel mondo l’Amore di Dio per l’uomo, poiché semplicemente questa è la missione della Chiesa. Il falso: la riduzione della carità al sovvenire ai bisogni elementari dell’uomo. Se un uomo ha fame, devo dargli da mangiare, senza tanti ragionamenti. E pertanto ci devono essere uomini e donne nella Chiesa che si impegnino in questo. Ma ridurre la carità a questo, è un gravissimo errore, perché si lascia l’affamato nella sua condizione di oppressione. E’ necessario che la carità metta in azione la nostra ragione perché si chieda per quali motivi c’è un uomo ridotto a chiedere il cibo; si chieda quali vie percorrere perché ci sia una più equa distribuzione della ricchezza. In una parola: illuminare ed orientare il sistema economico in modo più adeguato alla dignità della persona. Ed è precisamente questa la missione del laico battezzato: charitas in veritate.

4. Il laico entra nel mondo con quei quattro orientamenti che sono come i quattro punti cardinali. Ha in mano la sua carta topografica per muoversi. Vede qualche regione nella sua carta dove c’è bisogno di un intervento più urgente? In questo ultimo punto della mia riflessione cercherò di rispondere a questa domanda.

A) Esiste una zona che è stata colpita da un vero e proprio sisma: il matrimonio e la famiglia. E’ la prima e più urgente cura che dovete prendervi.

B) La conseguenza è l’emergenza educativa. E’ necessario agire a tutti i livelli: di pensiero [non si sa più che cosa significhi educare]; di istituzioni [l’attenzione alla scuola di ogni grado]; di politica.

C) La grave condizione in cui versa la polis e l’attività che deve prendersi cura di essa, la politica. E’ assolutamente necessario che i laici cristiani diventino sempre più responsabili, ad ogni livello.

D) C’è poi un edificio che chiede di essere riscostruito, il sistema economico, ed in esso il problema drammatico del lavoro.

Conclusione. La missione del laico battezzato è semplicemente grandiosa. Forse la nostra Chiesa di Bologna deve fare un passo in avanti nella presa di coscienza di questa missione. La nuova Consulta oggi insediata sono sicuro che aiuterà la nostra Chiesa a compiere questo passo.