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NONA STAZIONE QUARESIMALE
29 marzo 1996

1.  “I giudei portarono pietre per lapidare Gesù”. L’opposizione fra Gesù e i giudei raggiunge ormai il suo culmine: Egli deve essere ucciso, tolto cioè dal consorzio umano. Quale è la sua “colpa”? “Perché tu che sei uomo, ti fai Dio”. Dunque, alla fine, tutto può essere accettato in Cristo, meno una cosa: che Egli si proclami Dio. Ed infatti che cosa è stata la cultura della modernità se non il tentativo di ricondurre Cristo “dentro i confini della ragione”, dentro i confini del puramente umano? E di volta in volta,  Egli è stato presentato come un grande maestro di morale, un rivoluzionario della società del suo tempo, un esempio di solidarietà e fraternità sociale, un difensore dei poveri: ovviamente si aveva e si ha attenzione di aggiungere che Egli è “il più grande di tutti”. Pietre portate per lapidarlo. Infatti, Egli non si presenta come il primo della serie: si presenta come unico, come assolutamente singolare. Il vero problema non è di sapere se la sua dottrina è più o meno profonda di quella di altri: tutto questo non ha nulla in comune con i fondatori di altre religioni, poiché semplicemente Egli si dichiara Dio. Ed allora che cosa fare? “Anche se non volete credere a me, credete almeno alle mie opere”. Ecco la vera provocazione, la sfida che Egli lancia all’uomo: verificare se la sua dichiarazione di essere Dio è vera, sulla base di ciò che ha fatto, sulla base della sua vita stessa. I casi infatti sono due: o ciò che dice, è falso, ed allora è un pazzo; o ciò che dice, è vero ed allora bisogna riconoscere che Egli è nel Padre ed il Padre è in Lui. Bisogna riconoscere che Egli è Dio resosi presente nel nostro mondo facendosi uomo. Voler costruire, vivere un cristianesimo senza rispondere a quella domanda, cioè senza la certezza che Egli è Dio, significa cadere nella più tragica menzogna, anche se fosse mascherata da grandi impegni sociali o da grandi esperienze mistiche. Sia gli uni che le altre sarebbero pietre portate per lapidare Gesù.

2. Ma che cosa è che spinge l’uomo a negare l’unicità , la singolarità, in una parola la divinità di Cristo? L’evangelista Giovanni ci dice: la luce che illumina ogni uomo, viene nel mondo, ma le tenebre non l’accolsero. Cristo, Dio fatto uomo, svela all’uomo la verità del suo essere: una verità che l’uomo non vuole conoscere, poiché ha deciso di vivere nella menzogna. In quale menzogna? Quella di pensare di essere capaci di salvare se stesso colle sue proprie mani, di non aver bisogno di Dio. Chi non ne vuole sapere del medico? Colui che è assolutamente certo di essere sano: e Dio di presenta come Colui che guarisce le nostre malattie. Chi non ne vuol sapere di un salvatore? Colui che è certo di non essere perduto: e Dio si presenta come colui che è venuto a salvarci. In una parola: di un Dio venuto a fargli compagnia, l’uomo non sa che farsene, ritenendo di non aver bisogno. E così accade qualcosa di paradossale. L’umiltà di Dio è perché non crede, inutile e stolta; ma per chi crede, la Sua debolezza è la forza che vince il mondo e la sapienza che vince ogni stoltezza. Ammettere che Dio si è fatto uomo, che è vissuto come noi e che ha vinto la morte, è un evento così unico che, se vero, cambia il senso di tutta la nostra vicenda umana.

La Pasqua è ormai vicina: è in essa che si rivela completamente il mistero di Cristo, il suo essere figlio di Dio. Preghiamo perché la nostra fede non venga meno.